Ci mancava solo questa. Con tutti i problemi da risolvere sentivamo davvero il bisogno di accapigliarci su un importante rapporto stilato dall'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che dimostra come un consumo eccessivo di carne rossa, aumenti del 18% il rischio contrarre il tumore al colon.
Tutto per la gioia irrefrenabile di vegetariani e vegani che non perdono occasione di incolpare, i voraci mangitori di bistecche, accusandoli di fomentare un consumo non eco sostenibile, di aumentare l'inquinamento, di essere uno dei responsabili per lo spreco di cibo e di accettare, consumando tonnellate di bistecche, tutte le torture inaccettabili inflitte agli animali oltre alla dolorosa morte tutto per saziare la voracità incontenibili dei carnivori a due zampe.
Ai novelli franceschisti, e alle anime candide che sono certe di aiutare la natura, eliminando per convinzione la carne dalla loro dieta "verde" sarebbe bene ricordare che si, uomini come Leonardo da Vinci, e Ghandi erano convinti vegetariani e che sono vegetariani anche alcune confraternite religiose cristiane, ma è anche vero che un vegetariano famoso era Hitler. meno male verrebbe da dire, visto che da vegetariano ha sterminato qualcosa come 17 milioni di esseri umani, figuriamoci cosa avrebbe combinato se fosse stato un cannibale.
Agli hooligans del "piatto verde" sarebbe bene ricordare che, se il consumo di carne è oggetto di un gigantesco giro di denaro, non mi pare che frutta e verdura si possano prendere gratis e che anche questi cibi hanno il loro giro di businnes che fa gonfiare le tasche, non dei poveri lavoratori che li coltivano ma delle grandi industrie di conservazione, e di ingrosso che vendono foglie di insalata e lattuga anche per i panini di Mc Donalds che oltre all' hamburger hanno come contorno proprio la foglia vetegale....
Ai tifosi a senso unico del mangiar verde, che puntano il dito alla maniera di Savonarola urlando su come le bestie vengono macellate per foraggiare il consumo di carne, ricordiamo che frutta e verdura sono organismi pluricellulari viventi alla stessa maniera delle bestiole e che, se potessero avere gli occhi e la bocca per esprimere i loro sentimenti, ogni qual volta un bimbo calpesterebbe i fili d'erba, questo si beccherebbe un vaffa di cuore, ogni qual volta un contadino sradica le coltivazioni vegetali, non credo che sarebbe entusiasta del trattamento rude che lo strappa dal suo habitat meno ancora se sapesse di finire nello stomaco di qualche vegano intollerante, non nel senso alimentare, ma proprio nel senso di capoccia.
Il nocciolo dunque non è incolpare gli altri di essere più inquinanti di tutti o di puntare il dito o esultare per la ricerca di una organizzazione illustre, quanto di capire che, l'organismo ha bisogno di una dieta equilibrata e che, ognuno deve essere libero di mangiare ciò che vuole senza essere additato come un mostro carnivoro o vegetariano. Non è dunque rispolverare la lotta tra caino e Abele la soluzione ai mali della società quanto cercare di sprecare meno cibo possibile puntando su un riutilizzo creativo di avanzi e rivedere anche il sistema produttivo a larga scala che invade gli scaffali di ogni mercato, per poi restare largamente invenduto e finire al macero carne e vegetali inclusi.
La questione è cambiare anche il modo di nutrire terra e animali che spesso ingurgitano per colpa dell'uomo tonnellate di schifezze partendo dai mangimi dopati per gli animali da macello e concludendo con fitofamaci, diserbanti, insetticidi per frutta e verdura che finiscono sulla nostra tavola.
Il punto è capire che se un consumo eccessivo di carne rossa aumenta il rischio (non i tumori) di tumore del 18%, il rischio aumenta anche per coloro che essendo vegani consumano frutta e verdura inquinati con veleni dannosi per ambiente e esseri viventi.
La condanna non deve riguardare una sola categoria di persona in base a ciò che consumano, ma anche a tutto il resto riocordando che pesticidi e diserbanti sono prodotti da industrie anche multinazionali che sono interessate alla vendita e al consumo intensivo di questi prodotti. Consumare frutta e verdura, non garantiscono l'immortalità dato che molto spesso sono trattati chimicamente prima di arrivare al consumatore.
A proposito, dall'Europarlamento arriva il si al consumo di alghe e insetti spacciati come cibo del futuro. Un giorno forse più che innovativo cibo del futuro saranno le sole cose che resteranno dopo che 10 miliardi di esseri umani hanno divorato carne, frutta e verdura o l'avranno fatta marcire perchè "in eccesso" mentre discutevano se essere carnivori o vegani.
mercoledì 28 ottobre 2015
giovedì 15 ottobre 2015
Sacrilegio, doppio sacrilegio, sacrilegio con fiocco....
Si tiene a Roma in questio giorni il Sinodo dei vescovi che sono chiamati a esprimersi (non a decidere) su un tema che sta dividendo la comunità crisitana e le alte gerarchie ecclesiastiche: ovvero concedere o meno l'eucarestia anche a coppie di divorziati e risposati.
Innanzitutto partiamo da una precisazione doverosa. Il divorzio è una legge dello stato italiano varata all'inizio degli anni '70 e confermata tramite un referendum popolare che ne chiedeva l'abrogazione.
La Chiesa Cattolica Apostolica Romana ha sempre combattuto, contrastato, la legge battendosi accanitamente affinchè il referendum popolare abrogasse la legge che istituiva "lo scioglimento" del matrimonio civile.
La stessa Chiesa non riconosce alcuna validità al divorzio in quanto esso non scioglie definitivamente in alcun modo il vincolo matrimoniale che si interrompe, secondo la dottrina, esclusivamente con la morte naturale di uno dei due partner.
Il cattolicesimo prevede, come del resto, lo stato italiano, l'annullamento del matrimonio, secondo regole e modalità ben definite e specifiche, ad esempio: la costrizione, la minaccia, un matrimonio svoltosi senza l'accordo dei due coniugi o, più semplicemente perchè è venuto meno l'obiettivo principale del sacramento ovvero, la nascita dei figli dunque la consumazione del matrimonio.
Qualcuno potrebbe benissimo chiedersi quale differenza intercorra tra scioglimento del vincolo matrimoniale e annullamento: la differenza è che il divorzio viene sancito tramite articoli di legge e stabilito da un giudice secolare in una aula di tribunale in base alle leggi vigenti ma che non "cancella" il vincolo matrimoniale ma stabilisce in sostanza che i due partner liberi dal legame possono contrarre nuove nozze. Dunque il matrimonio precedente è, ragionando in termini religiosi, ancora valido, ergo per la Chiesa cattolica i divorziati risposati, congiungendosi con un altro partner si macchiano di un peccato mortale gravissimo quale la bigamia.
Non riconoscendo validità al divorzio, la Chiesa impedisce la celebrazione di nuove nozze a uomini e donne divorziati e non concede il sacramento dell'eucarestia a essi in quanto in stato di peccato mortale.
Anticipando i commenti superflui a questa esposizione dei fatti, dico subito che, quanto scritto sopra non è quanto sostengo io, povero (in)fedele ma quanto stabilisce da decenni la Chiesa cattolica all'interno della sua dottrina e del suo insegnamento. Se ciò rende retrograda la religione cattolica, a tratti liberticida e amorale, si sappia che la religione cattolica non può per natura essere un organismo democratico intendendo "democrazia" il concetto sviluppato a partire dal settecento con l'affermazione dei diritti dell'uomo e del cittadino e via discorrendo. Quindi misurare la dottrina e il comportamento della Chiesa in termini di illuminismo e liberalismo e diritti umani è quanto più sbagliato si possa fare, la Chiesa cattolica non risponde al mondo secolare e ai suoi "principi" in quanto porta avanti una dottrina lunga oltre duemila anni.
Chiusa questa parentesi, passiamo ai fatti di giornata.
Durante i lavori del Sinodo un vescovo parlando davanti all'assemblea, ha esposto un episodio strappalacrime ma che, analizzandolo, suscita un moto di scandalo e di indignazione per chi conosce a fondo il funzionamento della Chiesa Cattolica.
Il vescovo in questione ha detto che durante la celebrazione della messa a cui partecipavano una coppia di divorziati, non potendo, il vescovo concedere il sacramento a nessuno dei due ha visto il figlio della coppia scoppiata prendere in mano l'ostia dividerla in due e consegnarla, con un gesto di carità, a entrambi. Fiumi di lacrime italiche, fazzoletti a portata di mano, commozione allo stato puro, una esplosione di buoni sentimenti per i soliti imbecilli che si lasciano abindolare da episodi simili.
In realtà osservando crudamente l'episodio si tratta nient'altro di uno dei più gravi e pericolosi casi di sacrilegio compiuto ai danni della particola che, come tutti sappiamo, per il dogma della Transunstanziazione diventa sangue e corpo di Cristo.
Fino al Concilio Vaticano II era impensabile, inconcepibile, assolutamente vietato prendere da parte del fedele la particola consacrata direttamente dalle mani del sacerdote, in quanto atto sacrilego che veniva aspramente punito. L'atto è sacrilego tutt'ora anche se il "reato" è passato in secondo piano data la abitudine dei fedeli che ogni domenica si lasciano, per così dire, prendere la mano.
"Reato" non perseguibile più di tanto, o meglio non come cento anni fa, in quanto il fedele sarebbe anche autorizzato a prendere la particola consacrata con le mani. Perchè?
Perchè Paolo VI a conclusione del Concilio Vaticano II firmò a malincuore e anche controvoglia e addirittura con inganno un documento in cui si stabiliva un indulto per quei fedeli che, per sbadataggine o ignoranza avessero preso tra le mani l'ostia direttamente dalle mani del sacerdote.
Quindi tutto finito? No, perchè per i tanti che sono addentrati nel meccanismo della Chiesa e praticano costantemente la fede cattolica, l'atto di prendere tra le mani l'ostia rimane sempre un sacrilegio gravissimo in quanto offende il corpo e il sangue di Cristo. A conferma di tale fatto faccio un esempio un po' lontano e un po' diverso che potrebbe rendere bene l'idea: Alessandro VI alias Rodrigo Borgia durante la celebrazione solenne della messa, fece cadere involontariamente una particola per terra, un suo assistente prontamente si accinse a raccoglierla, quando fu briscamente fermato dal papa che gli ordinò di lasciarla stare dov'era. Il gesto suscitò ripugnanza perfino a un ecclesiastico che commentò la vicenda scandalizzato al termine della funzione.
Concludo nel far notare su come certe notizie suscitino facilmente l'emozione lacrimosa dei cittadini comuni che vedono nella negazione dell'eucarestia ai divorziati risposati una intollerabile ingiustizia accusando la Chiesa di essere matrigna.
In realtà le cose studiandole stanno in maniera completamente diversa: non è la Chiesa ad allontanare i fedeli, in quanto il messaggio e la dottrina riguarda e raggiunge tutti e tutti i ceti sociali senza distizione (altro che la democrazia e i diritti umani...), ma sono i fedeli che compiendo una scelta, offerta dal mondo secolare come un atto di progresso, si allontanano dalla Chiesa. Essa agisce e si comporta secondo una dottrina vecchia di due millenni che non può e non deve essere misurata con i parametri del concetto del mondo secolare i cui valori e i cui principi sono labili e possono essere rimangiati.
Per cui cari lettori prima di stracciarvi le vesti dopo aver ascoltato o letto il racconto del monsignore in questione e lasciarvi scappare la lacrimuccia da coccodrillo, cercate di capire, come funziona il meccanismo della Chiesa e cosa dice la dottrina della stessa in proposito a episodi simili, prima di ululare alla luna il vostro dolore o fare come le volpi che, non potendo raggiungere l'uva dissero che era acerba.
Innanzitutto partiamo da una precisazione doverosa. Il divorzio è una legge dello stato italiano varata all'inizio degli anni '70 e confermata tramite un referendum popolare che ne chiedeva l'abrogazione.
La Chiesa Cattolica Apostolica Romana ha sempre combattuto, contrastato, la legge battendosi accanitamente affinchè il referendum popolare abrogasse la legge che istituiva "lo scioglimento" del matrimonio civile.
La stessa Chiesa non riconosce alcuna validità al divorzio in quanto esso non scioglie definitivamente in alcun modo il vincolo matrimoniale che si interrompe, secondo la dottrina, esclusivamente con la morte naturale di uno dei due partner.
Il cattolicesimo prevede, come del resto, lo stato italiano, l'annullamento del matrimonio, secondo regole e modalità ben definite e specifiche, ad esempio: la costrizione, la minaccia, un matrimonio svoltosi senza l'accordo dei due coniugi o, più semplicemente perchè è venuto meno l'obiettivo principale del sacramento ovvero, la nascita dei figli dunque la consumazione del matrimonio.
Qualcuno potrebbe benissimo chiedersi quale differenza intercorra tra scioglimento del vincolo matrimoniale e annullamento: la differenza è che il divorzio viene sancito tramite articoli di legge e stabilito da un giudice secolare in una aula di tribunale in base alle leggi vigenti ma che non "cancella" il vincolo matrimoniale ma stabilisce in sostanza che i due partner liberi dal legame possono contrarre nuove nozze. Dunque il matrimonio precedente è, ragionando in termini religiosi, ancora valido, ergo per la Chiesa cattolica i divorziati risposati, congiungendosi con un altro partner si macchiano di un peccato mortale gravissimo quale la bigamia.
Non riconoscendo validità al divorzio, la Chiesa impedisce la celebrazione di nuove nozze a uomini e donne divorziati e non concede il sacramento dell'eucarestia a essi in quanto in stato di peccato mortale.
Anticipando i commenti superflui a questa esposizione dei fatti, dico subito che, quanto scritto sopra non è quanto sostengo io, povero (in)fedele ma quanto stabilisce da decenni la Chiesa cattolica all'interno della sua dottrina e del suo insegnamento. Se ciò rende retrograda la religione cattolica, a tratti liberticida e amorale, si sappia che la religione cattolica non può per natura essere un organismo democratico intendendo "democrazia" il concetto sviluppato a partire dal settecento con l'affermazione dei diritti dell'uomo e del cittadino e via discorrendo. Quindi misurare la dottrina e il comportamento della Chiesa in termini di illuminismo e liberalismo e diritti umani è quanto più sbagliato si possa fare, la Chiesa cattolica non risponde al mondo secolare e ai suoi "principi" in quanto porta avanti una dottrina lunga oltre duemila anni.
Chiusa questa parentesi, passiamo ai fatti di giornata.
Durante i lavori del Sinodo un vescovo parlando davanti all'assemblea, ha esposto un episodio strappalacrime ma che, analizzandolo, suscita un moto di scandalo e di indignazione per chi conosce a fondo il funzionamento della Chiesa Cattolica.
Il vescovo in questione ha detto che durante la celebrazione della messa a cui partecipavano una coppia di divorziati, non potendo, il vescovo concedere il sacramento a nessuno dei due ha visto il figlio della coppia scoppiata prendere in mano l'ostia dividerla in due e consegnarla, con un gesto di carità, a entrambi. Fiumi di lacrime italiche, fazzoletti a portata di mano, commozione allo stato puro, una esplosione di buoni sentimenti per i soliti imbecilli che si lasciano abindolare da episodi simili.
In realtà osservando crudamente l'episodio si tratta nient'altro di uno dei più gravi e pericolosi casi di sacrilegio compiuto ai danni della particola che, come tutti sappiamo, per il dogma della Transunstanziazione diventa sangue e corpo di Cristo.
Fino al Concilio Vaticano II era impensabile, inconcepibile, assolutamente vietato prendere da parte del fedele la particola consacrata direttamente dalle mani del sacerdote, in quanto atto sacrilego che veniva aspramente punito. L'atto è sacrilego tutt'ora anche se il "reato" è passato in secondo piano data la abitudine dei fedeli che ogni domenica si lasciano, per così dire, prendere la mano.
"Reato" non perseguibile più di tanto, o meglio non come cento anni fa, in quanto il fedele sarebbe anche autorizzato a prendere la particola consacrata con le mani. Perchè?
Perchè Paolo VI a conclusione del Concilio Vaticano II firmò a malincuore e anche controvoglia e addirittura con inganno un documento in cui si stabiliva un indulto per quei fedeli che, per sbadataggine o ignoranza avessero preso tra le mani l'ostia direttamente dalle mani del sacerdote.
Quindi tutto finito? No, perchè per i tanti che sono addentrati nel meccanismo della Chiesa e praticano costantemente la fede cattolica, l'atto di prendere tra le mani l'ostia rimane sempre un sacrilegio gravissimo in quanto offende il corpo e il sangue di Cristo. A conferma di tale fatto faccio un esempio un po' lontano e un po' diverso che potrebbe rendere bene l'idea: Alessandro VI alias Rodrigo Borgia durante la celebrazione solenne della messa, fece cadere involontariamente una particola per terra, un suo assistente prontamente si accinse a raccoglierla, quando fu briscamente fermato dal papa che gli ordinò di lasciarla stare dov'era. Il gesto suscitò ripugnanza perfino a un ecclesiastico che commentò la vicenda scandalizzato al termine della funzione.
Concludo nel far notare su come certe notizie suscitino facilmente l'emozione lacrimosa dei cittadini comuni che vedono nella negazione dell'eucarestia ai divorziati risposati una intollerabile ingiustizia accusando la Chiesa di essere matrigna.
In realtà le cose studiandole stanno in maniera completamente diversa: non è la Chiesa ad allontanare i fedeli, in quanto il messaggio e la dottrina riguarda e raggiunge tutti e tutti i ceti sociali senza distizione (altro che la democrazia e i diritti umani...), ma sono i fedeli che compiendo una scelta, offerta dal mondo secolare come un atto di progresso, si allontanano dalla Chiesa. Essa agisce e si comporta secondo una dottrina vecchia di due millenni che non può e non deve essere misurata con i parametri del concetto del mondo secolare i cui valori e i cui principi sono labili e possono essere rimangiati.
Per cui cari lettori prima di stracciarvi le vesti dopo aver ascoltato o letto il racconto del monsignore in questione e lasciarvi scappare la lacrimuccia da coccodrillo, cercate di capire, come funziona il meccanismo della Chiesa e cosa dice la dottrina della stessa in proposito a episodi simili, prima di ululare alla luna il vostro dolore o fare come le volpi che, non potendo raggiungere l'uva dissero che era acerba.
mercoledì 23 settembre 2015
C'eravamo tanto odiati.....
La passata visita di Papa Francesco in terra di Cuba,uno degli ultimi avamposti del socialismo reale, sembra porre fine alla inimicizia tra marxismo e religione cattolica.
Il viaggio apostolico spalanca, o perlomeno, spalancherebbe le porte per una razionale analisi tra cattolicesimo e la dottrina di Marx che a differenza, di quanto si vuole lasciar credere hanno non pochi punti in comune, seppur seguento modalità diverse.
All'epoca della pubblicazione dell'opera del filosofo tedesco, la Chiesa era l' ultimo simulacro di un mondo che ormai era scomparso per sempre, ovvero la verità rivelata, la religione di Stato, l'alleanza (mortale) tra Trono e Altare. Punti cardine messi a soqquadro dalle rivoluzioni liberali (americana e francese) e dai moti della prima metà del XIX secolo in Europa che misero in discussione prima, e in crisi quasi irreversibile poi, la stessa Chiesa che, impotente davanti all'avanzare del libero pensiero e dei diritti civili, si chiuse in se stessa rifiutando qualsiasi dialogo con un mondo ormai rovesciato dai figli dell'Illuminismo.
Il "manifesto" del nascente partito comunista fu il nuovo pericolo imminente, ancora peggiore del male del liberalismo che, seppur attaccando la Chiesa, non ne aveva minacciato l'esistenza. Il passo in cui Marx affermava che, "la religione è l'oppio dei popoli" bastò a mettere sul piede di guerra tutta l'armata ecclesistica che urlava alla blasfemia e al nuovo "Anticristo".
La storia successiva fu un lunghissimo conflitto tra due sistemi agli antipodi: l'uno incitava alla preghiera, e a rafforzare la fede cattolica affidandosi alla Madonna, ai Santi e alla Chiesa di Roma, l'altro da Mosca, studiava scientificamente come annientare, azzerare, porre una lastra tombale sull'oppio dei popoli e far passar il singhiozzo delle genti oppresse dopo aver praticamente disintegrato, in Russia, la Chiesa ortodossa.
Due sistemi che per decenni si sono affrontati e scontrati senza capire che, le inasanabili differenze, partivano da un punto in comune: gli ultimi, i diseredati di questo mondo, gli oppressi, gli sfruttati delle classi sociali più modeste e che seppur in maniera diversa il marxismo e il cattolicesimo avevano lo stesso obiettivo: rendere più dignitosa la vita dei sopra citati anche se con percorsi differenti, la predicazione e la fede, l'uno, la rivoluzione violenta l'altro.
Lo scontro senza esclusione di colpi, si è concluso con la sconfitta del comunismo reale, il crollo del regime sovietico in mezza Europa, grazie soprattutto al contributo politico, sociale, economico, di Giovanni Paolo II che sostenendo Solidarnosc ha contribuito alla "liberazione" della Polonia che, negli anni successivi per una sorta di compensazione, si è gettata politicamente a destra.
Indubbiamente il marxismo che affermava come la religione fosse "l'oppio dei popoli" era impreciso in quanto, le classi più umili ridotte, soprattutto nel XIX secolo in miseria e mantenute a uno sfruttamento simile alla schiavitù, non avevano altro mezzo per sopravvivere, chela fede religiosa come ultima risorsa indispensabile per foraggiare la speranza di una vita eterna, almeno migliore, di quella vissuta quaggiù. Sarebbe dunque più appropriato parlare non di oppio ma di bastone dei popoli a cui lo storpio si appoggia, non avendo altri mezzi a disposizione.
L'ateismo imposto al pari della religione di Stato, si è rivelata un autentico suicidio in quanto, chiudeva la strada per un dialogo tra due mondi paralleli. la colpa è da ascriversi anche agli interpreti della dottrina marxista e al filosofo tedesco in particolare. Fondare un modello politico, sociale, economico in cui ogni fede religiosa veniva esclusa a priori e non alternativo a un sistema capitalistico in cui,, la religione pur esistendo, veniva posta da parte, è stato un errore imperdonabile.
La Chiesa cattolica ha reagito all'ateismo militante, in maniera anch'essa erronea lanciando anatemi, scomuniche e prediche contro i seguaci del modello comunista, forse anche comprensibile, ma non certo propositivo.
La visita di Bergoglio sembra appianare il contrasto tra un comunismo più di facciata che reale, in cui sussite il contenitore ma che deve cambiare il contenuto partendo proprio dal dialogo con la Chiesa di Roma.
In un mondo annegato, tra i valori del consumismo, del relativismo, dell'egoismo e dell'egocentrismo, in cui si celebra e si esalta il vincente e si esclude il perdente; in un modno in cui, domina un regime economico che vede le persone non come esseri umani viventi, ma come produttori di PIL e ricchezza e che ha trasformato in peggio il modo di vivere, inseguendo l'attimo fuggente per capitalizzare, è giunto il momento di dialogare sinceramente e unire le forze per abbattere quello che tra i due massimi sistemi economici è uscito vincente, dopo il crollo di quello comunista, imponendo nuove ingiustizie e ineguaglianze spesso inaccettabili, spacciandole per miracolosi medicamenti.
Se il sogno di creare in tutto il pianeta un sistema che abbatte le diseguaglianze, difendere la pace e la fratellanza tra uomini e tra donne, può avere come fratello proprio colui che un tempo era un irriducibile nemico numero uno, il progetto (mai abbandonato, ma ridotto al lumicino) non può prescindnere dalla Chiesa cattolica e dal Cristianesimo in generale. La preghiera, i dogmi cattolici, la verità rivelata, la fede, il percorso religioso, non sono in contrasto con il marxismo del XXI secolo, ma anzi sono preziosi alleati.
Il Vangelo e le parabole di Gesù Cristo sono a tratti identiche a un modo di vedere un mondo più giusto ed equo anche se il comunismo, nella sua versione mira più a una rivoluzione violenta che non alla creazione pacifica di un modello di stato egualitarista. Ammonendo e condannando la ricerca della ricchezza smodata, della risicazione quotidiana del tempo libero per una maggiore produzione in ogni campo, qui Chiesa e socialismo si possono incontrare; infatti il tempo libero e una diminuzione dell'orario di lavoro significano non solo da parte marxista più tempo per coltivare i propri interessi, ma anche dal canto cattolico più tempo per dedicare all'esercizio della propria fede o nella ricerca di quest'ultima.
La lotta (molto aspra) per garantire alle classi più deboli maggiore potere d'acquisto, con l'aumento dei salari non significa, avere il diritto di spendere anche malamente il proprio denaro, ma piuttosto, investirlo per le prossime generazioni o, (non c'è nulla di male) anche per donare libere offerte alla Chiesa.
Le proprietà della Chiesa in immobili possono, in un eventuale (più fantastico che reale) stato socialista possono servire come tetto per nuclei familiari più bisognosi grazie alla collaborazione tra Stato e Chiesa invece che sulla scontro tout court, infatti mentre proprietà donate coscientemente alla Chiesa servono o possono servire come supporto a genti in ristrettezze, la proprietà vendute o affittate a enti privati soprattutto economici escludono a priori questa possibilità, rendendo ancora più potenti e ricchi, chi ricco e potente lo è già perchè, come diceva giustamente Gregorio VII (Ildebrando di Soana) i ricchi di oggi non sono tali per proprio merito, ma quasi sempre perchè sono stati più bravi a rubare agli altri o a esercitare prepotenze su altri individui più deboli.
Partendo da questi presupposti, si può benissimo ritenere giusta e civile una alleanza con la Chiesa cattolica che non uno scontro sterile e inutile con essa. Del resto Gesù non predicava che è più facile che un cammello entri nella cruna di un ago che un ricco nel Regno dei Cieli?
C'eravamo tanto odiati, a oggi, fracamente, inutilmente.
Il viaggio apostolico spalanca, o perlomeno, spalancherebbe le porte per una razionale analisi tra cattolicesimo e la dottrina di Marx che a differenza, di quanto si vuole lasciar credere hanno non pochi punti in comune, seppur seguento modalità diverse.
All'epoca della pubblicazione dell'opera del filosofo tedesco, la Chiesa era l' ultimo simulacro di un mondo che ormai era scomparso per sempre, ovvero la verità rivelata, la religione di Stato, l'alleanza (mortale) tra Trono e Altare. Punti cardine messi a soqquadro dalle rivoluzioni liberali (americana e francese) e dai moti della prima metà del XIX secolo in Europa che misero in discussione prima, e in crisi quasi irreversibile poi, la stessa Chiesa che, impotente davanti all'avanzare del libero pensiero e dei diritti civili, si chiuse in se stessa rifiutando qualsiasi dialogo con un mondo ormai rovesciato dai figli dell'Illuminismo.
Il "manifesto" del nascente partito comunista fu il nuovo pericolo imminente, ancora peggiore del male del liberalismo che, seppur attaccando la Chiesa, non ne aveva minacciato l'esistenza. Il passo in cui Marx affermava che, "la religione è l'oppio dei popoli" bastò a mettere sul piede di guerra tutta l'armata ecclesistica che urlava alla blasfemia e al nuovo "Anticristo".
La storia successiva fu un lunghissimo conflitto tra due sistemi agli antipodi: l'uno incitava alla preghiera, e a rafforzare la fede cattolica affidandosi alla Madonna, ai Santi e alla Chiesa di Roma, l'altro da Mosca, studiava scientificamente come annientare, azzerare, porre una lastra tombale sull'oppio dei popoli e far passar il singhiozzo delle genti oppresse dopo aver praticamente disintegrato, in Russia, la Chiesa ortodossa.
Due sistemi che per decenni si sono affrontati e scontrati senza capire che, le inasanabili differenze, partivano da un punto in comune: gli ultimi, i diseredati di questo mondo, gli oppressi, gli sfruttati delle classi sociali più modeste e che seppur in maniera diversa il marxismo e il cattolicesimo avevano lo stesso obiettivo: rendere più dignitosa la vita dei sopra citati anche se con percorsi differenti, la predicazione e la fede, l'uno, la rivoluzione violenta l'altro.
Lo scontro senza esclusione di colpi, si è concluso con la sconfitta del comunismo reale, il crollo del regime sovietico in mezza Europa, grazie soprattutto al contributo politico, sociale, economico, di Giovanni Paolo II che sostenendo Solidarnosc ha contribuito alla "liberazione" della Polonia che, negli anni successivi per una sorta di compensazione, si è gettata politicamente a destra.
Indubbiamente il marxismo che affermava come la religione fosse "l'oppio dei popoli" era impreciso in quanto, le classi più umili ridotte, soprattutto nel XIX secolo in miseria e mantenute a uno sfruttamento simile alla schiavitù, non avevano altro mezzo per sopravvivere, chela fede religiosa come ultima risorsa indispensabile per foraggiare la speranza di una vita eterna, almeno migliore, di quella vissuta quaggiù. Sarebbe dunque più appropriato parlare non di oppio ma di bastone dei popoli a cui lo storpio si appoggia, non avendo altri mezzi a disposizione.
L'ateismo imposto al pari della religione di Stato, si è rivelata un autentico suicidio in quanto, chiudeva la strada per un dialogo tra due mondi paralleli. la colpa è da ascriversi anche agli interpreti della dottrina marxista e al filosofo tedesco in particolare. Fondare un modello politico, sociale, economico in cui ogni fede religiosa veniva esclusa a priori e non alternativo a un sistema capitalistico in cui,, la religione pur esistendo, veniva posta da parte, è stato un errore imperdonabile.
La Chiesa cattolica ha reagito all'ateismo militante, in maniera anch'essa erronea lanciando anatemi, scomuniche e prediche contro i seguaci del modello comunista, forse anche comprensibile, ma non certo propositivo.
La visita di Bergoglio sembra appianare il contrasto tra un comunismo più di facciata che reale, in cui sussite il contenitore ma che deve cambiare il contenuto partendo proprio dal dialogo con la Chiesa di Roma.
In un mondo annegato, tra i valori del consumismo, del relativismo, dell'egoismo e dell'egocentrismo, in cui si celebra e si esalta il vincente e si esclude il perdente; in un modno in cui, domina un regime economico che vede le persone non come esseri umani viventi, ma come produttori di PIL e ricchezza e che ha trasformato in peggio il modo di vivere, inseguendo l'attimo fuggente per capitalizzare, è giunto il momento di dialogare sinceramente e unire le forze per abbattere quello che tra i due massimi sistemi economici è uscito vincente, dopo il crollo di quello comunista, imponendo nuove ingiustizie e ineguaglianze spesso inaccettabili, spacciandole per miracolosi medicamenti.
Se il sogno di creare in tutto il pianeta un sistema che abbatte le diseguaglianze, difendere la pace e la fratellanza tra uomini e tra donne, può avere come fratello proprio colui che un tempo era un irriducibile nemico numero uno, il progetto (mai abbandonato, ma ridotto al lumicino) non può prescindnere dalla Chiesa cattolica e dal Cristianesimo in generale. La preghiera, i dogmi cattolici, la verità rivelata, la fede, il percorso religioso, non sono in contrasto con il marxismo del XXI secolo, ma anzi sono preziosi alleati.
Il Vangelo e le parabole di Gesù Cristo sono a tratti identiche a un modo di vedere un mondo più giusto ed equo anche se il comunismo, nella sua versione mira più a una rivoluzione violenta che non alla creazione pacifica di un modello di stato egualitarista. Ammonendo e condannando la ricerca della ricchezza smodata, della risicazione quotidiana del tempo libero per una maggiore produzione in ogni campo, qui Chiesa e socialismo si possono incontrare; infatti il tempo libero e una diminuzione dell'orario di lavoro significano non solo da parte marxista più tempo per coltivare i propri interessi, ma anche dal canto cattolico più tempo per dedicare all'esercizio della propria fede o nella ricerca di quest'ultima.
La lotta (molto aspra) per garantire alle classi più deboli maggiore potere d'acquisto, con l'aumento dei salari non significa, avere il diritto di spendere anche malamente il proprio denaro, ma piuttosto, investirlo per le prossime generazioni o, (non c'è nulla di male) anche per donare libere offerte alla Chiesa.
Le proprietà della Chiesa in immobili possono, in un eventuale (più fantastico che reale) stato socialista possono servire come tetto per nuclei familiari più bisognosi grazie alla collaborazione tra Stato e Chiesa invece che sulla scontro tout court, infatti mentre proprietà donate coscientemente alla Chiesa servono o possono servire come supporto a genti in ristrettezze, la proprietà vendute o affittate a enti privati soprattutto economici escludono a priori questa possibilità, rendendo ancora più potenti e ricchi, chi ricco e potente lo è già perchè, come diceva giustamente Gregorio VII (Ildebrando di Soana) i ricchi di oggi non sono tali per proprio merito, ma quasi sempre perchè sono stati più bravi a rubare agli altri o a esercitare prepotenze su altri individui più deboli.
Partendo da questi presupposti, si può benissimo ritenere giusta e civile una alleanza con la Chiesa cattolica che non uno scontro sterile e inutile con essa. Del resto Gesù non predicava che è più facile che un cammello entri nella cruna di un ago che un ricco nel Regno dei Cieli?
C'eravamo tanto odiati, a oggi, fracamente, inutilmente.
sabato 22 agosto 2015
"Davvero mi fa schifo tutto quello che vedo in questo Paese" Atto III
Ancora una volta a commentare sull'ennesima figura di cacca di questa fogna italica a cielo aperto.
I funerai svoltisi nei giorni scorsi di Vittorio Casamonica boss di una delle famiglie della mafia capitolina ha scatenato una montagna di polemiche e, cosa non solo non secondaria, ma irritante, le opinioni scellerati di opinionisti, tuttologi e canagliume del social network.
Come sempre adesso si cerca di chiudere la stalla quando ormai i buoi sono scappati e quando tutto èì finito: le esequie degne di un principe della vecchia nobiltà romana scadute nel trash che è il costume della gentaglia mafiosa, si sono svolte tranquillamente gestite dagli stessi parenti della vittima come se si trattasse di gestire un qualunque affare mafioso o un traffico di stupefacenti.
Ciò che manda in bestia è che le istituzioni, a partire dal ministro dell'interno, dal prefetto di Roma, dal comandante dei carabinieri, per finire alla polizia municipale sapevano ciò che sarebbe accaduto e hanno addirittura prestato il fianco fingendo di non sapere, dichiarando oggi, che "ci sono stati errori gravi nella vicenda" come a dire "ci scusiamo per il previsto disagio".
La cosa peggiore è che, come nella migliore tradizione italica adesso si urla allo scandalo, si chiede la testa dei responsabili, si agitano le forche, si minaccia la sommossa virtuale quando sarebbe bene fare prima uno scrupoloso esame di coscienza.
Da decenni la corrente permissivista e deregolamentatrice di certa politica ha permesso che si arrivasse a tanto sfacelo.
Le leggi che hanno consentito al giudice di firmare il permesso ai parenti del boss, in carcere di assistere ai funerali, non esiste dall'altro ieri ma è frutto di un percorso legislativo che mettendo in evidenza i vantaggi, ne ha nascosto volutamente gli svantaggi.
La legge che ha introdotto in Italia ( e altrove) la concessione degli sconti di pena, delle pene alternative, la possibilità di scarcerazione per buona condotta et similia, sono il risultato di ragionamenti irresponsabili che puntando sul fatto che il sistema penitenziario deve essere un sistema rieducativo, hanno tralasciato quello punitivo snaturandolo e ponendolo all'angolo.
Non sono una persona che pretende la reintroduzione della pena capitale (giammai!), ma neanche una persona che è disposta a osservare che criminali inveterati escano ed entrino a piacimento (loro) dal carcere con le istituzioni impotenti perchè permissiviste. Forse è il momento di rivedere la struttura di questo Paese ormai insostenibile puntando decisamente su un modello centralizzato e gerarchizzato osservante dei diritti umani e della libertà ma, che si assuma le sue responsabilità.
Sulla Chiesa che solo oggi si infuria urlando anch'essa allo scandalo, nulla da dire. Partendo dal prete esso non ha colpe in quanto il funerale è un sacramento cristiano che non può essere negato solo perchè il defunto è un ex galeotto ed ex delinquente, d'altra parte si fa notare che la stessa parrocchia ha negato le esequie a Piergiorgio Welby, decisione discutibile ma si dimentica che i funerali non sono un diritto dell'uomo e del cittadino da reclamare, ma un sacramento e un tempo, i suicidi (per la Chiesa forse si tratta anche di ciò nel caso di Welby) venivano seppelliti in terra sconsacrata con i cani, altri tempi, e anche altro sentimento cattolico, puro e senza compromessi, sceso a prostituirsi, oggi, con il positivismo e il relativismo di matrice secolare.
Del resto non vedo neanche perchè pretendere il commissariamento come scrive Saviano, in quanto non ci sono gli estremi e neanche per un periodo di interdizione (l'interdetto è una misura punitiva ecclesiastica che proibisce la celebrazione della Messa all'interno della Chiesa e all'interno della comunità colpita), ci sarebbe forse da discutere sul fatto che forse (ma le prove?) il prete sia stato corrotto o "costretto" a cedere davanti alla prepotenza di certi elementi, ma, per l'appunto, lo si venga a dimostrare.
Restano le immagini eloquenti di una figuraccia internazionale che ha messo a nudo le incapacità di una classe politica e dirigente incompetente che avrebbe dovuto essere spazzata via con tanto di esonero generale.
restano le frasi fatte, i commenti, le polemiche, degli utenti e dei cittadini bovi cornuti e mazziati che invece di pretendere spiegazioni prima hanno ceduto sullo snaturamento del sistema carcerario in senso più buonista, poi adesso, ne piangono le dolorose conseguenze e la sfacciataggine dei parenti del boss defunto, esaltandosi per il papa social che va a messa con i fedeli ma non esige di sapere la dottrina del Buon Pastore oppure, dall'altro lato si chiede la chiusura della parrocchia come se fosse un covo di militanti o di terroristi cattivi che negano ad uno ciò che concedono ad un altro, misurando la Chiesa e la sua dottrina con metro inutile dei diritti dell'uomo e del cittadino.
I funerai svoltisi nei giorni scorsi di Vittorio Casamonica boss di una delle famiglie della mafia capitolina ha scatenato una montagna di polemiche e, cosa non solo non secondaria, ma irritante, le opinioni scellerati di opinionisti, tuttologi e canagliume del social network.
Come sempre adesso si cerca di chiudere la stalla quando ormai i buoi sono scappati e quando tutto èì finito: le esequie degne di un principe della vecchia nobiltà romana scadute nel trash che è il costume della gentaglia mafiosa, si sono svolte tranquillamente gestite dagli stessi parenti della vittima come se si trattasse di gestire un qualunque affare mafioso o un traffico di stupefacenti.
Ciò che manda in bestia è che le istituzioni, a partire dal ministro dell'interno, dal prefetto di Roma, dal comandante dei carabinieri, per finire alla polizia municipale sapevano ciò che sarebbe accaduto e hanno addirittura prestato il fianco fingendo di non sapere, dichiarando oggi, che "ci sono stati errori gravi nella vicenda" come a dire "ci scusiamo per il previsto disagio".
La cosa peggiore è che, come nella migliore tradizione italica adesso si urla allo scandalo, si chiede la testa dei responsabili, si agitano le forche, si minaccia la sommossa virtuale quando sarebbe bene fare prima uno scrupoloso esame di coscienza.
Da decenni la corrente permissivista e deregolamentatrice di certa politica ha permesso che si arrivasse a tanto sfacelo.
Le leggi che hanno consentito al giudice di firmare il permesso ai parenti del boss, in carcere di assistere ai funerali, non esiste dall'altro ieri ma è frutto di un percorso legislativo che mettendo in evidenza i vantaggi, ne ha nascosto volutamente gli svantaggi.
La legge che ha introdotto in Italia ( e altrove) la concessione degli sconti di pena, delle pene alternative, la possibilità di scarcerazione per buona condotta et similia, sono il risultato di ragionamenti irresponsabili che puntando sul fatto che il sistema penitenziario deve essere un sistema rieducativo, hanno tralasciato quello punitivo snaturandolo e ponendolo all'angolo.
Non sono una persona che pretende la reintroduzione della pena capitale (giammai!), ma neanche una persona che è disposta a osservare che criminali inveterati escano ed entrino a piacimento (loro) dal carcere con le istituzioni impotenti perchè permissiviste. Forse è il momento di rivedere la struttura di questo Paese ormai insostenibile puntando decisamente su un modello centralizzato e gerarchizzato osservante dei diritti umani e della libertà ma, che si assuma le sue responsabilità.
Sulla Chiesa che solo oggi si infuria urlando anch'essa allo scandalo, nulla da dire. Partendo dal prete esso non ha colpe in quanto il funerale è un sacramento cristiano che non può essere negato solo perchè il defunto è un ex galeotto ed ex delinquente, d'altra parte si fa notare che la stessa parrocchia ha negato le esequie a Piergiorgio Welby, decisione discutibile ma si dimentica che i funerali non sono un diritto dell'uomo e del cittadino da reclamare, ma un sacramento e un tempo, i suicidi (per la Chiesa forse si tratta anche di ciò nel caso di Welby) venivano seppelliti in terra sconsacrata con i cani, altri tempi, e anche altro sentimento cattolico, puro e senza compromessi, sceso a prostituirsi, oggi, con il positivismo e il relativismo di matrice secolare.
Del resto non vedo neanche perchè pretendere il commissariamento come scrive Saviano, in quanto non ci sono gli estremi e neanche per un periodo di interdizione (l'interdetto è una misura punitiva ecclesiastica che proibisce la celebrazione della Messa all'interno della Chiesa e all'interno della comunità colpita), ci sarebbe forse da discutere sul fatto che forse (ma le prove?) il prete sia stato corrotto o "costretto" a cedere davanti alla prepotenza di certi elementi, ma, per l'appunto, lo si venga a dimostrare.
Restano le immagini eloquenti di una figuraccia internazionale che ha messo a nudo le incapacità di una classe politica e dirigente incompetente che avrebbe dovuto essere spazzata via con tanto di esonero generale.
restano le frasi fatte, i commenti, le polemiche, degli utenti e dei cittadini bovi cornuti e mazziati che invece di pretendere spiegazioni prima hanno ceduto sullo snaturamento del sistema carcerario in senso più buonista, poi adesso, ne piangono le dolorose conseguenze e la sfacciataggine dei parenti del boss defunto, esaltandosi per il papa social che va a messa con i fedeli ma non esige di sapere la dottrina del Buon Pastore oppure, dall'altro lato si chiede la chiusura della parrocchia come se fosse un covo di militanti o di terroristi cattivi che negano ad uno ciò che concedono ad un altro, misurando la Chiesa e la sua dottrina con metro inutile dei diritti dell'uomo e del cittadino.
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mercoledì 15 luglio 2015
Resa incondizionata.
La resa incondizionata è la richiesta imperiosa imposta alla Grecia nella notte tra domenica e lunedì affinchè, usando una frase militare, cessassero le ostilità.
Tsipras che aveva, la settimana precedente vinto il referendum e ottenuto mandato per riformulare un nuovo negoziato più leggero è stato, con un comportamento da criminali di guerra, sbattuto spalle al muro e minacciato di essere espulso se da generale non avesse accettato la resa.
Comportamento da criminali quello assunto dalla Germania della Merkel e dal suo vassallo Hollande che, più che un presidente eletto nelle file del Partito Socialista è un collaborazionista come Petain nella Francia fascista di Vichy.
Tsipras ha cercato di fare quello che ha potuto, con i mezzi a disposizione, ciò non toglie che abbia commesso, come tutti i generali che perdono, imperdonabili errori.
Primo: col senno di poi, sarebbe stato meglio, all'indomani del trionfo elettorale dello scorso gennaio imporre chiaro il concetto che la Grecia e il popolo greco avevano la ferma volontà di restare in Europa con la moneta unica ma ciò non significava a qualunque costo.
Secondo: Tsipras ha cercato di prendere tempo senza avere nulla in mano e senza presentare almeno un piano di riforme che fosse "alternativo" a quelle imposte dalla Troika ovvero un piano di aiuti economici alle fasce deboli, innalzamento delle pensioni minime e dei salari cercando, con questo di contrastare l'opposizione liberista e ripresentando cocciutamente le stesse misure.
Terzo: dopo la vittoria al referendum, Tsipras non doveva accettare le dimissioni del ministro greco e puntare sul tutto per tutto minacciando l'immediata uscita dalla Grecia se il sopracitato piano non fosse passato.
Quarto: serviva un piano di discussione delle riforme completamente diverso nel modo: Tsipras avrebbe, sempre minacciando la Grexit, dovuto imporre che il piano economico presentato e quelli degli altri Paesi, non più approvato dalla Troika e dai creditori internazionali, ma dal parlamento europeo prima e da quelli nazionali poi con la speranza almeno di veder riconosciuto qualche punto.
Invece tutto è stato bruciato in pochissimi giorni anche per evidente disparità delle forze in campo: la Merkel conta adesso, a differenza di Hitler, di solidissimi alleati, mentre Tsipras che ha tentato di dare il dito ha visto divorarsi tutto il braccio. Insomma una resa da un lato maturata per alcune decisioni del generale greco, piuttosto discutibili, anche se ha tentato di ammorbidire le posizioni della controparte (alla fine peggiorandole), dall'altro una vittoria ottenuta con forze soverchianti che non si sono limitate alla vittoria ma hanno infierito sul vinto umiliandolo decisamente.
Merkel come i generali Turreau che durante la campagna della Vandea devastava e sterminava i contadini in rivolta e come il generale americano Sherman che, durante la guerra di secessione, per piegare i confederati devasta Richmond, Atlanta e l'intera Georgia e i creditori internazionali che festeggiano come i gli speculatori nordisti del dopoguerra che acquistavano con pochi soldi interi appezzamenti di terra svenduti dalle famiglie sudiste ridotte alla fame.
La Grecia trattata come gli Stati confederati e Tsipras torturato per ore con la minaccia di trasformare la Grecia in un immenso campo di sterminio.
Adesso la guerra è persa irrimediabilmente, visto che Tsipras, perde pezzi da tutte le parti, il referendum è stato annullato e la Grecia diventerà una nuova colonia nazi-liberista. Una guerra disperata ma coraggiosa durata pochi mesi, in cui una dolce illusione si è trasformata in una rotta definitiva. Inutili sono le parole dello sconfitto che cerca di indorare la pillola affermando che è si ingiusto che si vada in pensione a 45 anni ma è inaccettabile che si vada a quasi 70 entro sette anni.
Dalla Germania arriva una spietata lezione ai ribelli: si accettano tutte le condizioni della prepotenza liberista oppure i rivoltosi faranno la fine degli ebrei polacchi sterminati dalla Weermacht oltre settenta anni prima, colpevoli di essersi ribellati al ghetto mortale imposto dai nazisti, ma se allora la Germania combatteva tra due fronti finendo schiacciata, adesso nulla sembra porre termine alla prepotenza tedesca priva di "ventri molli" (Italia) ma in possesso di ributtanti collaborazionisti (la Francia di Hollande).
Tsipras che aveva, la settimana precedente vinto il referendum e ottenuto mandato per riformulare un nuovo negoziato più leggero è stato, con un comportamento da criminali di guerra, sbattuto spalle al muro e minacciato di essere espulso se da generale non avesse accettato la resa.
Comportamento da criminali quello assunto dalla Germania della Merkel e dal suo vassallo Hollande che, più che un presidente eletto nelle file del Partito Socialista è un collaborazionista come Petain nella Francia fascista di Vichy.
Tsipras ha cercato di fare quello che ha potuto, con i mezzi a disposizione, ciò non toglie che abbia commesso, come tutti i generali che perdono, imperdonabili errori.
Primo: col senno di poi, sarebbe stato meglio, all'indomani del trionfo elettorale dello scorso gennaio imporre chiaro il concetto che la Grecia e il popolo greco avevano la ferma volontà di restare in Europa con la moneta unica ma ciò non significava a qualunque costo.
Secondo: Tsipras ha cercato di prendere tempo senza avere nulla in mano e senza presentare almeno un piano di riforme che fosse "alternativo" a quelle imposte dalla Troika ovvero un piano di aiuti economici alle fasce deboli, innalzamento delle pensioni minime e dei salari cercando, con questo di contrastare l'opposizione liberista e ripresentando cocciutamente le stesse misure.
Terzo: dopo la vittoria al referendum, Tsipras non doveva accettare le dimissioni del ministro greco e puntare sul tutto per tutto minacciando l'immediata uscita dalla Grecia se il sopracitato piano non fosse passato.
Quarto: serviva un piano di discussione delle riforme completamente diverso nel modo: Tsipras avrebbe, sempre minacciando la Grexit, dovuto imporre che il piano economico presentato e quelli degli altri Paesi, non più approvato dalla Troika e dai creditori internazionali, ma dal parlamento europeo prima e da quelli nazionali poi con la speranza almeno di veder riconosciuto qualche punto.
Invece tutto è stato bruciato in pochissimi giorni anche per evidente disparità delle forze in campo: la Merkel conta adesso, a differenza di Hitler, di solidissimi alleati, mentre Tsipras che ha tentato di dare il dito ha visto divorarsi tutto il braccio. Insomma una resa da un lato maturata per alcune decisioni del generale greco, piuttosto discutibili, anche se ha tentato di ammorbidire le posizioni della controparte (alla fine peggiorandole), dall'altro una vittoria ottenuta con forze soverchianti che non si sono limitate alla vittoria ma hanno infierito sul vinto umiliandolo decisamente.
Merkel come i generali Turreau che durante la campagna della Vandea devastava e sterminava i contadini in rivolta e come il generale americano Sherman che, durante la guerra di secessione, per piegare i confederati devasta Richmond, Atlanta e l'intera Georgia e i creditori internazionali che festeggiano come i gli speculatori nordisti del dopoguerra che acquistavano con pochi soldi interi appezzamenti di terra svenduti dalle famiglie sudiste ridotte alla fame.
La Grecia trattata come gli Stati confederati e Tsipras torturato per ore con la minaccia di trasformare la Grecia in un immenso campo di sterminio.
Adesso la guerra è persa irrimediabilmente, visto che Tsipras, perde pezzi da tutte le parti, il referendum è stato annullato e la Grecia diventerà una nuova colonia nazi-liberista. Una guerra disperata ma coraggiosa durata pochi mesi, in cui una dolce illusione si è trasformata in una rotta definitiva. Inutili sono le parole dello sconfitto che cerca di indorare la pillola affermando che è si ingiusto che si vada in pensione a 45 anni ma è inaccettabile che si vada a quasi 70 entro sette anni.
Dalla Germania arriva una spietata lezione ai ribelli: si accettano tutte le condizioni della prepotenza liberista oppure i rivoltosi faranno la fine degli ebrei polacchi sterminati dalla Weermacht oltre settenta anni prima, colpevoli di essersi ribellati al ghetto mortale imposto dai nazisti, ma se allora la Germania combatteva tra due fronti finendo schiacciata, adesso nulla sembra porre termine alla prepotenza tedesca priva di "ventri molli" (Italia) ma in possesso di ributtanti collaborazionisti (la Francia di Hollande).
lunedì 6 luglio 2015
Distruggete l' Europa!
Contro i sondaggi farlocchi, contro le ingerenze di personaggi autorevoli e seminatori di terrorismo psicologico a buon mercato, il popolo greco ha votato a schiacciante maggioranza "No" al referendum che chiedeva ai greci di accettare o rigettare il piano (un autentico ricatto) per salvare il paese, anzi le sue banche sull'orlo della bancarotta.
Un cazzotto allo stomaco, quello arrivato questa mattina all'Eurogruppo che sperava nella vittoria del "Si" credendo che un popolo che ha inventato la democrazia,si facesse ancora mettere i piedi in testa come quello italiano che ha inventato il fascismo esportandolo in mezzo continente.
Un pugno di ferro in attesa che ne arrivino altri, ancora peggiori, in grado di sotterrare una organizzazione europea agli completamente diversa da ciò che doveva essere, fondata sul monetarismo, una economia liberista e un gruppo di politicanti che ignorando l'esistenza di un parlamento europeo e dei parlamenti nazionali prende decisioni più che discutibili, per rafforzare i propri interessi.
Da oggi la Grecia ha dimostrato che non è più così, che il voto è l'unico strumento che può ancora abbattere una organizzazione europea di stampo criminale che ha mandato sul lastrico milioni di persone, quasi trasformando una nazione in un gigantesco campo di sterminio, grazie a misure ecomiche mortali e cervellotiche.
Si è aperto un nuovo capitolo nella (breve) storia di questa organizzazione che credeva di poter comandare e spadroneggiare a proprio piacimento, un capitolo che ci auguriamo porti alla definitiva rottura di questa organizzazione che non rappresenta nessun cittadino europeo. Il vento diverrà bufera se alla Grecia che ha rigettato sonoramente i ricatti della associazione criminale, si aggiungeranno le elezioni spagnole (in cui la sinistra radicale degli Indignados sembra essere in testa, o comunque in forte ascesa) e il referendum britannico che deve portare dentro o fuori la Gran Bretagna dalla UE.
Insomma per i falchi liberisti, per gli intransigenti dei conti in regola con economia fino all'osso, potrebbe essere davvero la fine se nei prossimi tre anni il fronte antiausterity diventerà più agguerrito e corposo e non sarà colpa dei cittadini, se mai delle teste di legno che hanno giocato a fare i dottori sulla pelle di quei cittadini che ora vogliono mandare tutto a catafascio e giustamente.
In questo fronte manca solo il nostro Paese, ma ovviamente da bravi vigliacchi ce ne guardiamo bene dall'entrare e guidare il fronte antiausterity dando il colpo di grazia a questi criminali.
Si è mai visto un delinquente che prende il potere a Palazzo Chigi scalzandone un altro, che poi scalza delinquenti peggiori di lui?
A noi ci è riservato il posto d'onore del subire la lezione di libertà e democrazia, non quella esportata da oltre oceano, ma quella europea nata in Grecia e che torna a garrire e che rischia per fortuna di diffondersi in Spagna e in Gran Bretagna, mandando in frantumi sogni di gloria e di potere di pochi personaggi sostenitori di assurde teorie economiche.
Antieuropeisti di tutto il continente, unitevi e distruggete l'Unione Europea!
Un cazzotto allo stomaco, quello arrivato questa mattina all'Eurogruppo che sperava nella vittoria del "Si" credendo che un popolo che ha inventato la democrazia,si facesse ancora mettere i piedi in testa come quello italiano che ha inventato il fascismo esportandolo in mezzo continente.
Un pugno di ferro in attesa che ne arrivino altri, ancora peggiori, in grado di sotterrare una organizzazione europea agli completamente diversa da ciò che doveva essere, fondata sul monetarismo, una economia liberista e un gruppo di politicanti che ignorando l'esistenza di un parlamento europeo e dei parlamenti nazionali prende decisioni più che discutibili, per rafforzare i propri interessi.
Da oggi la Grecia ha dimostrato che non è più così, che il voto è l'unico strumento che può ancora abbattere una organizzazione europea di stampo criminale che ha mandato sul lastrico milioni di persone, quasi trasformando una nazione in un gigantesco campo di sterminio, grazie a misure ecomiche mortali e cervellotiche.
Si è aperto un nuovo capitolo nella (breve) storia di questa organizzazione che credeva di poter comandare e spadroneggiare a proprio piacimento, un capitolo che ci auguriamo porti alla definitiva rottura di questa organizzazione che non rappresenta nessun cittadino europeo. Il vento diverrà bufera se alla Grecia che ha rigettato sonoramente i ricatti della associazione criminale, si aggiungeranno le elezioni spagnole (in cui la sinistra radicale degli Indignados sembra essere in testa, o comunque in forte ascesa) e il referendum britannico che deve portare dentro o fuori la Gran Bretagna dalla UE.
Insomma per i falchi liberisti, per gli intransigenti dei conti in regola con economia fino all'osso, potrebbe essere davvero la fine se nei prossimi tre anni il fronte antiausterity diventerà più agguerrito e corposo e non sarà colpa dei cittadini, se mai delle teste di legno che hanno giocato a fare i dottori sulla pelle di quei cittadini che ora vogliono mandare tutto a catafascio e giustamente.
In questo fronte manca solo il nostro Paese, ma ovviamente da bravi vigliacchi ce ne guardiamo bene dall'entrare e guidare il fronte antiausterity dando il colpo di grazia a questi criminali.
Si è mai visto un delinquente che prende il potere a Palazzo Chigi scalzandone un altro, che poi scalza delinquenti peggiori di lui?
A noi ci è riservato il posto d'onore del subire la lezione di libertà e democrazia, non quella esportata da oltre oceano, ma quella europea nata in Grecia e che torna a garrire e che rischia per fortuna di diffondersi in Spagna e in Gran Bretagna, mandando in frantumi sogni di gloria e di potere di pochi personaggi sostenitori di assurde teorie economiche.
Antieuropeisti di tutto il continente, unitevi e distruggete l'Unione Europea!
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giovedì 2 luglio 2015
Alla resa dei conti
Domenica prossima in Grecia si terrà un referendum che in pratica è una risposta secca se proseguire il cammino europeo o no.
C'era da immaginarselo che sarebbe andata a finire così dopo quasi sei mesi di costante tira e molla, e dei piani alternativi presentati dal governo greco e sempre respinti non si sa bene perchè. Ora sta al popolo greco erede di uno dei popoli più avanzati dell'area mediterranea, decidere se accettare i nuovi ricatti della ex troika (che nel frattempo a mutato nome ma non le intenzioni), oppure dire chiaro e tondo che ormai non ha più senso continuare.
Nel frattempo i mercati spargono paura e gli investitori cercano un comodo rifugio ai loro capitali (fatti chissà come) mentre da Bruxelles arriva l'accusa nei confronti della Grecia di aver tradito tutti e fatto a modo suo proprio dalla voce della cancelliera tedesca Merkel che, non ricorda che la Germania nel 1953, fallita economicamente, suppllicò gli anglo- americani di dimezzare il mostruoso debito di guerra accumulatosi più interessi. Il Congresso di Londra accettò di buon grado; la Germania era ormai denazificata e aveva intrapreso un percorso di democratizzazione accettabile. La verità in realtà non era solo questa. L'Urss di Stalin, in possesso dell'arma atomica era una minaccia pericolosissima a mezzo passo dalle potenze "democratiche" filo occidentali, dunque serviva un cuscinetto forte, economico, industriale che arginasse la marea rossa agli ordini di Mosca. Non solo, il processo di democratizzazione, non fu spontaneo in Germania, fu imposto dagli alleati al termine del conflitto con il processo di denazificazione che ebbe anche momenti grotteschi. Tutto ciò contrariamente a quanto avvenuto in Grecia, che pur avendo subito la dittatura dei colonnelli è riuscita a intraprendere da sola il processo di democrazia indispensabile.
La situazione finanziaria della Grecia non è e non può essere ascritta solo al popolo greco che, nei decenni passati ha eletto governanti che tradendo il mandato ottenuto hanno trascinato il Paese nelle condizioni in cui si trova e in cui è schiacciato per colpa degli organismi internazionali creditori che hanno imposto misure finanziarie mortali.
Dunque succeda quello che deve succedere, e non si tenti di manipolare il voto o spargere terrorismo psicologico, perchè se già una volta il premier greco Papandreu è stato silurato, dopo l'intenzione di indire un referendum se uscire o no dall'Euro, in quanto ricattabile, non lo è Tsipras che sforzandosi di mantenere le promesse elettorali concede al popolo greco di esprimersi, contrariamente agli ordini di Bruxelles.
E allora si voti, "No" ovviamente, non per pura ideologia ma per spianare la stada ad altri abbandoni più sostanziosi (tranne l'Italia....) di Paesi che non accettano le misure economiche di Bruxelles e sotterrare tra le rovine questa Europa di criminali finanziari e di una UE lontanissima da quanto sperato della collaborazione e solidarietà tra stati e popoli. Muoia Sansone con tutti i filistei, si sarebbe detto, e allora vinca il NO. "No, no, no," le tre negazioni espresse dalla Teachter per manifestarer la sua contrarietà all'ingresso della Gran Bretagna in Europa. Indietro non si torna e vedremo col "No" quali saranno i debiti da saldare e chi li dovrà saldare, magari si tratterà dello stesso creditore che in realtà è pieno di debiti.
C'era da immaginarselo che sarebbe andata a finire così dopo quasi sei mesi di costante tira e molla, e dei piani alternativi presentati dal governo greco e sempre respinti non si sa bene perchè. Ora sta al popolo greco erede di uno dei popoli più avanzati dell'area mediterranea, decidere se accettare i nuovi ricatti della ex troika (che nel frattempo a mutato nome ma non le intenzioni), oppure dire chiaro e tondo che ormai non ha più senso continuare.
Nel frattempo i mercati spargono paura e gli investitori cercano un comodo rifugio ai loro capitali (fatti chissà come) mentre da Bruxelles arriva l'accusa nei confronti della Grecia di aver tradito tutti e fatto a modo suo proprio dalla voce della cancelliera tedesca Merkel che, non ricorda che la Germania nel 1953, fallita economicamente, suppllicò gli anglo- americani di dimezzare il mostruoso debito di guerra accumulatosi più interessi. Il Congresso di Londra accettò di buon grado; la Germania era ormai denazificata e aveva intrapreso un percorso di democratizzazione accettabile. La verità in realtà non era solo questa. L'Urss di Stalin, in possesso dell'arma atomica era una minaccia pericolosissima a mezzo passo dalle potenze "democratiche" filo occidentali, dunque serviva un cuscinetto forte, economico, industriale che arginasse la marea rossa agli ordini di Mosca. Non solo, il processo di democratizzazione, non fu spontaneo in Germania, fu imposto dagli alleati al termine del conflitto con il processo di denazificazione che ebbe anche momenti grotteschi. Tutto ciò contrariamente a quanto avvenuto in Grecia, che pur avendo subito la dittatura dei colonnelli è riuscita a intraprendere da sola il processo di democrazia indispensabile.
La situazione finanziaria della Grecia non è e non può essere ascritta solo al popolo greco che, nei decenni passati ha eletto governanti che tradendo il mandato ottenuto hanno trascinato il Paese nelle condizioni in cui si trova e in cui è schiacciato per colpa degli organismi internazionali creditori che hanno imposto misure finanziarie mortali.
Dunque succeda quello che deve succedere, e non si tenti di manipolare il voto o spargere terrorismo psicologico, perchè se già una volta il premier greco Papandreu è stato silurato, dopo l'intenzione di indire un referendum se uscire o no dall'Euro, in quanto ricattabile, non lo è Tsipras che sforzandosi di mantenere le promesse elettorali concede al popolo greco di esprimersi, contrariamente agli ordini di Bruxelles.
E allora si voti, "No" ovviamente, non per pura ideologia ma per spianare la stada ad altri abbandoni più sostanziosi (tranne l'Italia....) di Paesi che non accettano le misure economiche di Bruxelles e sotterrare tra le rovine questa Europa di criminali finanziari e di una UE lontanissima da quanto sperato della collaborazione e solidarietà tra stati e popoli. Muoia Sansone con tutti i filistei, si sarebbe detto, e allora vinca il NO. "No, no, no," le tre negazioni espresse dalla Teachter per manifestarer la sua contrarietà all'ingresso della Gran Bretagna in Europa. Indietro non si torna e vedremo col "No" quali saranno i debiti da saldare e chi li dovrà saldare, magari si tratterà dello stesso creditore che in realtà è pieno di debiti.
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