La passata visita di Papa Francesco in terra di Cuba,uno degli ultimi avamposti del socialismo reale, sembra porre fine alla inimicizia tra marxismo e religione cattolica.
Il viaggio apostolico spalanca, o perlomeno, spalancherebbe le porte per una razionale analisi tra cattolicesimo e la dottrina di Marx che a differenza, di quanto si vuole lasciar credere hanno non pochi punti in comune, seppur seguento modalità diverse.
All'epoca della pubblicazione dell'opera del filosofo tedesco, la Chiesa era l' ultimo simulacro di un mondo che ormai era scomparso per sempre, ovvero la verità rivelata, la religione di Stato, l'alleanza (mortale) tra Trono e Altare. Punti cardine messi a soqquadro dalle rivoluzioni liberali (americana e francese) e dai moti della prima metà del XIX secolo in Europa che misero in discussione prima, e in crisi quasi irreversibile poi, la stessa Chiesa che, impotente davanti all'avanzare del libero pensiero e dei diritti civili, si chiuse in se stessa rifiutando qualsiasi dialogo con un mondo ormai rovesciato dai figli dell'Illuminismo.
Il "manifesto" del nascente partito comunista fu il nuovo pericolo imminente, ancora peggiore del male del liberalismo che, seppur attaccando la Chiesa, non ne aveva minacciato l'esistenza. Il passo in cui Marx affermava che, "la religione è l'oppio dei popoli" bastò a mettere sul piede di guerra tutta l'armata ecclesistica che urlava alla blasfemia e al nuovo "Anticristo".
La storia successiva fu un lunghissimo conflitto tra due sistemi agli antipodi: l'uno incitava alla preghiera, e a rafforzare la fede cattolica affidandosi alla Madonna, ai Santi e alla Chiesa di Roma, l'altro da Mosca, studiava scientificamente come annientare, azzerare, porre una lastra tombale sull'oppio dei popoli e far passar il singhiozzo delle genti oppresse dopo aver praticamente disintegrato, in Russia, la Chiesa ortodossa.
Due sistemi che per decenni si sono affrontati e scontrati senza capire che, le inasanabili differenze, partivano da un punto in comune: gli ultimi, i diseredati di questo mondo, gli oppressi, gli sfruttati delle classi sociali più modeste e che seppur in maniera diversa il marxismo e il cattolicesimo avevano lo stesso obiettivo: rendere più dignitosa la vita dei sopra citati anche se con percorsi differenti, la predicazione e la fede, l'uno, la rivoluzione violenta l'altro.
Lo scontro senza esclusione di colpi, si è concluso con la sconfitta del comunismo reale, il crollo del regime sovietico in mezza Europa, grazie soprattutto al contributo politico, sociale, economico, di Giovanni Paolo II che sostenendo Solidarnosc ha contribuito alla "liberazione" della Polonia che, negli anni successivi per una sorta di compensazione, si è gettata politicamente a destra.
Indubbiamente il marxismo che affermava come la religione fosse "l'oppio dei popoli" era impreciso in quanto, le classi più umili ridotte, soprattutto nel XIX secolo in miseria e mantenute a uno sfruttamento simile alla schiavitù, non avevano altro mezzo per sopravvivere, chela fede religiosa come ultima risorsa indispensabile per foraggiare la speranza di una vita eterna, almeno migliore, di quella vissuta quaggiù. Sarebbe dunque più appropriato parlare non di oppio ma di bastone dei popoli a cui lo storpio si appoggia, non avendo altri mezzi a disposizione.
L'ateismo imposto al pari della religione di Stato, si è rivelata un autentico suicidio in quanto, chiudeva la strada per un dialogo tra due mondi paralleli. la colpa è da ascriversi anche agli interpreti della dottrina marxista e al filosofo tedesco in particolare. Fondare un modello politico, sociale, economico in cui ogni fede religiosa veniva esclusa a priori e non alternativo a un sistema capitalistico in cui,, la religione pur esistendo, veniva posta da parte, è stato un errore imperdonabile.
La Chiesa cattolica ha reagito all'ateismo militante, in maniera anch'essa erronea lanciando anatemi, scomuniche e prediche contro i seguaci del modello comunista, forse anche comprensibile, ma non certo propositivo.
La visita di Bergoglio sembra appianare il contrasto tra un comunismo più di facciata che reale, in cui sussite il contenitore ma che deve cambiare il contenuto partendo proprio dal dialogo con la Chiesa di Roma.
In un mondo annegato, tra i valori del consumismo, del relativismo, dell'egoismo e dell'egocentrismo, in cui si celebra e si esalta il vincente e si esclude il perdente; in un modno in cui, domina un regime economico che vede le persone non come esseri umani viventi, ma come produttori di PIL e ricchezza e che ha trasformato in peggio il modo di vivere, inseguendo l'attimo fuggente per capitalizzare, è giunto il momento di dialogare sinceramente e unire le forze per abbattere quello che tra i due massimi sistemi economici è uscito vincente, dopo il crollo di quello comunista, imponendo nuove ingiustizie e ineguaglianze spesso inaccettabili, spacciandole per miracolosi medicamenti.
Se il sogno di creare in tutto il pianeta un sistema che abbatte le diseguaglianze, difendere la pace e la fratellanza tra uomini e tra donne, può avere come fratello proprio colui che un tempo era un irriducibile nemico numero uno, il progetto (mai abbandonato, ma ridotto al lumicino) non può prescindnere dalla Chiesa cattolica e dal Cristianesimo in generale. La preghiera, i dogmi cattolici, la verità rivelata, la fede, il percorso religioso, non sono in contrasto con il marxismo del XXI secolo, ma anzi sono preziosi alleati.
Il Vangelo e le parabole di Gesù Cristo sono a tratti identiche a un modo di vedere un mondo più giusto ed equo anche se il comunismo, nella sua versione mira più a una rivoluzione violenta che non alla creazione pacifica di un modello di stato egualitarista. Ammonendo e condannando la ricerca della ricchezza smodata, della risicazione quotidiana del tempo libero per una maggiore produzione in ogni campo, qui Chiesa e socialismo si possono incontrare; infatti il tempo libero e una diminuzione dell'orario di lavoro significano non solo da parte marxista più tempo per coltivare i propri interessi, ma anche dal canto cattolico più tempo per dedicare all'esercizio della propria fede o nella ricerca di quest'ultima.
La lotta (molto aspra) per garantire alle classi più deboli maggiore potere d'acquisto, con l'aumento dei salari non significa, avere il diritto di spendere anche malamente il proprio denaro, ma piuttosto, investirlo per le prossime generazioni o, (non c'è nulla di male) anche per donare libere offerte alla Chiesa.
Le proprietà della Chiesa in immobili possono, in un eventuale (più fantastico che reale) stato socialista possono servire come tetto per nuclei familiari più bisognosi grazie alla collaborazione tra Stato e Chiesa invece che sulla scontro tout court, infatti mentre proprietà donate coscientemente alla Chiesa servono o possono servire come supporto a genti in ristrettezze, la proprietà vendute o affittate a enti privati soprattutto economici escludono a priori questa possibilità, rendendo ancora più potenti e ricchi, chi ricco e potente lo è già perchè, come diceva giustamente Gregorio VII (Ildebrando di Soana) i ricchi di oggi non sono tali per proprio merito, ma quasi sempre perchè sono stati più bravi a rubare agli altri o a esercitare prepotenze su altri individui più deboli.
Partendo da questi presupposti, si può benissimo ritenere giusta e civile una alleanza con la Chiesa cattolica che non uno scontro sterile e inutile con essa. Del resto Gesù non predicava che è più facile che un cammello entri nella cruna di un ago che un ricco nel Regno dei Cieli?
C'eravamo tanto odiati, a oggi, fracamente, inutilmente.
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mercoledì 23 settembre 2015
giovedì 2 luglio 2015
Alla resa dei conti
Domenica prossima in Grecia si terrà un referendum che in pratica è una risposta secca se proseguire il cammino europeo o no.
C'era da immaginarselo che sarebbe andata a finire così dopo quasi sei mesi di costante tira e molla, e dei piani alternativi presentati dal governo greco e sempre respinti non si sa bene perchè. Ora sta al popolo greco erede di uno dei popoli più avanzati dell'area mediterranea, decidere se accettare i nuovi ricatti della ex troika (che nel frattempo a mutato nome ma non le intenzioni), oppure dire chiaro e tondo che ormai non ha più senso continuare.
Nel frattempo i mercati spargono paura e gli investitori cercano un comodo rifugio ai loro capitali (fatti chissà come) mentre da Bruxelles arriva l'accusa nei confronti della Grecia di aver tradito tutti e fatto a modo suo proprio dalla voce della cancelliera tedesca Merkel che, non ricorda che la Germania nel 1953, fallita economicamente, suppllicò gli anglo- americani di dimezzare il mostruoso debito di guerra accumulatosi più interessi. Il Congresso di Londra accettò di buon grado; la Germania era ormai denazificata e aveva intrapreso un percorso di democratizzazione accettabile. La verità in realtà non era solo questa. L'Urss di Stalin, in possesso dell'arma atomica era una minaccia pericolosissima a mezzo passo dalle potenze "democratiche" filo occidentali, dunque serviva un cuscinetto forte, economico, industriale che arginasse la marea rossa agli ordini di Mosca. Non solo, il processo di democratizzazione, non fu spontaneo in Germania, fu imposto dagli alleati al termine del conflitto con il processo di denazificazione che ebbe anche momenti grotteschi. Tutto ciò contrariamente a quanto avvenuto in Grecia, che pur avendo subito la dittatura dei colonnelli è riuscita a intraprendere da sola il processo di democrazia indispensabile.
La situazione finanziaria della Grecia non è e non può essere ascritta solo al popolo greco che, nei decenni passati ha eletto governanti che tradendo il mandato ottenuto hanno trascinato il Paese nelle condizioni in cui si trova e in cui è schiacciato per colpa degli organismi internazionali creditori che hanno imposto misure finanziarie mortali.
Dunque succeda quello che deve succedere, e non si tenti di manipolare il voto o spargere terrorismo psicologico, perchè se già una volta il premier greco Papandreu è stato silurato, dopo l'intenzione di indire un referendum se uscire o no dall'Euro, in quanto ricattabile, non lo è Tsipras che sforzandosi di mantenere le promesse elettorali concede al popolo greco di esprimersi, contrariamente agli ordini di Bruxelles.
E allora si voti, "No" ovviamente, non per pura ideologia ma per spianare la stada ad altri abbandoni più sostanziosi (tranne l'Italia....) di Paesi che non accettano le misure economiche di Bruxelles e sotterrare tra le rovine questa Europa di criminali finanziari e di una UE lontanissima da quanto sperato della collaborazione e solidarietà tra stati e popoli. Muoia Sansone con tutti i filistei, si sarebbe detto, e allora vinca il NO. "No, no, no," le tre negazioni espresse dalla Teachter per manifestarer la sua contrarietà all'ingresso della Gran Bretagna in Europa. Indietro non si torna e vedremo col "No" quali saranno i debiti da saldare e chi li dovrà saldare, magari si tratterà dello stesso creditore che in realtà è pieno di debiti.
C'era da immaginarselo che sarebbe andata a finire così dopo quasi sei mesi di costante tira e molla, e dei piani alternativi presentati dal governo greco e sempre respinti non si sa bene perchè. Ora sta al popolo greco erede di uno dei popoli più avanzati dell'area mediterranea, decidere se accettare i nuovi ricatti della ex troika (che nel frattempo a mutato nome ma non le intenzioni), oppure dire chiaro e tondo che ormai non ha più senso continuare.
Nel frattempo i mercati spargono paura e gli investitori cercano un comodo rifugio ai loro capitali (fatti chissà come) mentre da Bruxelles arriva l'accusa nei confronti della Grecia di aver tradito tutti e fatto a modo suo proprio dalla voce della cancelliera tedesca Merkel che, non ricorda che la Germania nel 1953, fallita economicamente, suppllicò gli anglo- americani di dimezzare il mostruoso debito di guerra accumulatosi più interessi. Il Congresso di Londra accettò di buon grado; la Germania era ormai denazificata e aveva intrapreso un percorso di democratizzazione accettabile. La verità in realtà non era solo questa. L'Urss di Stalin, in possesso dell'arma atomica era una minaccia pericolosissima a mezzo passo dalle potenze "democratiche" filo occidentali, dunque serviva un cuscinetto forte, economico, industriale che arginasse la marea rossa agli ordini di Mosca. Non solo, il processo di democratizzazione, non fu spontaneo in Germania, fu imposto dagli alleati al termine del conflitto con il processo di denazificazione che ebbe anche momenti grotteschi. Tutto ciò contrariamente a quanto avvenuto in Grecia, che pur avendo subito la dittatura dei colonnelli è riuscita a intraprendere da sola il processo di democrazia indispensabile.
La situazione finanziaria della Grecia non è e non può essere ascritta solo al popolo greco che, nei decenni passati ha eletto governanti che tradendo il mandato ottenuto hanno trascinato il Paese nelle condizioni in cui si trova e in cui è schiacciato per colpa degli organismi internazionali creditori che hanno imposto misure finanziarie mortali.
Dunque succeda quello che deve succedere, e non si tenti di manipolare il voto o spargere terrorismo psicologico, perchè se già una volta il premier greco Papandreu è stato silurato, dopo l'intenzione di indire un referendum se uscire o no dall'Euro, in quanto ricattabile, non lo è Tsipras che sforzandosi di mantenere le promesse elettorali concede al popolo greco di esprimersi, contrariamente agli ordini di Bruxelles.
E allora si voti, "No" ovviamente, non per pura ideologia ma per spianare la stada ad altri abbandoni più sostanziosi (tranne l'Italia....) di Paesi che non accettano le misure economiche di Bruxelles e sotterrare tra le rovine questa Europa di criminali finanziari e di una UE lontanissima da quanto sperato della collaborazione e solidarietà tra stati e popoli. Muoia Sansone con tutti i filistei, si sarebbe detto, e allora vinca il NO. "No, no, no," le tre negazioni espresse dalla Teachter per manifestarer la sua contrarietà all'ingresso della Gran Bretagna in Europa. Indietro non si torna e vedremo col "No" quali saranno i debiti da saldare e chi li dovrà saldare, magari si tratterà dello stesso creditore che in realtà è pieno di debiti.
giovedì 18 giugno 2015
La fogna del Mediterraneo.
Dovevo aspettarmi una notizia simile, ma sinceramente, leggendola, sono comunque disgustato.
Fabrizio Corona l'ex re del gossip condannato a 13 anni di carcere (ridotti poi a nove), è stato scarcerato dal carcere di Opera e sarà affidato all'associazione fondata e gestita da don Mazzi.
Non c'è proprio nulla da fare, un Paese ridotto sul lastrico non riesce neanche a mantenere un simulacro di serietà applicando rigorosamente la legge, lasciandosi commuovere dome una donnetta dal "grido di dolore" di mamma Corona e figlio che gridavano a mezza Italia non tanto l'innocenza del condannato (in quanto era imputato per una montagna di reati) quanto per la salute cagionevole di Fabrizio, a loro dire incompatibile col carcere per via degli attacchi di panico. Chissà da dove saranno spuntati gli attacchi di panico, visto che l'ex manager dello scandalismo spiccio, di attacchi, prima dell'arresto, gli aveva dati solo di arroganza e di sfuriate nei talk show.
Ci si perde oggi, nel commentare la notizia magari, affermando che, la condanna a Corona era ingiusta in rapporto a come sono trattati delinquenti comuni, come se la colpa fosse esclusivamente del magistrato e non dei vari governi che hanno reso una barzelletta l'applicazione delle sanzioni (non) previste.
Del resto forse non dovrei essere neanche così disgustato visto che questà è solo l'ultima di una serie di figuracce fatte dal nostro Paese nei confronti di tutto e di tutti, come se, l'Italia fosse una sorta di scemo del villaggio, cui piace essere presa a calci e pugni dai suoi concittadini felici di manovrare un simile allocco.
Volendo spolverare vecchie figuracce internazionali dobbiamo partire da lontano.
La seconda guerra di Indipendenza fu vinta, per così dire, solo grazie all'aiuto decisivo della Francia Napoleonica convinta a entrare in guerra contro l'impero asburgico, non tanto per l'intelligenza diplomatica di Cavour, quanto per la puttanaggine della contessa di Castiglione, Virginia Oldoini, come dire nome omen... non solo, la Francia Napoleonica, a dispetto degli accordi, voltandoci giustamente le spalle si accordò per una pace separata con Francesco Giuseppe. Risultato Lombardia ceduta alla Francia (come accadrà al Veneto sette anni più tardi), che viene rigirata al Regno di sardegna.
Non bastanti le due di indipendenza, a unificazione quasi completata, il nosto "bel paese" alleandosi con la Prussia di Bismarck, dichiara nuovamente guerra all'Austria. Finale tragicomico: sconfitti e in rotta a Custoza, veniamo affondati a Lissa prendendoci anche lo scherno dell'ammiraglio austriaco che afferma "Uomini di ferro su barche di legno sconfiggono navi di ferro guidate da teste di legno". Una riedizione della frase di Metternich dell'Italia espressione geografica.
Della prima guerra mondiale neanche a parlarne, all'indomani della rotta di Caporetto il comando italiano viene chiamato davanti a quello franco-inglese neanche si trattasse di uno scolaretto discolo. Costretti a cambiare capo di stato maggiore e vincere la guerra grazie anche alla spinta alleata.
La seconda guerra mondiale è cosa risaputa e i gesti di supposto eroismo affogano nell'armata brancaleone con in mano le schioppe di trent'anni prima.
Gli ultimi anni sono una goliardica storia recente: governi che cadono tra le urla di giubilo di parlamentari che festeggiano a champagne e mortadella, presidenti del consiglio che si abbandonano nelle ville a feste burlesque, ministri incapaci che compiono gaffe a ripetizione, un elettorato idiota che però vota convintamente gli stessi imbecilli. Chi si somiglia si piglia.
Per tacere dei compitini europei spediti e imposti dalla UE e dalle risate dei presidenti francese e tedesco sulla serietà di questo Paese.
Non c'è nulla da stare allegri, se mai ci fosse stato qualche motivo. La canaglia avente diritto si ostina a eleggere i soliti idioti che da idioti commettono idiozie, come sono idiozie quelle vomitate per commentare il giubilo suscitato dalla scarcerazione di Corona.
Aveva ragione quell'ammiraglio austriaco che dopo la battaglia di Lissa, ci definì teste di legno su barche di ferro, una barca di ferro, simile a un vecchio stivale che imbarca acqua , o meglio la perde come un tubo di fogna rotto.
Fabrizio Corona l'ex re del gossip condannato a 13 anni di carcere (ridotti poi a nove), è stato scarcerato dal carcere di Opera e sarà affidato all'associazione fondata e gestita da don Mazzi.
Non c'è proprio nulla da fare, un Paese ridotto sul lastrico non riesce neanche a mantenere un simulacro di serietà applicando rigorosamente la legge, lasciandosi commuovere dome una donnetta dal "grido di dolore" di mamma Corona e figlio che gridavano a mezza Italia non tanto l'innocenza del condannato (in quanto era imputato per una montagna di reati) quanto per la salute cagionevole di Fabrizio, a loro dire incompatibile col carcere per via degli attacchi di panico. Chissà da dove saranno spuntati gli attacchi di panico, visto che l'ex manager dello scandalismo spiccio, di attacchi, prima dell'arresto, gli aveva dati solo di arroganza e di sfuriate nei talk show.
Ci si perde oggi, nel commentare la notizia magari, affermando che, la condanna a Corona era ingiusta in rapporto a come sono trattati delinquenti comuni, come se la colpa fosse esclusivamente del magistrato e non dei vari governi che hanno reso una barzelletta l'applicazione delle sanzioni (non) previste.
Del resto forse non dovrei essere neanche così disgustato visto che questà è solo l'ultima di una serie di figuracce fatte dal nostro Paese nei confronti di tutto e di tutti, come se, l'Italia fosse una sorta di scemo del villaggio, cui piace essere presa a calci e pugni dai suoi concittadini felici di manovrare un simile allocco.
Volendo spolverare vecchie figuracce internazionali dobbiamo partire da lontano.
La seconda guerra di Indipendenza fu vinta, per così dire, solo grazie all'aiuto decisivo della Francia Napoleonica convinta a entrare in guerra contro l'impero asburgico, non tanto per l'intelligenza diplomatica di Cavour, quanto per la puttanaggine della contessa di Castiglione, Virginia Oldoini, come dire nome omen... non solo, la Francia Napoleonica, a dispetto degli accordi, voltandoci giustamente le spalle si accordò per una pace separata con Francesco Giuseppe. Risultato Lombardia ceduta alla Francia (come accadrà al Veneto sette anni più tardi), che viene rigirata al Regno di sardegna.
Non bastanti le due di indipendenza, a unificazione quasi completata, il nosto "bel paese" alleandosi con la Prussia di Bismarck, dichiara nuovamente guerra all'Austria. Finale tragicomico: sconfitti e in rotta a Custoza, veniamo affondati a Lissa prendendoci anche lo scherno dell'ammiraglio austriaco che afferma "Uomini di ferro su barche di legno sconfiggono navi di ferro guidate da teste di legno". Una riedizione della frase di Metternich dell'Italia espressione geografica.
Della prima guerra mondiale neanche a parlarne, all'indomani della rotta di Caporetto il comando italiano viene chiamato davanti a quello franco-inglese neanche si trattasse di uno scolaretto discolo. Costretti a cambiare capo di stato maggiore e vincere la guerra grazie anche alla spinta alleata.
La seconda guerra mondiale è cosa risaputa e i gesti di supposto eroismo affogano nell'armata brancaleone con in mano le schioppe di trent'anni prima.
Gli ultimi anni sono una goliardica storia recente: governi che cadono tra le urla di giubilo di parlamentari che festeggiano a champagne e mortadella, presidenti del consiglio che si abbandonano nelle ville a feste burlesque, ministri incapaci che compiono gaffe a ripetizione, un elettorato idiota che però vota convintamente gli stessi imbecilli. Chi si somiglia si piglia.
Per tacere dei compitini europei spediti e imposti dalla UE e dalle risate dei presidenti francese e tedesco sulla serietà di questo Paese.
Non c'è nulla da stare allegri, se mai ci fosse stato qualche motivo. La canaglia avente diritto si ostina a eleggere i soliti idioti che da idioti commettono idiozie, come sono idiozie quelle vomitate per commentare il giubilo suscitato dalla scarcerazione di Corona.
Aveva ragione quell'ammiraglio austriaco che dopo la battaglia di Lissa, ci definì teste di legno su barche di ferro, una barca di ferro, simile a un vecchio stivale che imbarca acqua , o meglio la perde come un tubo di fogna rotto.
domenica 1 giugno 2014
Matematica repubblicana.
Oggi 2 giugno 2014 ricorre il 68 compleanno della Repubblica Italiana.
Tralasciando la vuota e monotona retorica sulla storia della sua nascita e il discorso un po' più serio su quello che è tutt'ora invece di quello che doveva essere, parlo di un uomo, anzi un giovane che nel breve spazio della sua vita ha unito ideale (repubblicano) e talento (matematico).
Il suo nome è Evariste Galois personaggio celebre per aver dato il proprio nome a una teoria che risolve un problema fino ad allora rimasto tale, dell'algebra astratta antico di svariati millenni.
Nato a Bourg la Reine il 25 ottobre 1811 si fece notare fin da adolescente per un vero e proprio talento innato nella matematica.
Genio e sregolatezza dovuti al fatto che quando frequentava la scuola, allora un vero e proprio privilegio, trovasse gli esercizi di matematica estremamente banali e noiosi e un giorno esasperato dal maestro che voleva obbligarlo a fargli risolvere uno di questi esercizi, rispose scagliandoli il cancellino utilizzato per pulire la lavagna.
I suoi lavori, dapprima di base per la teoria e che più in la sarebbero state comple e lo avrebbero fatto conoscere ai posteri, non vennero mai pubblicate quando era in vita. Si affannò inutilmente a spedire le sue soluzioni (che erano esatte) a famosi matematici dell'epoca tra cui Poisson che forse, leggendo un po' distrattamente i lavori del giovane fenomeno matematico, non li avrebbe capiti chiedendo delucidazioni e chiedendogli una dimostrazione molto più rigorosa e leggibile che non quella fornita da Galois nell'impeto dei suoi anni di giovane e focoso talento matematico e repubblicano.
Evariste Galois conobbe anche il carcere per via delle sue idee estremiste( fu grazie all'interessamento di influenti amici che riuscirono a scarcerarlo proprio all'indomani dell'ascesa di Luigi Filippo I) a cui diede il suo contributo durante le tre gloriose giornate del luglio 1830 che portarono alla fuga del reazionario Carlo X e all'ascesa di Luigi Filippo I d'Orleans.
Insoddisfatto del nuovo corso storico salutò con un brindisi l'avvento del nuovo sovrano "liberale" con un pugnale in mano in perfetta sintonia col suo caratterte geniale e senza freni.
La morte lo colse non all'improvviso nel 1832, Evariste, secondo una versione ufficiale, morì durante un duello combattuto per salvare l'onore di una ragazza di cui il giovane si era innamorato, un' altra afferma che il duello fu in realtà un paravento per eseguire un omicidio politico e sbarazzarsi di una mente fenomenale e impetuosa nel creare al pari del suo spirito ribelle e repubblicano.
Sia che fosse vera la prima o la seconda ipotesi resta il fatto che il ragazzo trascorse tutta la notte precedente il duello, nel completare e riordinare le carte che dimostravano le sue teorie matematiche.
Spirò il 30 maggio del 1832 colpito da un proiettile durante il duello e le sue ultime parole rivolte al fratello Alfred, furono epiche: "Non piangere per me, ci vuole tutto il mio coraggio per morire a venti anni!"
I suoi lavori furono pubblicati postumi grazie al matematico Liouville che ottenute le sue opere e rendendo il lavoro di Galois più leggibile diede ragione due anni dopo nel 1834, al fenomeno matematico morto a singolar tenzone e gettato in una fossa comune di cui ancora oggi non si sa dove riposano i suoi resti. Il manoscritto originale di Evariste Galois fu pubblicato sul "Giornale di Matematica pura e applicata" e fu la dimnostrazione finale di come Evariste Galois avesse individuato la soluzione su come risolvere algebricamente una equazione precedendo un altro matematico Abel a cui fino ad allora fu attribuito, invece, il merito che in realtà non possedeva.
Davvero un bel connubio tra ideale astratto e concretezza matermatica che, per certi aspetti assomiglia a una religione i cui dogmi non sono mere affermazioni ma dimostrazioni esatte universalmente riconosciute.
Chiudiamo ricordando un altro repubblicano, ancora più giovane vissuto e morto anni prima del Nostro. il suo nome era Joseph Bara ed era un ragazzo tamburino dell'esercito rivoluzionario francese, che combatteva gli insorti monarchici della Vanndea. Rifiutatosi di cedere i cavalli dell'esercito e ancora di più, accerchiato, di gridare "Viva il re!" fu ucciso seduta stante dai vandeani urlando "viva la Repubblica!". Inutile chiedere ai nostri politicanti di prendere esempio da questi due giganti, un lillipuziano resterà tale se lillipuziano lo è a livello psicologico e a oggi in Italia c'è davvero poco di cui andare orgogliosi di QUESTA repubblica che sforna lillipuziani a getto continuo.
Consentitemi di scrivere e dedicare a Evariste Galois una strofa di una canzone di De Andrè che si intitola: "La Guerra di Piero".
"...Cadesti a terra senza un lamento e ti accorgesti in un solo momento che il tempo non ti sarebbe bastato per chieder perdono di ogni peccato. cadesti a terra senza un lamento e ti accorgesti in un solo momento che la tua vita finiva quel giorno e non ci sarebbe stato ritorno.
Ninetta mia crepare di maggio ci vuole tanto troppo coraggio....Dormi sepolto in un campo di grano non è la rosa non è il tulipano che ti fan veglia all'ombra dei fossi ma sono mille papaveri rossi."
Tralasciando la vuota e monotona retorica sulla storia della sua nascita e il discorso un po' più serio su quello che è tutt'ora invece di quello che doveva essere, parlo di un uomo, anzi un giovane che nel breve spazio della sua vita ha unito ideale (repubblicano) e talento (matematico).
Il suo nome è Evariste Galois personaggio celebre per aver dato il proprio nome a una teoria che risolve un problema fino ad allora rimasto tale, dell'algebra astratta antico di svariati millenni.
Nato a Bourg la Reine il 25 ottobre 1811 si fece notare fin da adolescente per un vero e proprio talento innato nella matematica.
Genio e sregolatezza dovuti al fatto che quando frequentava la scuola, allora un vero e proprio privilegio, trovasse gli esercizi di matematica estremamente banali e noiosi e un giorno esasperato dal maestro che voleva obbligarlo a fargli risolvere uno di questi esercizi, rispose scagliandoli il cancellino utilizzato per pulire la lavagna.
I suoi lavori, dapprima di base per la teoria e che più in la sarebbero state comple e lo avrebbero fatto conoscere ai posteri, non vennero mai pubblicate quando era in vita. Si affannò inutilmente a spedire le sue soluzioni (che erano esatte) a famosi matematici dell'epoca tra cui Poisson che forse, leggendo un po' distrattamente i lavori del giovane fenomeno matematico, non li avrebbe capiti chiedendo delucidazioni e chiedendogli una dimostrazione molto più rigorosa e leggibile che non quella fornita da Galois nell'impeto dei suoi anni di giovane e focoso talento matematico e repubblicano.
Evariste Galois conobbe anche il carcere per via delle sue idee estremiste( fu grazie all'interessamento di influenti amici che riuscirono a scarcerarlo proprio all'indomani dell'ascesa di Luigi Filippo I) a cui diede il suo contributo durante le tre gloriose giornate del luglio 1830 che portarono alla fuga del reazionario Carlo X e all'ascesa di Luigi Filippo I d'Orleans.
Insoddisfatto del nuovo corso storico salutò con un brindisi l'avvento del nuovo sovrano "liberale" con un pugnale in mano in perfetta sintonia col suo caratterte geniale e senza freni.
La morte lo colse non all'improvviso nel 1832, Evariste, secondo una versione ufficiale, morì durante un duello combattuto per salvare l'onore di una ragazza di cui il giovane si era innamorato, un' altra afferma che il duello fu in realtà un paravento per eseguire un omicidio politico e sbarazzarsi di una mente fenomenale e impetuosa nel creare al pari del suo spirito ribelle e repubblicano.
Sia che fosse vera la prima o la seconda ipotesi resta il fatto che il ragazzo trascorse tutta la notte precedente il duello, nel completare e riordinare le carte che dimostravano le sue teorie matematiche.
Spirò il 30 maggio del 1832 colpito da un proiettile durante il duello e le sue ultime parole rivolte al fratello Alfred, furono epiche: "Non piangere per me, ci vuole tutto il mio coraggio per morire a venti anni!"
I suoi lavori furono pubblicati postumi grazie al matematico Liouville che ottenute le sue opere e rendendo il lavoro di Galois più leggibile diede ragione due anni dopo nel 1834, al fenomeno matematico morto a singolar tenzone e gettato in una fossa comune di cui ancora oggi non si sa dove riposano i suoi resti. Il manoscritto originale di Evariste Galois fu pubblicato sul "Giornale di Matematica pura e applicata" e fu la dimnostrazione finale di come Evariste Galois avesse individuato la soluzione su come risolvere algebricamente una equazione precedendo un altro matematico Abel a cui fino ad allora fu attribuito, invece, il merito che in realtà non possedeva.
Davvero un bel connubio tra ideale astratto e concretezza matermatica che, per certi aspetti assomiglia a una religione i cui dogmi non sono mere affermazioni ma dimostrazioni esatte universalmente riconosciute.
Chiudiamo ricordando un altro repubblicano, ancora più giovane vissuto e morto anni prima del Nostro. il suo nome era Joseph Bara ed era un ragazzo tamburino dell'esercito rivoluzionario francese, che combatteva gli insorti monarchici della Vanndea. Rifiutatosi di cedere i cavalli dell'esercito e ancora di più, accerchiato, di gridare "Viva il re!" fu ucciso seduta stante dai vandeani urlando "viva la Repubblica!". Inutile chiedere ai nostri politicanti di prendere esempio da questi due giganti, un lillipuziano resterà tale se lillipuziano lo è a livello psicologico e a oggi in Italia c'è davvero poco di cui andare orgogliosi di QUESTA repubblica che sforna lillipuziani a getto continuo.
Consentitemi di scrivere e dedicare a Evariste Galois una strofa di una canzone di De Andrè che si intitola: "La Guerra di Piero".
"...Cadesti a terra senza un lamento e ti accorgesti in un solo momento che il tempo non ti sarebbe bastato per chieder perdono di ogni peccato. cadesti a terra senza un lamento e ti accorgesti in un solo momento che la tua vita finiva quel giorno e non ci sarebbe stato ritorno.
Ninetta mia crepare di maggio ci vuole tanto troppo coraggio....Dormi sepolto in un campo di grano non è la rosa non è il tulipano che ti fan veglia all'ombra dei fossi ma sono mille papaveri rossi."
lunedì 10 febbraio 2014
L' altra faccia del ricordo.
Oggi 10 febbraio si commemorano tutti coloro che perirono tragicamente in Istria, Dalmazia e Friuli Venezia Giulia durante e dopo la Secnda Guerra Mondiale per mano delle truppe jugoslave di Tito.
La tragedia, passata alla storia come "Foibe" prende il nome da cavità carsiche site proprio nei sopracitati luoghi appartenuti all' Italia e ceduti alla Jugoslavia al termine del conflitto.
Migliaia furono le persone che persero la vita scaraventate con scariche di mitragliatrice o con calci dei fucili a gruppi di persone inermi legate con fili di ferro affinchè, poste sull'orlo delle cavità, precipitassero in blocco legate gli uni agli altri.
Le truppe jugoslave tra il 1944 e il 1947 fecero una vera e propria operazione di pulizia etnica in quelle zone trucidando tutti gli italiani rimasti e residenti e costringendo con tali azioni altre centinaia di migliaia di italiani ad abbandonare per sempre i luoghi natali e di vita al fine di evitare la cattura e la morte certa.
Per decenni l'argomento delle "Foibe" è stato taciuto e nascosto alla verità storica fino a quando per volere di Carlo Azeglio Ciampi allora Presidente della Repubblica e del governo Berlusconi si decise di scegliere la data del 10 febbraio per commemorare una tragedia rimasta sotto il tappeto per oltre sessant' anni.
In Italia, patria del melodramma non si perde occasione per tinteggiare a senso unico e con un torrente di commenti lacrimosi e struggenti quella che si, fu una tragedia immane, ma si dimentica volentieri altre tragedie ed efferatezze compiuti dagli italiani in terra Jugoslava e in generale in terra balcanica.
L' allora Regno d'Italia guidato da Mussolini e affiancato da Vittorio Emanuele III entrò in guerra a fianco della Germania nazista il 10 giugno 1940, completamente incapaci di sostenere una guerra sul lungo periodo e provvisti di mezzi antiquati per una guerra di rapido movimento, gli italiani decisero, in Jugoslavia e nei Balcani di sopperire alla mancanza di mezzi con una dose massiccia di crudeltà.
Nel pieno delle operazioni militari condotte parallelamente a quelle tedesche, gli italiani impegnati in Jugoslavia, per stroncare una inattesa resistenza locale utilizzarono, al pari dei loro alleati, lo strumento dei campi di sterminio.
All'interno delle zone occupate nell'attuale Slovenia, i militari italiani comandati dal Generale Mario Roattaa partire dal marzo del 1942, costruirono campi di concentramento in cui internarono migliaia di civili sloveni seguendo le disposizioni scritte nella famosa circolare "3 C" che era una vera e propria dichiarazione di guerra contro la popolazione civile slovena accusata di sostenere le operazioni di difesa degli jugoslavi nella zona.
Rinchiusi a migliaia furono circa 3500 coloro che persero la vita lasciati morire di fame e di sete per fiaccare il morale della popolazione e instaurare un regime di terrore militare.
Addirittura all'interno dei campi di concetramento italiani in Slovenia la percentuale dei morti superava di gran lunga quella dei campi di sterminio nazisti; senza parlare dei villaggi e dei comuni rasi al suolo di intere famiglie slovene trucidate senza pietà nemmeno per donne, vecchi e bambini.
L' Italia al pari della Germania era un Paese aggressore e questo pare essere stato dimenticato quando oggi, ogni anni si commemora la tragedia delle foibe.
Non mi sento di giustificare l'operato dei militari jugoslavi contro la popolazione italiana in Istria e Dalmazia, in quanto atrocità senza appello, ma la cosa irritante è che la commemorazione abbia assunto un senso unico del tutto inappropriato quando sarebbe stato più giusto chiedere umilmente scusa per quanto compiuto dalle truppe militari italiane nei Balcani tra il 1940 e il 1943 e unire la commemorazione delle foibe a una altrettanto sacrosanta commemorazione per le vittime innocenti lasciate morire di fame e di sete nei campi di concentramento italiani in terra Jugoslava e degli eccidi compiuti laggiù.
I commenti sentimentali dei media si commentano da soli, in Italia siamo abituati al tono di tragedia e a urlare "mammasantissima" a ogni piè sospinto, ma mai e dico mai a porci la mano sulla coscienza (sporca) per quanto fatto dai nostri connazionali verso altri popoli e genti inermi e innocenti bollati come criminali per il semplice fatto di difendere la terra in cui erano nati e vissuti.
La tragedia, passata alla storia come "Foibe" prende il nome da cavità carsiche site proprio nei sopracitati luoghi appartenuti all' Italia e ceduti alla Jugoslavia al termine del conflitto.
Migliaia furono le persone che persero la vita scaraventate con scariche di mitragliatrice o con calci dei fucili a gruppi di persone inermi legate con fili di ferro affinchè, poste sull'orlo delle cavità, precipitassero in blocco legate gli uni agli altri.
Le truppe jugoslave tra il 1944 e il 1947 fecero una vera e propria operazione di pulizia etnica in quelle zone trucidando tutti gli italiani rimasti e residenti e costringendo con tali azioni altre centinaia di migliaia di italiani ad abbandonare per sempre i luoghi natali e di vita al fine di evitare la cattura e la morte certa.
Per decenni l'argomento delle "Foibe" è stato taciuto e nascosto alla verità storica fino a quando per volere di Carlo Azeglio Ciampi allora Presidente della Repubblica e del governo Berlusconi si decise di scegliere la data del 10 febbraio per commemorare una tragedia rimasta sotto il tappeto per oltre sessant' anni.
In Italia, patria del melodramma non si perde occasione per tinteggiare a senso unico e con un torrente di commenti lacrimosi e struggenti quella che si, fu una tragedia immane, ma si dimentica volentieri altre tragedie ed efferatezze compiuti dagli italiani in terra Jugoslava e in generale in terra balcanica.
L' allora Regno d'Italia guidato da Mussolini e affiancato da Vittorio Emanuele III entrò in guerra a fianco della Germania nazista il 10 giugno 1940, completamente incapaci di sostenere una guerra sul lungo periodo e provvisti di mezzi antiquati per una guerra di rapido movimento, gli italiani decisero, in Jugoslavia e nei Balcani di sopperire alla mancanza di mezzi con una dose massiccia di crudeltà.
Nel pieno delle operazioni militari condotte parallelamente a quelle tedesche, gli italiani impegnati in Jugoslavia, per stroncare una inattesa resistenza locale utilizzarono, al pari dei loro alleati, lo strumento dei campi di sterminio.
All'interno delle zone occupate nell'attuale Slovenia, i militari italiani comandati dal Generale Mario Roattaa partire dal marzo del 1942, costruirono campi di concentramento in cui internarono migliaia di civili sloveni seguendo le disposizioni scritte nella famosa circolare "3 C" che era una vera e propria dichiarazione di guerra contro la popolazione civile slovena accusata di sostenere le operazioni di difesa degli jugoslavi nella zona.
Rinchiusi a migliaia furono circa 3500 coloro che persero la vita lasciati morire di fame e di sete per fiaccare il morale della popolazione e instaurare un regime di terrore militare.
Addirittura all'interno dei campi di concetramento italiani in Slovenia la percentuale dei morti superava di gran lunga quella dei campi di sterminio nazisti; senza parlare dei villaggi e dei comuni rasi al suolo di intere famiglie slovene trucidate senza pietà nemmeno per donne, vecchi e bambini.
L' Italia al pari della Germania era un Paese aggressore e questo pare essere stato dimenticato quando oggi, ogni anni si commemora la tragedia delle foibe.
Non mi sento di giustificare l'operato dei militari jugoslavi contro la popolazione italiana in Istria e Dalmazia, in quanto atrocità senza appello, ma la cosa irritante è che la commemorazione abbia assunto un senso unico del tutto inappropriato quando sarebbe stato più giusto chiedere umilmente scusa per quanto compiuto dalle truppe militari italiane nei Balcani tra il 1940 e il 1943 e unire la commemorazione delle foibe a una altrettanto sacrosanta commemorazione per le vittime innocenti lasciate morire di fame e di sete nei campi di concentramento italiani in terra Jugoslava e degli eccidi compiuti laggiù.
I commenti sentimentali dei media si commentano da soli, in Italia siamo abituati al tono di tragedia e a urlare "mammasantissima" a ogni piè sospinto, ma mai e dico mai a porci la mano sulla coscienza (sporca) per quanto fatto dai nostri connazionali verso altri popoli e genti inermi e innocenti bollati come criminali per il semplice fatto di difendere la terra in cui erano nati e vissuti.
venerdì 6 dicembre 2013
Chi va e chi resta.
Si è spento serenamente Nelson Mandela l'indiscusso protagonista della lotta (vinta) contro il regime di apartheid in vigore in Sudafrica dal 1948 al 1994.
"Madiba" ha trascorso quasi trent'anni segregato nel carcere di Robben Island a causa della sua implacabile volontà di porre termine a un regime razzista tra i più vergognosi della storia che non ha infettato solo lo Stato Sudafricano ma anche, incredibile a dirsi, anche gli Usa per cento anni dopo la fine della Guerra di Secessione e prima che Martin Luther King pronunciasse la famosa frase "I have a dream" che per incanto abbattè una delle pagine più vergognose della cosiddetta democrazia a stelle e strisce.
Il corso della sua vita ovviamente è stato coronato anche da successi politici e personali come la nomina a Presidente del Sud Africa nel 1994 terminata cinque anni più tardi cui Mandela decise di non ricandidarsi e abbandonare la vita politica restando un colosso della lotta senza quartiere contro la segregazione razziale.
A proposito della rinuncia alle ricandidature, fossero così anche i politici di casa nostra, e non mi riferisco certo al loro impegno contro ogni forma di razzismo visto che a parole, se la cavano abbastanza bene, ma quanto al fatto di rinunciare a qualcosa che siano rimborsi elettorali oppure ricandidature o poltrone date per intercessione politica.
La corte Costituzionale ha sentenziato un verdetto che non poteva essere altrimenti: il Porcellum varato nel 2005 con la Firma di Ciampi allora Presidente della Repubblica, è tutto incostituzionale, siamo in attesa delle motivazioni ma nessuno sente il bisogno di queste formalità.
Una legge elettorale che elimina il diritto di esprimere le preferenze lasciando ai partiti la comodità di inserire i propri candidati non si ha traccia nemmeno durante il ventennio fascista o durante gli anni del Terzo Reich.
In Italia da qualche anno a questa parte per il fatto che nessuno vuole assumersi responsabilità si aspetta sempre che qualcuno tolga le castagne dal fuoco col rischio di scottarsi, La Corte Costituzionale ha fatto paerte del suo dovere e purtroppo è già tanto visto che un Paese un po' più civile sarebbero immediatamente condannati senza essere perseguiti chi la legge la propose, la votò, la firmò e la fece promulgare.
Adesso siamo in attesa che si faccia una legge elettorale senza tanti meccanismi complicati tornando al semplice e puro proporzionale senza soglie di sbarramento e premi di maggioranza che non governa. pace all'anima di coloro che urlano per la possibile ingovernabilità: De Gaulle affermò un giorno che era impossibile governare un Paese, la Francia, che ha decine di tipi diversi di formaggi, figuriamoci l'Italia.
Mai come in questo momento risalta l'esattezza di un vecchio adagio: "Sono sempre i migliori quelli che se ne vanno" infatti loro ci lasciano e noi restiamo ad affogare nella melma di una classe politica che non è nemmeno una frazione di cellula umana rispetto a chi ha avuto coraggio, onore e dignità e vinto le sue battaglie ben più dure di leggi elettorali o di stabilità.
"Madiba" ha trascorso quasi trent'anni segregato nel carcere di Robben Island a causa della sua implacabile volontà di porre termine a un regime razzista tra i più vergognosi della storia che non ha infettato solo lo Stato Sudafricano ma anche, incredibile a dirsi, anche gli Usa per cento anni dopo la fine della Guerra di Secessione e prima che Martin Luther King pronunciasse la famosa frase "I have a dream" che per incanto abbattè una delle pagine più vergognose della cosiddetta democrazia a stelle e strisce.
Il corso della sua vita ovviamente è stato coronato anche da successi politici e personali come la nomina a Presidente del Sud Africa nel 1994 terminata cinque anni più tardi cui Mandela decise di non ricandidarsi e abbandonare la vita politica restando un colosso della lotta senza quartiere contro la segregazione razziale.
A proposito della rinuncia alle ricandidature, fossero così anche i politici di casa nostra, e non mi riferisco certo al loro impegno contro ogni forma di razzismo visto che a parole, se la cavano abbastanza bene, ma quanto al fatto di rinunciare a qualcosa che siano rimborsi elettorali oppure ricandidature o poltrone date per intercessione politica.
La corte Costituzionale ha sentenziato un verdetto che non poteva essere altrimenti: il Porcellum varato nel 2005 con la Firma di Ciampi allora Presidente della Repubblica, è tutto incostituzionale, siamo in attesa delle motivazioni ma nessuno sente il bisogno di queste formalità.
Una legge elettorale che elimina il diritto di esprimere le preferenze lasciando ai partiti la comodità di inserire i propri candidati non si ha traccia nemmeno durante il ventennio fascista o durante gli anni del Terzo Reich.
In Italia da qualche anno a questa parte per il fatto che nessuno vuole assumersi responsabilità si aspetta sempre che qualcuno tolga le castagne dal fuoco col rischio di scottarsi, La Corte Costituzionale ha fatto paerte del suo dovere e purtroppo è già tanto visto che un Paese un po' più civile sarebbero immediatamente condannati senza essere perseguiti chi la legge la propose, la votò, la firmò e la fece promulgare.
Adesso siamo in attesa che si faccia una legge elettorale senza tanti meccanismi complicati tornando al semplice e puro proporzionale senza soglie di sbarramento e premi di maggioranza che non governa. pace all'anima di coloro che urlano per la possibile ingovernabilità: De Gaulle affermò un giorno che era impossibile governare un Paese, la Francia, che ha decine di tipi diversi di formaggi, figuriamoci l'Italia.
Mai come in questo momento risalta l'esattezza di un vecchio adagio: "Sono sempre i migliori quelli che se ne vanno" infatti loro ci lasciano e noi restiamo ad affogare nella melma di una classe politica che non è nemmeno una frazione di cellula umana rispetto a chi ha avuto coraggio, onore e dignità e vinto le sue battaglie ben più dure di leggi elettorali o di stabilità.
mercoledì 11 settembre 2013
I poliziotti del mondo.
Oggi 11 settembre 2013 si commemora l'attacco terrorista contro le Torri gemelle di New York in cui persero la vita 3000 persone.
Come ogni anno si rinnova il pianto e il lamento in memoria di quell'avvenimento che fece capire al mondo che essere una superpotenza, anzi una pre-potenza non assicurava affatto dalla minaccia di essere attaccati in casa propria, del resto se vogliamo dirla tutta, l'11 settembre di dodici anni fa gli Usa ebbero il saldo di quello che hanno fatto per cinquant'anni, ovvero portare bombe e democrazia d'esportazione in ogni angolo del mondo che rischiava di cadere nelle fauci del mostro comunista, ateo e materialista, nonché divoratore di bambini.
L'11 settembre di quarant'anni fa si consumava in Cile un colpo di stato organizzato e finanziato dalla CIA e dal presidente americano Nixon, colui che faceva la guerra ai pesci volanti in Vietnam con l'Agente Orange e il Napalm.
Il colpo di stato in Cile che portò il Paese sotto una cruenta dittatura militare comandata da Pinochet serviva allo "Zio Sam" per garantire i suoi interessi commerciali ed economici in Cile e in tutto il sud america come un moderno Conquistadores.
Il Repubblicano Nixon che aveva orrore del social-comunismo non vide affatto bene l'affermazione regolare e legittima di un candidato socialista, dichiaratamente marxista in un Paese strategico per i loschi affari a stelle e strisce. In una intervista al New York Times, Allende dichiarò che se per gli americani il comunismo era un regime totalitario, per lui era un modo semplice e onesto per liberare gli oppressi e gli sfruttati. Mal gliene incolse. Le sue parole gli si ritorsero contro proprio in quell'11 settembre 1973 quando fu spodestato dal golpe non senza aver resistito barricato all'interno del palazzo presidenziale che veniva bombardato dai militari pilotati dalla CIA.
Il discorso di Obama alla nazione americana è una palese menzogna quando afferma "Noi non siamo i poliziotti del mondo, ma quello che accade in Siria non può essere tollerato in alcun modo"
I fatti accaduti in Cile sopra citati lo sbugiardano apertamente, come lo sbugiardano altrettanto palesemente i bombardamenti effettuati in Laos, Cambogia e Vietnam con armi chimiche esportatrici di democrazia e libertà su civili e villaggi del sud est asiatico tra gli anni '60 e '70.
Se la linea rossa, dell'uso delle armi chimiche da parte del regime di Assad era la linea rossa da non superare, quella linea gli Usa l' hanno oltrepassata più volte come i bombardamenti al fosforo bianco su Dresda, l'attacco nucleare (inutile) al Giappone nell'agosto del 1945 con 300mila morti ammazzati, le bombe all'uranio impoverito durante la guerra in Kosovo nel 1999 o poco prima l'uso di un ordigno nucleare nei pressi di Bassora durante la prima guerra del golfo contro Saddam Hussein.
Caro presidente della pace, gli Usa non sono i poliziotti del mondo perchè non potranno mai esserlo se torturano prigionieri islamici in Afghanistan o in Iraq, se usano mezzi da inquisizione a Guantanamo o pilotano e organizzano colpi di stato per instaurare regimi militari se un governo di sinistra viene eletto democraticamente.
Sarebbe bello che qualcuno dicesse tali verità al presidente americano repubblicano o democratico guraafondaio che essso sia, magari aggiungendo il fatto che, mentre il presidente Kennedy urlava a Berlino la sua cittadinanza berlinese, a casa sua la democrazia americana viveva ancora nel regime di Apartheid con mezzi e locali pubblici destinati a "bianchi" e "neri" e che un decennio prima, sempre nei democraticissimi USA, si era svolta, alla faccia del liberalismo politico, una caccia all'uomo contro sospetti appartenenti al Partito Comunista Statunitense che fu quasi messo al bando a cui seguirono processi infamanti e arresti indiscriminati mostrati in tv.
Caro "Hussein" Obama del poliziotto americano che pesta, ancora oggi, qualche nero o sgancia bombe chimiche per la libertà ne facciamo volentieri a meno senza lacrime e senza piagnistei, quei piagnistei ipocriti che si fanno ogni 11 settembre per ricordare l'attacco alle Torri gemelle e mai, riflessioni sincere per commemorare le atrocità commesse dal poliziotto americano in giro per il mondo.
del resto non ci sarebbe null'altro da piangere se non per le vittime civili causate dall'attacco dell'11 settembre 2001, ma sarebbe bene ricordarsi del motto "Chi la fa l'aspetti" e se tremila persone muoiono in un giorno sarà forse perchè migliaia e migliaia sono morte ingiustamente sotto le bombe yankee esportatrici di una democrazia ipocrita o sotto regimi militari finanziate e manovrate dalla Cia o da presidenti che fanno la guerra ai pesci volanti in Vietnam.
Come ogni anno si rinnova il pianto e il lamento in memoria di quell'avvenimento che fece capire al mondo che essere una superpotenza, anzi una pre-potenza non assicurava affatto dalla minaccia di essere attaccati in casa propria, del resto se vogliamo dirla tutta, l'11 settembre di dodici anni fa gli Usa ebbero il saldo di quello che hanno fatto per cinquant'anni, ovvero portare bombe e democrazia d'esportazione in ogni angolo del mondo che rischiava di cadere nelle fauci del mostro comunista, ateo e materialista, nonché divoratore di bambini.
L'11 settembre di quarant'anni fa si consumava in Cile un colpo di stato organizzato e finanziato dalla CIA e dal presidente americano Nixon, colui che faceva la guerra ai pesci volanti in Vietnam con l'Agente Orange e il Napalm.
Il colpo di stato in Cile che portò il Paese sotto una cruenta dittatura militare comandata da Pinochet serviva allo "Zio Sam" per garantire i suoi interessi commerciali ed economici in Cile e in tutto il sud america come un moderno Conquistadores.
Il Repubblicano Nixon che aveva orrore del social-comunismo non vide affatto bene l'affermazione regolare e legittima di un candidato socialista, dichiaratamente marxista in un Paese strategico per i loschi affari a stelle e strisce. In una intervista al New York Times, Allende dichiarò che se per gli americani il comunismo era un regime totalitario, per lui era un modo semplice e onesto per liberare gli oppressi e gli sfruttati. Mal gliene incolse. Le sue parole gli si ritorsero contro proprio in quell'11 settembre 1973 quando fu spodestato dal golpe non senza aver resistito barricato all'interno del palazzo presidenziale che veniva bombardato dai militari pilotati dalla CIA.
Il discorso di Obama alla nazione americana è una palese menzogna quando afferma "Noi non siamo i poliziotti del mondo, ma quello che accade in Siria non può essere tollerato in alcun modo"
I fatti accaduti in Cile sopra citati lo sbugiardano apertamente, come lo sbugiardano altrettanto palesemente i bombardamenti effettuati in Laos, Cambogia e Vietnam con armi chimiche esportatrici di democrazia e libertà su civili e villaggi del sud est asiatico tra gli anni '60 e '70.
Se la linea rossa, dell'uso delle armi chimiche da parte del regime di Assad era la linea rossa da non superare, quella linea gli Usa l' hanno oltrepassata più volte come i bombardamenti al fosforo bianco su Dresda, l'attacco nucleare (inutile) al Giappone nell'agosto del 1945 con 300mila morti ammazzati, le bombe all'uranio impoverito durante la guerra in Kosovo nel 1999 o poco prima l'uso di un ordigno nucleare nei pressi di Bassora durante la prima guerra del golfo contro Saddam Hussein.
Caro presidente della pace, gli Usa non sono i poliziotti del mondo perchè non potranno mai esserlo se torturano prigionieri islamici in Afghanistan o in Iraq, se usano mezzi da inquisizione a Guantanamo o pilotano e organizzano colpi di stato per instaurare regimi militari se un governo di sinistra viene eletto democraticamente.
Sarebbe bello che qualcuno dicesse tali verità al presidente americano repubblicano o democratico guraafondaio che essso sia, magari aggiungendo il fatto che, mentre il presidente Kennedy urlava a Berlino la sua cittadinanza berlinese, a casa sua la democrazia americana viveva ancora nel regime di Apartheid con mezzi e locali pubblici destinati a "bianchi" e "neri" e che un decennio prima, sempre nei democraticissimi USA, si era svolta, alla faccia del liberalismo politico, una caccia all'uomo contro sospetti appartenenti al Partito Comunista Statunitense che fu quasi messo al bando a cui seguirono processi infamanti e arresti indiscriminati mostrati in tv.
Caro "Hussein" Obama del poliziotto americano che pesta, ancora oggi, qualche nero o sgancia bombe chimiche per la libertà ne facciamo volentieri a meno senza lacrime e senza piagnistei, quei piagnistei ipocriti che si fanno ogni 11 settembre per ricordare l'attacco alle Torri gemelle e mai, riflessioni sincere per commemorare le atrocità commesse dal poliziotto americano in giro per il mondo.
del resto non ci sarebbe null'altro da piangere se non per le vittime civili causate dall'attacco dell'11 settembre 2001, ma sarebbe bene ricordarsi del motto "Chi la fa l'aspetti" e se tremila persone muoiono in un giorno sarà forse perchè migliaia e migliaia sono morte ingiustamente sotto le bombe yankee esportatrici di una democrazia ipocrita o sotto regimi militari finanziate e manovrate dalla Cia o da presidenti che fanno la guerra ai pesci volanti in Vietnam.
domenica 10 febbraio 2013
Verità scomode.
Oggi 10 febbraio 2013 si celebra la data del ricordo di tutti gli italiani istriani e dalmati infoibati dalle truppe jugoslave di Tito durante e poco dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Per decenni il dramma delle foibe,cavità carsiche dell'Istria in cui persero la vita centinaia di cittadini italiani,è stata taciuta,sotterrata,uno scheletro tenuto nell'armadio sottochiave la cui visione e la scoperta era proibita a chiunque in primis al partito Comunista Italiano.
Caduto il muro di Berlino e il comunismo in Russia con il conseguente (e sciagurato) scioglimento del PCI dopo alcuni anni di distanza,ecco apparire la data che in apparenza mette d'accordo tutti e in particolare allinea certa parte politica italiana a galla tra liberismo economico e nostalgie delle camicie nere.
Il sottoscritto ovviamente,si unisce al ricordo di quanti tra il 1944 e il 1946 persero la vita trucidati orribilmente dalle truppe titine che non esitarono anche a uccidere donne e bambini e partigiani italiani dello stesso colore politico per il solo fatto di essere italiani. La pulizia etnica,o meglio,questo è quello che sembra o si vuole far credere in realtà nasconde una verità che gli italiani non sanno,fingono di non sapere o che meglio ancora viene loro taciuta colpevolmente.
Tra il 1942 e il 1943 l'Italia fascista (e monarchica) alleata alla Germania nazista compì azioni militari nell' odierna Slovenia nel tentativo di "allargare" i territori italiani al di là dell'Adriatico. A capo della spedizione militare fu nominato un generale,Mario Roatta,fascista convinto e altrettanto convinto nell'usare ogni mezzo per stroncare la resistenza jugoslava.
Nel 1942 il generale italiano soprannominato "La Bestia nera" per le atrocità di cui si macchiò firmò ed emanò una circolare chiamata "3C" che era una vera e propria dichiarazione di guerra verso le popolazioni jugoslave che,erano sospettate di appoggiare e aiutare la resistenza locale.
Roatta ordinò ai suoi sottoposti e alle truppe italiane di sterminare,stuprare,incendiare,saccheggiare città e cittadini. Non contento del risultato il generale ordinò che fossero costruite appositi campi di concentramento italiani,in territorio sloveno per internare gli abitanti locali.
Interi villaggi furono rasi al suolo,uomini donne e bambini trucidati,altre donne violentate,bastonate e uccise a colpi di fucile o pistola,gli altri abitanti internati in questa campi di sterminio italiani e letteralmente lasciati morire di fame e di sete.
Roatta,dopo l'8 settembre 1943 fu destituito da ogni incarico e per evitare la cattura si rifugiò in Spagna protetto dal regime franchista,all'indomani della guerra fu sottoposto a processo ma non per i crimini commessi in Slovenia ma per la mancata difesa di Roma,condannato all'ergastolo in contumacia,grazia all'amnistia di Togliatti,i crimini di Roatta rimasero impuniti. La "Bestia nera" non scontò un giorno di prigione alla faccia dei 3000 morti ammazzati jugoslavi.
Il punto è questo: i morti sono tutti uguali anche se permangono le differenze tra chi,dopo l'8 settembre combatteva con la RSI e chi con i partigiani,e dunque,tornando alla questione,i morti sloveni ammazzati dalle truppe italiane tra il 1942 e il 1943 non sono affatto diversi e inferiori degli italiani infoibati (per vendetta) dalle truppe titine sul finire della guerra. E se Tito si sporcò le mani del sangue degli italiani residenti in Istria gettandoli nelle foibe,altrettanto l'Italia e il suo governo (monarchia sabauda compresa) si sporcò le mani internando e massacrando jugoslavi civili durante la guerra. Un Paese sconfitto e umiliato a settant'anni di distanza non può e non deve rimuovere quello che ha compiuto colpevolmente schierandosi dalla parte del torto volutamente e adesso commemora i morti ammazzati stracciandosi le vesti ricordandosi ciò che fa più comodo.
Se data del ricordo deve essere oggi si condannino anche i crimini dell'Italia dell'epoca e non solo durante la guerra ma anche durante le conquista coloniali: dai pozzi di acqua avvelenati in Libia,ai gas mortali (proibiti) utilizzati in Etiopia,fino alle suddette stragi in Jugoslavia e al pugno di ferro e al sangue versato in Grecia con la strage di Domenikon.
Se apriamo la nostra memoria,e ci ricordassimo delle sozzerie compiuta dal nostro esercito in mezzo mondo fino al 1943 forse capiremmo la reazione delle truppe jugoslave che fecero piazza pulita degli italiani sconfitti e colpevoli.
Per decenni il dramma delle foibe,cavità carsiche dell'Istria in cui persero la vita centinaia di cittadini italiani,è stata taciuta,sotterrata,uno scheletro tenuto nell'armadio sottochiave la cui visione e la scoperta era proibita a chiunque in primis al partito Comunista Italiano.
Caduto il muro di Berlino e il comunismo in Russia con il conseguente (e sciagurato) scioglimento del PCI dopo alcuni anni di distanza,ecco apparire la data che in apparenza mette d'accordo tutti e in particolare allinea certa parte politica italiana a galla tra liberismo economico e nostalgie delle camicie nere.
Il sottoscritto ovviamente,si unisce al ricordo di quanti tra il 1944 e il 1946 persero la vita trucidati orribilmente dalle truppe titine che non esitarono anche a uccidere donne e bambini e partigiani italiani dello stesso colore politico per il solo fatto di essere italiani. La pulizia etnica,o meglio,questo è quello che sembra o si vuole far credere in realtà nasconde una verità che gli italiani non sanno,fingono di non sapere o che meglio ancora viene loro taciuta colpevolmente.
Tra il 1942 e il 1943 l'Italia fascista (e monarchica) alleata alla Germania nazista compì azioni militari nell' odierna Slovenia nel tentativo di "allargare" i territori italiani al di là dell'Adriatico. A capo della spedizione militare fu nominato un generale,Mario Roatta,fascista convinto e altrettanto convinto nell'usare ogni mezzo per stroncare la resistenza jugoslava.
Nel 1942 il generale italiano soprannominato "La Bestia nera" per le atrocità di cui si macchiò firmò ed emanò una circolare chiamata "3C" che era una vera e propria dichiarazione di guerra verso le popolazioni jugoslave che,erano sospettate di appoggiare e aiutare la resistenza locale.
Roatta ordinò ai suoi sottoposti e alle truppe italiane di sterminare,stuprare,incendiare,saccheggiare città e cittadini. Non contento del risultato il generale ordinò che fossero costruite appositi campi di concentramento italiani,in territorio sloveno per internare gli abitanti locali.
Interi villaggi furono rasi al suolo,uomini donne e bambini trucidati,altre donne violentate,bastonate e uccise a colpi di fucile o pistola,gli altri abitanti internati in questa campi di sterminio italiani e letteralmente lasciati morire di fame e di sete.
Roatta,dopo l'8 settembre 1943 fu destituito da ogni incarico e per evitare la cattura si rifugiò in Spagna protetto dal regime franchista,all'indomani della guerra fu sottoposto a processo ma non per i crimini commessi in Slovenia ma per la mancata difesa di Roma,condannato all'ergastolo in contumacia,grazia all'amnistia di Togliatti,i crimini di Roatta rimasero impuniti. La "Bestia nera" non scontò un giorno di prigione alla faccia dei 3000 morti ammazzati jugoslavi.
Il punto è questo: i morti sono tutti uguali anche se permangono le differenze tra chi,dopo l'8 settembre combatteva con la RSI e chi con i partigiani,e dunque,tornando alla questione,i morti sloveni ammazzati dalle truppe italiane tra il 1942 e il 1943 non sono affatto diversi e inferiori degli italiani infoibati (per vendetta) dalle truppe titine sul finire della guerra. E se Tito si sporcò le mani del sangue degli italiani residenti in Istria gettandoli nelle foibe,altrettanto l'Italia e il suo governo (monarchia sabauda compresa) si sporcò le mani internando e massacrando jugoslavi civili durante la guerra. Un Paese sconfitto e umiliato a settant'anni di distanza non può e non deve rimuovere quello che ha compiuto colpevolmente schierandosi dalla parte del torto volutamente e adesso commemora i morti ammazzati stracciandosi le vesti ricordandosi ciò che fa più comodo.
Se data del ricordo deve essere oggi si condannino anche i crimini dell'Italia dell'epoca e non solo durante la guerra ma anche durante le conquista coloniali: dai pozzi di acqua avvelenati in Libia,ai gas mortali (proibiti) utilizzati in Etiopia,fino alle suddette stragi in Jugoslavia e al pugno di ferro e al sangue versato in Grecia con la strage di Domenikon.
Se apriamo la nostra memoria,e ci ricordassimo delle sozzerie compiuta dal nostro esercito in mezzo mondo fino al 1943 forse capiremmo la reazione delle truppe jugoslave che fecero piazza pulita degli italiani sconfitti e colpevoli.
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