Si tiene a Roma in questio giorni il Sinodo dei vescovi che sono chiamati a esprimersi (non a decidere) su un tema che sta dividendo la comunità crisitana e le alte gerarchie ecclesiastiche: ovvero concedere o meno l'eucarestia anche a coppie di divorziati e risposati.
Innanzitutto partiamo da una precisazione doverosa. Il divorzio è una legge dello stato italiano varata all'inizio degli anni '70 e confermata tramite un referendum popolare che ne chiedeva l'abrogazione.
La Chiesa Cattolica Apostolica Romana ha sempre combattuto, contrastato, la legge battendosi accanitamente affinchè il referendum popolare abrogasse la legge che istituiva "lo scioglimento" del matrimonio civile.
La stessa Chiesa non riconosce alcuna validità al divorzio in quanto esso non scioglie definitivamente in alcun modo il vincolo matrimoniale che si interrompe, secondo la dottrina, esclusivamente con la morte naturale di uno dei due partner.
Il cattolicesimo prevede, come del resto, lo stato italiano, l'annullamento del matrimonio, secondo regole e modalità ben definite e specifiche, ad esempio: la costrizione, la minaccia, un matrimonio svoltosi senza l'accordo dei due coniugi o, più semplicemente perchè è venuto meno l'obiettivo principale del sacramento ovvero, la nascita dei figli dunque la consumazione del matrimonio.
Qualcuno potrebbe benissimo chiedersi quale differenza intercorra tra scioglimento del vincolo matrimoniale e annullamento: la differenza è che il divorzio viene sancito tramite articoli di legge e stabilito da un giudice secolare in una aula di tribunale in base alle leggi vigenti ma che non "cancella" il vincolo matrimoniale ma stabilisce in sostanza che i due partner liberi dal legame possono contrarre nuove nozze. Dunque il matrimonio precedente è, ragionando in termini religiosi, ancora valido, ergo per la Chiesa cattolica i divorziati risposati, congiungendosi con un altro partner si macchiano di un peccato mortale gravissimo quale la bigamia.
Non riconoscendo validità al divorzio, la Chiesa impedisce la celebrazione di nuove nozze a uomini e donne divorziati e non concede il sacramento dell'eucarestia a essi in quanto in stato di peccato mortale.
Anticipando i commenti superflui a questa esposizione dei fatti, dico subito che, quanto scritto sopra non è quanto sostengo io, povero (in)fedele ma quanto stabilisce da decenni la Chiesa cattolica all'interno della sua dottrina e del suo insegnamento. Se ciò rende retrograda la religione cattolica, a tratti liberticida e amorale, si sappia che la religione cattolica non può per natura essere un organismo democratico intendendo "democrazia" il concetto sviluppato a partire dal settecento con l'affermazione dei diritti dell'uomo e del cittadino e via discorrendo. Quindi misurare la dottrina e il comportamento della Chiesa in termini di illuminismo e liberalismo e diritti umani è quanto più sbagliato si possa fare, la Chiesa cattolica non risponde al mondo secolare e ai suoi "principi" in quanto porta avanti una dottrina lunga oltre duemila anni.
Chiusa questa parentesi, passiamo ai fatti di giornata.
Durante i lavori del Sinodo un vescovo parlando davanti all'assemblea, ha esposto un episodio strappalacrime ma che, analizzandolo, suscita un moto di scandalo e di indignazione per chi conosce a fondo il funzionamento della Chiesa Cattolica.
Il vescovo in questione ha detto che durante la celebrazione della messa a cui partecipavano una coppia di divorziati, non potendo, il vescovo concedere il sacramento a nessuno dei due ha visto il figlio della coppia scoppiata prendere in mano l'ostia dividerla in due e consegnarla, con un gesto di carità, a entrambi. Fiumi di lacrime italiche, fazzoletti a portata di mano, commozione allo stato puro, una esplosione di buoni sentimenti per i soliti imbecilli che si lasciano abindolare da episodi simili.
In realtà osservando crudamente l'episodio si tratta nient'altro di uno dei più gravi e pericolosi casi di sacrilegio compiuto ai danni della particola che, come tutti sappiamo, per il dogma della Transunstanziazione diventa sangue e corpo di Cristo.
Fino al Concilio Vaticano II era impensabile, inconcepibile, assolutamente vietato prendere da parte del fedele la particola consacrata direttamente dalle mani del sacerdote, in quanto atto sacrilego che veniva aspramente punito. L'atto è sacrilego tutt'ora anche se il "reato" è passato in secondo piano data la abitudine dei fedeli che ogni domenica si lasciano, per così dire, prendere la mano.
"Reato" non perseguibile più di tanto, o meglio non come cento anni fa, in quanto il fedele sarebbe anche autorizzato a prendere la particola consacrata con le mani. Perchè?
Perchè Paolo VI a conclusione del Concilio Vaticano II firmò a malincuore e anche controvoglia e addirittura con inganno un documento in cui si stabiliva un indulto per quei fedeli che, per sbadataggine o ignoranza avessero preso tra le mani l'ostia direttamente dalle mani del sacerdote.
Quindi tutto finito? No, perchè per i tanti che sono addentrati nel meccanismo della Chiesa e praticano costantemente la fede cattolica, l'atto di prendere tra le mani l'ostia rimane sempre un sacrilegio gravissimo in quanto offende il corpo e il sangue di Cristo. A conferma di tale fatto faccio un esempio un po' lontano e un po' diverso che potrebbe rendere bene l'idea: Alessandro VI alias Rodrigo Borgia durante la celebrazione solenne della messa, fece cadere involontariamente una particola per terra, un suo assistente prontamente si accinse a raccoglierla, quando fu briscamente fermato dal papa che gli ordinò di lasciarla stare dov'era. Il gesto suscitò ripugnanza perfino a un ecclesiastico che commentò la vicenda scandalizzato al termine della funzione.
Concludo nel far notare su come certe notizie suscitino facilmente l'emozione lacrimosa dei cittadini comuni che vedono nella negazione dell'eucarestia ai divorziati risposati una intollerabile ingiustizia accusando la Chiesa di essere matrigna.
In realtà le cose studiandole stanno in maniera completamente diversa: non è la Chiesa ad allontanare i fedeli, in quanto il messaggio e la dottrina riguarda e raggiunge tutti e tutti i ceti sociali senza distizione (altro che la democrazia e i diritti umani...), ma sono i fedeli che compiendo una scelta, offerta dal mondo secolare come un atto di progresso, si allontanano dalla Chiesa. Essa agisce e si comporta secondo una dottrina vecchia di due millenni che non può e non deve essere misurata con i parametri del concetto del mondo secolare i cui valori e i cui principi sono labili e possono essere rimangiati.
Per cui cari lettori prima di stracciarvi le vesti dopo aver ascoltato o letto il racconto del monsignore in questione e lasciarvi scappare la lacrimuccia da coccodrillo, cercate di capire, come funziona il meccanismo della Chiesa e cosa dice la dottrina della stessa in proposito a episodi simili, prima di ululare alla luna il vostro dolore o fare come le volpi che, non potendo raggiungere l'uva dissero che era acerba.
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giovedì 15 ottobre 2015
giovedì 18 giugno 2015
La fogna del Mediterraneo.
Dovevo aspettarmi una notizia simile, ma sinceramente, leggendola, sono comunque disgustato.
Fabrizio Corona l'ex re del gossip condannato a 13 anni di carcere (ridotti poi a nove), è stato scarcerato dal carcere di Opera e sarà affidato all'associazione fondata e gestita da don Mazzi.
Non c'è proprio nulla da fare, un Paese ridotto sul lastrico non riesce neanche a mantenere un simulacro di serietà applicando rigorosamente la legge, lasciandosi commuovere dome una donnetta dal "grido di dolore" di mamma Corona e figlio che gridavano a mezza Italia non tanto l'innocenza del condannato (in quanto era imputato per una montagna di reati) quanto per la salute cagionevole di Fabrizio, a loro dire incompatibile col carcere per via degli attacchi di panico. Chissà da dove saranno spuntati gli attacchi di panico, visto che l'ex manager dello scandalismo spiccio, di attacchi, prima dell'arresto, gli aveva dati solo di arroganza e di sfuriate nei talk show.
Ci si perde oggi, nel commentare la notizia magari, affermando che, la condanna a Corona era ingiusta in rapporto a come sono trattati delinquenti comuni, come se la colpa fosse esclusivamente del magistrato e non dei vari governi che hanno reso una barzelletta l'applicazione delle sanzioni (non) previste.
Del resto forse non dovrei essere neanche così disgustato visto che questà è solo l'ultima di una serie di figuracce fatte dal nostro Paese nei confronti di tutto e di tutti, come se, l'Italia fosse una sorta di scemo del villaggio, cui piace essere presa a calci e pugni dai suoi concittadini felici di manovrare un simile allocco.
Volendo spolverare vecchie figuracce internazionali dobbiamo partire da lontano.
La seconda guerra di Indipendenza fu vinta, per così dire, solo grazie all'aiuto decisivo della Francia Napoleonica convinta a entrare in guerra contro l'impero asburgico, non tanto per l'intelligenza diplomatica di Cavour, quanto per la puttanaggine della contessa di Castiglione, Virginia Oldoini, come dire nome omen... non solo, la Francia Napoleonica, a dispetto degli accordi, voltandoci giustamente le spalle si accordò per una pace separata con Francesco Giuseppe. Risultato Lombardia ceduta alla Francia (come accadrà al Veneto sette anni più tardi), che viene rigirata al Regno di sardegna.
Non bastanti le due di indipendenza, a unificazione quasi completata, il nosto "bel paese" alleandosi con la Prussia di Bismarck, dichiara nuovamente guerra all'Austria. Finale tragicomico: sconfitti e in rotta a Custoza, veniamo affondati a Lissa prendendoci anche lo scherno dell'ammiraglio austriaco che afferma "Uomini di ferro su barche di legno sconfiggono navi di ferro guidate da teste di legno". Una riedizione della frase di Metternich dell'Italia espressione geografica.
Della prima guerra mondiale neanche a parlarne, all'indomani della rotta di Caporetto il comando italiano viene chiamato davanti a quello franco-inglese neanche si trattasse di uno scolaretto discolo. Costretti a cambiare capo di stato maggiore e vincere la guerra grazie anche alla spinta alleata.
La seconda guerra mondiale è cosa risaputa e i gesti di supposto eroismo affogano nell'armata brancaleone con in mano le schioppe di trent'anni prima.
Gli ultimi anni sono una goliardica storia recente: governi che cadono tra le urla di giubilo di parlamentari che festeggiano a champagne e mortadella, presidenti del consiglio che si abbandonano nelle ville a feste burlesque, ministri incapaci che compiono gaffe a ripetizione, un elettorato idiota che però vota convintamente gli stessi imbecilli. Chi si somiglia si piglia.
Per tacere dei compitini europei spediti e imposti dalla UE e dalle risate dei presidenti francese e tedesco sulla serietà di questo Paese.
Non c'è nulla da stare allegri, se mai ci fosse stato qualche motivo. La canaglia avente diritto si ostina a eleggere i soliti idioti che da idioti commettono idiozie, come sono idiozie quelle vomitate per commentare il giubilo suscitato dalla scarcerazione di Corona.
Aveva ragione quell'ammiraglio austriaco che dopo la battaglia di Lissa, ci definì teste di legno su barche di ferro, una barca di ferro, simile a un vecchio stivale che imbarca acqua , o meglio la perde come un tubo di fogna rotto.
Fabrizio Corona l'ex re del gossip condannato a 13 anni di carcere (ridotti poi a nove), è stato scarcerato dal carcere di Opera e sarà affidato all'associazione fondata e gestita da don Mazzi.
Non c'è proprio nulla da fare, un Paese ridotto sul lastrico non riesce neanche a mantenere un simulacro di serietà applicando rigorosamente la legge, lasciandosi commuovere dome una donnetta dal "grido di dolore" di mamma Corona e figlio che gridavano a mezza Italia non tanto l'innocenza del condannato (in quanto era imputato per una montagna di reati) quanto per la salute cagionevole di Fabrizio, a loro dire incompatibile col carcere per via degli attacchi di panico. Chissà da dove saranno spuntati gli attacchi di panico, visto che l'ex manager dello scandalismo spiccio, di attacchi, prima dell'arresto, gli aveva dati solo di arroganza e di sfuriate nei talk show.
Ci si perde oggi, nel commentare la notizia magari, affermando che, la condanna a Corona era ingiusta in rapporto a come sono trattati delinquenti comuni, come se la colpa fosse esclusivamente del magistrato e non dei vari governi che hanno reso una barzelletta l'applicazione delle sanzioni (non) previste.
Del resto forse non dovrei essere neanche così disgustato visto che questà è solo l'ultima di una serie di figuracce fatte dal nostro Paese nei confronti di tutto e di tutti, come se, l'Italia fosse una sorta di scemo del villaggio, cui piace essere presa a calci e pugni dai suoi concittadini felici di manovrare un simile allocco.
Volendo spolverare vecchie figuracce internazionali dobbiamo partire da lontano.
La seconda guerra di Indipendenza fu vinta, per così dire, solo grazie all'aiuto decisivo della Francia Napoleonica convinta a entrare in guerra contro l'impero asburgico, non tanto per l'intelligenza diplomatica di Cavour, quanto per la puttanaggine della contessa di Castiglione, Virginia Oldoini, come dire nome omen... non solo, la Francia Napoleonica, a dispetto degli accordi, voltandoci giustamente le spalle si accordò per una pace separata con Francesco Giuseppe. Risultato Lombardia ceduta alla Francia (come accadrà al Veneto sette anni più tardi), che viene rigirata al Regno di sardegna.
Non bastanti le due di indipendenza, a unificazione quasi completata, il nosto "bel paese" alleandosi con la Prussia di Bismarck, dichiara nuovamente guerra all'Austria. Finale tragicomico: sconfitti e in rotta a Custoza, veniamo affondati a Lissa prendendoci anche lo scherno dell'ammiraglio austriaco che afferma "Uomini di ferro su barche di legno sconfiggono navi di ferro guidate da teste di legno". Una riedizione della frase di Metternich dell'Italia espressione geografica.
Della prima guerra mondiale neanche a parlarne, all'indomani della rotta di Caporetto il comando italiano viene chiamato davanti a quello franco-inglese neanche si trattasse di uno scolaretto discolo. Costretti a cambiare capo di stato maggiore e vincere la guerra grazie anche alla spinta alleata.
La seconda guerra mondiale è cosa risaputa e i gesti di supposto eroismo affogano nell'armata brancaleone con in mano le schioppe di trent'anni prima.
Gli ultimi anni sono una goliardica storia recente: governi che cadono tra le urla di giubilo di parlamentari che festeggiano a champagne e mortadella, presidenti del consiglio che si abbandonano nelle ville a feste burlesque, ministri incapaci che compiono gaffe a ripetizione, un elettorato idiota che però vota convintamente gli stessi imbecilli. Chi si somiglia si piglia.
Per tacere dei compitini europei spediti e imposti dalla UE e dalle risate dei presidenti francese e tedesco sulla serietà di questo Paese.
Non c'è nulla da stare allegri, se mai ci fosse stato qualche motivo. La canaglia avente diritto si ostina a eleggere i soliti idioti che da idioti commettono idiozie, come sono idiozie quelle vomitate per commentare il giubilo suscitato dalla scarcerazione di Corona.
Aveva ragione quell'ammiraglio austriaco che dopo la battaglia di Lissa, ci definì teste di legno su barche di ferro, una barca di ferro, simile a un vecchio stivale che imbarca acqua , o meglio la perde come un tubo di fogna rotto.
domenica 14 giugno 2015
L'eco dell'ignoranza.
Rieccomi qui a scrivere sulle nuove uscite di Papa Bergoglio, forse non tanto su di lui, quanto degli ignoranti che bevendo tutto ciò che si dice, con il senso critico sotto terra, esultano per le frasi pompate ad arte.
Riepiloghiamo. Qualche giorno fa, di ritorno da una visita in Bosnia, il pontefice, intrattenendosi con alcuni giornalisti, sull'aereo, ha lanciato affermazioni che, per alcuni sono state un pugno allo stomaco, quando in verità si tratta, in ultima analisi di un richiamo. Le frasi incriminate sono le seguenti: "La chiesa non ha bisogno di veggenti e neanche di messaggi alle quattro del pomeriggio." "Non affogate la fede in un religione soft" un richiamo non tanto velato al "caso" Medjugorje cui la Chiesa nonostante alcuni anni passati nello studiare accuratamente il caso, non si è pronunciata. Le frasi di Bergoglio hanno, giustamente scatenato una diatriba tra feroci denigratori dell'ultima sede mariana, e convinti sostenitori, oltre che un ginepraio di vuote parole e opinionisti parolai.
Leggendo attentamente le frasi del pontefice, non si trova nulla di strano, ne di scandaloso, dichiarando che alla Chiesa non servono, per esistere, veggenti, che in realtà, quando riconosciuti come tali, sono solo mero strumento per diffondere il messaggio. Forse più discutibile potrebbe essere la frase sui messaggi inviati alle quattro del pomeriggio.
Non è un mistero che la principale "veggente" di Medjugorje si presenti puntualmente ogni due di gni mese per ricevere presunti messaggi mariani. Ovviamente per chi si sofferma sul fatto delle coincidenze, si potrebbe obiettare che, nel passato non tanto remoto, i veggenti ricevevano i messaggi con una certa puntualità e quasi sempre allo stesso posto e che, i messaggi, analizzandoli, non pare essere cambiati di una virgola.
Per chi invece ragiona più profondamente, il Papa richiama il "gregge" nel non badare e nel non dare importanza a quando e dove il messaggio viene comunicato, ma alla sua natura, al suo significato profondo.
Le frasi del pontefice hanno siscitato reazioni da parte di convinti sostenitori della località bosniaca, come l'ex presentatore e inviato Paolo Brosio che ha affermato che a Medjugorje si sono compiuti e si compiono, quasi quotidianamente, eventi inspiegabili come guarigioni da malattie impossibili, conversioni e su come nella località i fedeli recitino devotamente preghiere, compiono digiuni, pregano il rosario etc. Ci mancherebbe altro, verrebbe da dire, le parole del papa non si riferivano al comportamento tenuto all'interno della località su cui la Chiesa esita a esporsi ufficialmente, quanto al richiamno stesso al fedele nel non cadere nel materialismo del come e del quando viene comunicato il messaggio.
Siccome i media non contenti di scribacchiare stupidaggini sono alla ricerca di frasi ad effetto, pare abbiano trovato (epurando parte del contenuto intrinseco) l'Uomo della Provvidenza. Nuova dichiarazione del papa: "La chiesa è pronta a fissare una data comune per la celebrazione della Pasqua". Apriti cielo. I media ignoranti pompano la notizia facendola passare per una svolta epocale, l'eco dell'ignoranza raggiunge l'acme, un punto di non ritorno, uno squallido nirvana.
Sembrerebbe che ortodossi e cattolici facciano apposta a non celebrare insieme la Pasqua per via dello scisma (a proposito, chi lo sa?) mai ricomposto cui pendevano su entrambi, fino al 1965, le scomuniche ufficiali comminate quasi mille anni prima.
In realtà le cose stanno diversamente, ma i media, strumento di lurido mercato, non si dilungano in spiegazioni perchè il prodotto (la notizia) non sarebbe appetibile sul mercato e resterebbe invenduta.
La Pasqua è una festa mobile fin dal primo Concilio di Nicea del IV secolo d.C. convocato dall'imperatore Costantino (l'uomo del "in hoc signo vinces" prima della battaglia di Ponte Milvio) in cui si stabili che fosse celebrata e festeggiata la prima settimana dopo il primo plenilunio dell'equinozio di primavera fissato il 21 marzo, dunque sarebbe un po' difficile rifare tutto da capo senza neanche convocare un Concilio apposito che metta d'accordo ortodossi e cattolici.
Punto secondo, la differenza nei tempi di celebrazione è molto più pratica: gli ortodossi hanno ancora in vigore il vecchio calendario giuliano, mentre i cattolici utilizzano dal 1584 il calendario Gregoriano. Il nome dell'attuale calendario deriva dal Papa Gregorio XIII che, con una squadra di scienziati, si rese conto che il calendario giuliano, per la sua conformità aveva accumulato dall'anno del suo utilizzo (46 a.C.) al 1584 un ritardo, nel fissare la date dell'equinozio di ben dieci giorni e che, dunque continuando ad utilizzare, il vecchio calendario si sarebbe dovuta celebrare la Primavera e la pasqua in piena estate. Il nuovo pontefice corresse con gli studiosi matematici e astronomi,l'errore portando in avanti di dieci giorni il nuovo anno e abbandonando il vecchio calendario giuliano per quello, per l'appunto gregoriano.
Ciò influì ovviamente sui rispettivi tempi di celebrazione della Pasqua. Quello che è stata una affermazione di ottimismo si è trasformata in una svolta epocale, quando in realtà gli ostacoli da superare sono tutti in piedi. Basterà fissare una data comune per la riappacificazione e la riunione? saranno disposti gli ortodossi a passare al calendario gregoriano, magari mettendo da parte il non riconoscimento del primato petrino? E poi il papa come pensa di proseguire? Chi convincerà gli ortodossi sulla questione del filioque? E sulla Trasunstanziazione? Facile, far credere agli ignoranti di ogni ceto sociale che basta una affermazione per una svolta epocale, in relatà, le differenze sono tante e solo gli stupidi non se ne accorgono, come quanto spiegato sopra.
I tempi sono quelli che sono e il mercato, anjche quello giornalistico, ha deteriorato la qualità dell'informazione e del sapere per sposare il guadagno e il profitto.
Riepiloghiamo. Qualche giorno fa, di ritorno da una visita in Bosnia, il pontefice, intrattenendosi con alcuni giornalisti, sull'aereo, ha lanciato affermazioni che, per alcuni sono state un pugno allo stomaco, quando in verità si tratta, in ultima analisi di un richiamo. Le frasi incriminate sono le seguenti: "La chiesa non ha bisogno di veggenti e neanche di messaggi alle quattro del pomeriggio." "Non affogate la fede in un religione soft" un richiamo non tanto velato al "caso" Medjugorje cui la Chiesa nonostante alcuni anni passati nello studiare accuratamente il caso, non si è pronunciata. Le frasi di Bergoglio hanno, giustamente scatenato una diatriba tra feroci denigratori dell'ultima sede mariana, e convinti sostenitori, oltre che un ginepraio di vuote parole e opinionisti parolai.
Leggendo attentamente le frasi del pontefice, non si trova nulla di strano, ne di scandaloso, dichiarando che alla Chiesa non servono, per esistere, veggenti, che in realtà, quando riconosciuti come tali, sono solo mero strumento per diffondere il messaggio. Forse più discutibile potrebbe essere la frase sui messaggi inviati alle quattro del pomeriggio.
Non è un mistero che la principale "veggente" di Medjugorje si presenti puntualmente ogni due di gni mese per ricevere presunti messaggi mariani. Ovviamente per chi si sofferma sul fatto delle coincidenze, si potrebbe obiettare che, nel passato non tanto remoto, i veggenti ricevevano i messaggi con una certa puntualità e quasi sempre allo stesso posto e che, i messaggi, analizzandoli, non pare essere cambiati di una virgola.
Per chi invece ragiona più profondamente, il Papa richiama il "gregge" nel non badare e nel non dare importanza a quando e dove il messaggio viene comunicato, ma alla sua natura, al suo significato profondo.
Le frasi del pontefice hanno siscitato reazioni da parte di convinti sostenitori della località bosniaca, come l'ex presentatore e inviato Paolo Brosio che ha affermato che a Medjugorje si sono compiuti e si compiono, quasi quotidianamente, eventi inspiegabili come guarigioni da malattie impossibili, conversioni e su come nella località i fedeli recitino devotamente preghiere, compiono digiuni, pregano il rosario etc. Ci mancherebbe altro, verrebbe da dire, le parole del papa non si riferivano al comportamento tenuto all'interno della località su cui la Chiesa esita a esporsi ufficialmente, quanto al richiamno stesso al fedele nel non cadere nel materialismo del come e del quando viene comunicato il messaggio.
Siccome i media non contenti di scribacchiare stupidaggini sono alla ricerca di frasi ad effetto, pare abbiano trovato (epurando parte del contenuto intrinseco) l'Uomo della Provvidenza. Nuova dichiarazione del papa: "La chiesa è pronta a fissare una data comune per la celebrazione della Pasqua". Apriti cielo. I media ignoranti pompano la notizia facendola passare per una svolta epocale, l'eco dell'ignoranza raggiunge l'acme, un punto di non ritorno, uno squallido nirvana.
Sembrerebbe che ortodossi e cattolici facciano apposta a non celebrare insieme la Pasqua per via dello scisma (a proposito, chi lo sa?) mai ricomposto cui pendevano su entrambi, fino al 1965, le scomuniche ufficiali comminate quasi mille anni prima.
In realtà le cose stanno diversamente, ma i media, strumento di lurido mercato, non si dilungano in spiegazioni perchè il prodotto (la notizia) non sarebbe appetibile sul mercato e resterebbe invenduta.
La Pasqua è una festa mobile fin dal primo Concilio di Nicea del IV secolo d.C. convocato dall'imperatore Costantino (l'uomo del "in hoc signo vinces" prima della battaglia di Ponte Milvio) in cui si stabili che fosse celebrata e festeggiata la prima settimana dopo il primo plenilunio dell'equinozio di primavera fissato il 21 marzo, dunque sarebbe un po' difficile rifare tutto da capo senza neanche convocare un Concilio apposito che metta d'accordo ortodossi e cattolici.
Punto secondo, la differenza nei tempi di celebrazione è molto più pratica: gli ortodossi hanno ancora in vigore il vecchio calendario giuliano, mentre i cattolici utilizzano dal 1584 il calendario Gregoriano. Il nome dell'attuale calendario deriva dal Papa Gregorio XIII che, con una squadra di scienziati, si rese conto che il calendario giuliano, per la sua conformità aveva accumulato dall'anno del suo utilizzo (46 a.C.) al 1584 un ritardo, nel fissare la date dell'equinozio di ben dieci giorni e che, dunque continuando ad utilizzare, il vecchio calendario si sarebbe dovuta celebrare la Primavera e la pasqua in piena estate. Il nuovo pontefice corresse con gli studiosi matematici e astronomi,l'errore portando in avanti di dieci giorni il nuovo anno e abbandonando il vecchio calendario giuliano per quello, per l'appunto gregoriano.
Ciò influì ovviamente sui rispettivi tempi di celebrazione della Pasqua. Quello che è stata una affermazione di ottimismo si è trasformata in una svolta epocale, quando in realtà gli ostacoli da superare sono tutti in piedi. Basterà fissare una data comune per la riappacificazione e la riunione? saranno disposti gli ortodossi a passare al calendario gregoriano, magari mettendo da parte il non riconoscimento del primato petrino? E poi il papa come pensa di proseguire? Chi convincerà gli ortodossi sulla questione del filioque? E sulla Trasunstanziazione? Facile, far credere agli ignoranti di ogni ceto sociale che basta una affermazione per una svolta epocale, in relatà, le differenze sono tante e solo gli stupidi non se ne accorgono, come quanto spiegato sopra.
I tempi sono quelli che sono e il mercato, anjche quello giornalistico, ha deteriorato la qualità dell'informazione e del sapere per sposare il guadagno e il profitto.
lunedì 29 dicembre 2014
"Uno spettro si aggira per l'Europa..."
Iniziava così il "Manifesto" scritto dal teorico del comunismo scientifico Karl Marx. E pare che il prossimo anno si apre proprio all'insegna non degli spettri ma di cambiamenti veri che arrivano dalla patria della democrazie e del pensiero filosofico. La Grecia.
Il paese ellenico andrà alle elezioni il prossimo 25 gennaio come previsto dalla costituzione greca in quanto, il parlamento non è riuscito a eleggere il Presidente della Repubblica e dunque, la Carta prevede che in questo caso le camere vengano sciolte e si vada a elezioni anticipate.
Neanche a dirlo si è scatenato il terrore anti-sinistra sui mercati europei che urlano inutilmente al lupo, infatti se il candidato della Sinistra Radicale (Siryza) Alexis Tsipras dovesse (come dicono i sondaggi) vincere le elezioni, la Troika potrebbe avere i suoi grattacapi. Il candidato della sinistra radicale infatti ha stilato un programma che mira all'aumento dei salari, al riotrno delle tredicesime e una completa revisione se non un alt perentorio al programma di macelleria sociale intrapreso dalla destra liberista di Samaras, che diligentemente vorrebbe proseguire eseguendo i ricatti della Troika che, in un mondoi più normale sarebbe sbattuta davanti al plotone d'esecuzione senza equo processo.
L'unico problema (non da poco) sarà creare una coalizione che sostenga il candidato di Siryza al governo e qui c'è da segnalare l'incomprensibile rifiuto del KKE (Partito Comunista Greco) a formare una forza di esecutivo social-comunista.
Sperando che sia la volta buona per mandare al diavolo la Troika e i suoi ricatti e far capire ad altri membri dell'UE che forse è il caso di votare assai più a sinistra e far crollare una Unione Europea fondata sul mercato, la finanza deregolamentata, le privatizzazioni e altro marciume.
Nessun ricatto della Troika dovrà essere accettato da Tsipras, in caso di vittoria, anzi, se si tira la corda meglio uscire dall' Europa e arrivederci, nessun ricatto e soprattutto avanzare la proposta come per la Germania del 1952 di cancellazione del debito pubblico e permanenza senza condizioni nell'Euro alla faccia della Merkel e dei falchi liberisti.
Se si vuole uscire dalla tenaglia dell'austerity serve un terremoto, meglio se arriva dalla Grecia per poi diffondersi ovunque. Peccato che non ci sia più il pericolo del bolscevismo, ma non è mai troppo tardi. Oggi in Grecia, domani in Europa.
Il paese ellenico andrà alle elezioni il prossimo 25 gennaio come previsto dalla costituzione greca in quanto, il parlamento non è riuscito a eleggere il Presidente della Repubblica e dunque, la Carta prevede che in questo caso le camere vengano sciolte e si vada a elezioni anticipate.
Neanche a dirlo si è scatenato il terrore anti-sinistra sui mercati europei che urlano inutilmente al lupo, infatti se il candidato della Sinistra Radicale (Siryza) Alexis Tsipras dovesse (come dicono i sondaggi) vincere le elezioni, la Troika potrebbe avere i suoi grattacapi. Il candidato della sinistra radicale infatti ha stilato un programma che mira all'aumento dei salari, al riotrno delle tredicesime e una completa revisione se non un alt perentorio al programma di macelleria sociale intrapreso dalla destra liberista di Samaras, che diligentemente vorrebbe proseguire eseguendo i ricatti della Troika che, in un mondoi più normale sarebbe sbattuta davanti al plotone d'esecuzione senza equo processo.
L'unico problema (non da poco) sarà creare una coalizione che sostenga il candidato di Siryza al governo e qui c'è da segnalare l'incomprensibile rifiuto del KKE (Partito Comunista Greco) a formare una forza di esecutivo social-comunista.
Sperando che sia la volta buona per mandare al diavolo la Troika e i suoi ricatti e far capire ad altri membri dell'UE che forse è il caso di votare assai più a sinistra e far crollare una Unione Europea fondata sul mercato, la finanza deregolamentata, le privatizzazioni e altro marciume.
Nessun ricatto della Troika dovrà essere accettato da Tsipras, in caso di vittoria, anzi, se si tira la corda meglio uscire dall' Europa e arrivederci, nessun ricatto e soprattutto avanzare la proposta come per la Germania del 1952 di cancellazione del debito pubblico e permanenza senza condizioni nell'Euro alla faccia della Merkel e dei falchi liberisti.
Se si vuole uscire dalla tenaglia dell'austerity serve un terremoto, meglio se arriva dalla Grecia per poi diffondersi ovunque. Peccato che non ci sia più il pericolo del bolscevismo, ma non è mai troppo tardi. Oggi in Grecia, domani in Europa.
domenica 1 giugno 2014
Matematica repubblicana.
Oggi 2 giugno 2014 ricorre il 68 compleanno della Repubblica Italiana.
Tralasciando la vuota e monotona retorica sulla storia della sua nascita e il discorso un po' più serio su quello che è tutt'ora invece di quello che doveva essere, parlo di un uomo, anzi un giovane che nel breve spazio della sua vita ha unito ideale (repubblicano) e talento (matematico).
Il suo nome è Evariste Galois personaggio celebre per aver dato il proprio nome a una teoria che risolve un problema fino ad allora rimasto tale, dell'algebra astratta antico di svariati millenni.
Nato a Bourg la Reine il 25 ottobre 1811 si fece notare fin da adolescente per un vero e proprio talento innato nella matematica.
Genio e sregolatezza dovuti al fatto che quando frequentava la scuola, allora un vero e proprio privilegio, trovasse gli esercizi di matematica estremamente banali e noiosi e un giorno esasperato dal maestro che voleva obbligarlo a fargli risolvere uno di questi esercizi, rispose scagliandoli il cancellino utilizzato per pulire la lavagna.
I suoi lavori, dapprima di base per la teoria e che più in la sarebbero state comple e lo avrebbero fatto conoscere ai posteri, non vennero mai pubblicate quando era in vita. Si affannò inutilmente a spedire le sue soluzioni (che erano esatte) a famosi matematici dell'epoca tra cui Poisson che forse, leggendo un po' distrattamente i lavori del giovane fenomeno matematico, non li avrebbe capiti chiedendo delucidazioni e chiedendogli una dimostrazione molto più rigorosa e leggibile che non quella fornita da Galois nell'impeto dei suoi anni di giovane e focoso talento matematico e repubblicano.
Evariste Galois conobbe anche il carcere per via delle sue idee estremiste( fu grazie all'interessamento di influenti amici che riuscirono a scarcerarlo proprio all'indomani dell'ascesa di Luigi Filippo I) a cui diede il suo contributo durante le tre gloriose giornate del luglio 1830 che portarono alla fuga del reazionario Carlo X e all'ascesa di Luigi Filippo I d'Orleans.
Insoddisfatto del nuovo corso storico salutò con un brindisi l'avvento del nuovo sovrano "liberale" con un pugnale in mano in perfetta sintonia col suo caratterte geniale e senza freni.
La morte lo colse non all'improvviso nel 1832, Evariste, secondo una versione ufficiale, morì durante un duello combattuto per salvare l'onore di una ragazza di cui il giovane si era innamorato, un' altra afferma che il duello fu in realtà un paravento per eseguire un omicidio politico e sbarazzarsi di una mente fenomenale e impetuosa nel creare al pari del suo spirito ribelle e repubblicano.
Sia che fosse vera la prima o la seconda ipotesi resta il fatto che il ragazzo trascorse tutta la notte precedente il duello, nel completare e riordinare le carte che dimostravano le sue teorie matematiche.
Spirò il 30 maggio del 1832 colpito da un proiettile durante il duello e le sue ultime parole rivolte al fratello Alfred, furono epiche: "Non piangere per me, ci vuole tutto il mio coraggio per morire a venti anni!"
I suoi lavori furono pubblicati postumi grazie al matematico Liouville che ottenute le sue opere e rendendo il lavoro di Galois più leggibile diede ragione due anni dopo nel 1834, al fenomeno matematico morto a singolar tenzone e gettato in una fossa comune di cui ancora oggi non si sa dove riposano i suoi resti. Il manoscritto originale di Evariste Galois fu pubblicato sul "Giornale di Matematica pura e applicata" e fu la dimnostrazione finale di come Evariste Galois avesse individuato la soluzione su come risolvere algebricamente una equazione precedendo un altro matematico Abel a cui fino ad allora fu attribuito, invece, il merito che in realtà non possedeva.
Davvero un bel connubio tra ideale astratto e concretezza matermatica che, per certi aspetti assomiglia a una religione i cui dogmi non sono mere affermazioni ma dimostrazioni esatte universalmente riconosciute.
Chiudiamo ricordando un altro repubblicano, ancora più giovane vissuto e morto anni prima del Nostro. il suo nome era Joseph Bara ed era un ragazzo tamburino dell'esercito rivoluzionario francese, che combatteva gli insorti monarchici della Vanndea. Rifiutatosi di cedere i cavalli dell'esercito e ancora di più, accerchiato, di gridare "Viva il re!" fu ucciso seduta stante dai vandeani urlando "viva la Repubblica!". Inutile chiedere ai nostri politicanti di prendere esempio da questi due giganti, un lillipuziano resterà tale se lillipuziano lo è a livello psicologico e a oggi in Italia c'è davvero poco di cui andare orgogliosi di QUESTA repubblica che sforna lillipuziani a getto continuo.
Consentitemi di scrivere e dedicare a Evariste Galois una strofa di una canzone di De Andrè che si intitola: "La Guerra di Piero".
"...Cadesti a terra senza un lamento e ti accorgesti in un solo momento che il tempo non ti sarebbe bastato per chieder perdono di ogni peccato. cadesti a terra senza un lamento e ti accorgesti in un solo momento che la tua vita finiva quel giorno e non ci sarebbe stato ritorno.
Ninetta mia crepare di maggio ci vuole tanto troppo coraggio....Dormi sepolto in un campo di grano non è la rosa non è il tulipano che ti fan veglia all'ombra dei fossi ma sono mille papaveri rossi."
Tralasciando la vuota e monotona retorica sulla storia della sua nascita e il discorso un po' più serio su quello che è tutt'ora invece di quello che doveva essere, parlo di un uomo, anzi un giovane che nel breve spazio della sua vita ha unito ideale (repubblicano) e talento (matematico).
Il suo nome è Evariste Galois personaggio celebre per aver dato il proprio nome a una teoria che risolve un problema fino ad allora rimasto tale, dell'algebra astratta antico di svariati millenni.
Nato a Bourg la Reine il 25 ottobre 1811 si fece notare fin da adolescente per un vero e proprio talento innato nella matematica.
Genio e sregolatezza dovuti al fatto che quando frequentava la scuola, allora un vero e proprio privilegio, trovasse gli esercizi di matematica estremamente banali e noiosi e un giorno esasperato dal maestro che voleva obbligarlo a fargli risolvere uno di questi esercizi, rispose scagliandoli il cancellino utilizzato per pulire la lavagna.
I suoi lavori, dapprima di base per la teoria e che più in la sarebbero state comple e lo avrebbero fatto conoscere ai posteri, non vennero mai pubblicate quando era in vita. Si affannò inutilmente a spedire le sue soluzioni (che erano esatte) a famosi matematici dell'epoca tra cui Poisson che forse, leggendo un po' distrattamente i lavori del giovane fenomeno matematico, non li avrebbe capiti chiedendo delucidazioni e chiedendogli una dimostrazione molto più rigorosa e leggibile che non quella fornita da Galois nell'impeto dei suoi anni di giovane e focoso talento matematico e repubblicano.
Evariste Galois conobbe anche il carcere per via delle sue idee estremiste( fu grazie all'interessamento di influenti amici che riuscirono a scarcerarlo proprio all'indomani dell'ascesa di Luigi Filippo I) a cui diede il suo contributo durante le tre gloriose giornate del luglio 1830 che portarono alla fuga del reazionario Carlo X e all'ascesa di Luigi Filippo I d'Orleans.
Insoddisfatto del nuovo corso storico salutò con un brindisi l'avvento del nuovo sovrano "liberale" con un pugnale in mano in perfetta sintonia col suo caratterte geniale e senza freni.
La morte lo colse non all'improvviso nel 1832, Evariste, secondo una versione ufficiale, morì durante un duello combattuto per salvare l'onore di una ragazza di cui il giovane si era innamorato, un' altra afferma che il duello fu in realtà un paravento per eseguire un omicidio politico e sbarazzarsi di una mente fenomenale e impetuosa nel creare al pari del suo spirito ribelle e repubblicano.
Sia che fosse vera la prima o la seconda ipotesi resta il fatto che il ragazzo trascorse tutta la notte precedente il duello, nel completare e riordinare le carte che dimostravano le sue teorie matematiche.
Spirò il 30 maggio del 1832 colpito da un proiettile durante il duello e le sue ultime parole rivolte al fratello Alfred, furono epiche: "Non piangere per me, ci vuole tutto il mio coraggio per morire a venti anni!"
I suoi lavori furono pubblicati postumi grazie al matematico Liouville che ottenute le sue opere e rendendo il lavoro di Galois più leggibile diede ragione due anni dopo nel 1834, al fenomeno matematico morto a singolar tenzone e gettato in una fossa comune di cui ancora oggi non si sa dove riposano i suoi resti. Il manoscritto originale di Evariste Galois fu pubblicato sul "Giornale di Matematica pura e applicata" e fu la dimnostrazione finale di come Evariste Galois avesse individuato la soluzione su come risolvere algebricamente una equazione precedendo un altro matematico Abel a cui fino ad allora fu attribuito, invece, il merito che in realtà non possedeva.
Davvero un bel connubio tra ideale astratto e concretezza matermatica che, per certi aspetti assomiglia a una religione i cui dogmi non sono mere affermazioni ma dimostrazioni esatte universalmente riconosciute.
Chiudiamo ricordando un altro repubblicano, ancora più giovane vissuto e morto anni prima del Nostro. il suo nome era Joseph Bara ed era un ragazzo tamburino dell'esercito rivoluzionario francese, che combatteva gli insorti monarchici della Vanndea. Rifiutatosi di cedere i cavalli dell'esercito e ancora di più, accerchiato, di gridare "Viva il re!" fu ucciso seduta stante dai vandeani urlando "viva la Repubblica!". Inutile chiedere ai nostri politicanti di prendere esempio da questi due giganti, un lillipuziano resterà tale se lillipuziano lo è a livello psicologico e a oggi in Italia c'è davvero poco di cui andare orgogliosi di QUESTA repubblica che sforna lillipuziani a getto continuo.
Consentitemi di scrivere e dedicare a Evariste Galois una strofa di una canzone di De Andrè che si intitola: "La Guerra di Piero".
"...Cadesti a terra senza un lamento e ti accorgesti in un solo momento che il tempo non ti sarebbe bastato per chieder perdono di ogni peccato. cadesti a terra senza un lamento e ti accorgesti in un solo momento che la tua vita finiva quel giorno e non ci sarebbe stato ritorno.
Ninetta mia crepare di maggio ci vuole tanto troppo coraggio....Dormi sepolto in un campo di grano non è la rosa non è il tulipano che ti fan veglia all'ombra dei fossi ma sono mille papaveri rossi."
mercoledì 7 maggio 2014
"Lectio Magistralis"
Un Paese che non finisce mai di stupire. L'università Bocconi di Milano ha invitato, per una solenne "Lectio Magistralis", su come diventare ricchi e famosi nientepopodimeno che Flavio Briatore che ricco e famoso lo è già.
Le cose che stupiscono sono due: l'uno è il personaggio invitato per tenere una lezione magistrale su un argomento squallido, l'altro è il comportamento dei laureandi che per assistere alla lezione sono accorsi a centinaia tra spintoni, gridolini manco si trattasse di una rock star o un redivivo tronista.
Oltre a questo c'è da aggiungere anche un commento sulla lezione tenuta da Briatore che in parole povere ha detto ai laureandi che nonostante la preparazione universitaria a cui sono sottoposti, sono degli sfigati futuri disoccupati che in Italia non solo non troveranno lavoro come manger o direttori di aziende prestigiose ma, con la laurea bocconiana farebbero meglio ad aprirsi una pizzeria, "Tanto se fallite con la pizzerie potete dire almeno di averne mangiato uno spigolo" Testuali parole.
Battute feroci che in un Paese serio e con un tasso di normalità alto sarebbero state rispedite al mittente tra lazzi, insulti e la minaccia di prendere il billionario gestore della sua locanda di milionari a sprangate se non avesse abbandonato l'aula.
Siccome l'Italia è l'essenza dell'idioza sociale, politica e oggi anche universitaria, ciò non è accaduto lasciando il posto a risate e foto di rito. Le mamme e i papà dei laureandi saranno orgogliose dei loro pargoli che ridendo alle battute da padrone di Briatore hanno dimostrato di essere aborti viventi.
Non finisce qui, Briatore ha fatto notare come i suoi dipendenti prendano dai tremila ai cinquemila euro mance incluse e sorridono perchè sono felici, certo felici loro ma non chi il cameriere lo fa in pizzeria o al ristorante dove se va bene lavora a nero e i cinquemila euro li vede nell'arco di un decennio.
I laureandi figli di papà e fancazzisti nati e cresciutoi certo non si pingono il problema, per loro il mondo è bello perchè le rette la pagano i genitori, contenti dei loro figli che un domani siederanno in consiglio di amministrazione e saranno la classe dirigente del Paese.
Davvero un bello spettacolo, un bell'esempio concreto e reale sui sedicenti futuri manager che al massimo in giacca e cravatta saranno lo zimbello del Paese a sua volta zimbello dell'Europa, un paese in cui per una lezione magistrale chiama un sospetto milionario (non perchè lo sia davvero, ma per il modo sospetto in cui è diventato tale in poco tempo) che pontifica su come diventare milionari e famosi per poi affermare di aprirsi una trattoria dove almeno si mangia e si beve dimenticando il fatto che, nonostante la laurea bocconiana, ci si ritrovi a servire ai tavoli o a cucinare per quattordici ore filate.
Briatore ha bocciato anche le start up che sono la vera innovazione del momento definendole fuffa e aria fritta, affermazione accolta da applausi e risate divertite.
Sarebbe davvero il caso di aprire una gigantesca trattoria dove spedire a scarpate nel sedere i futuri laureandi che hanno assistito annuendo alla lezione magistrale e con loro i dirigenti della Bocconi e i suoi sedicenti professori e tutti i componenti della struttura, magari facendoli lavorare come bestie per poi fargli fare la fine che facevano gli ebrei e gli zingari sotto Hitler, cotti nei forni crematori, che nel caso sarebbero forni per cuocere i polli.
A proposito di Flavio Briatore, volevo riprendere una vecchia intervista fatta a Piergiorgio Odifreddi, logico matematico e saggista che Briatore lo ha conosciuto bene.
Il professore ricorda di Briatore che nonostante frequentasse lo stesso istituto tecnico geometra di Cuneo Flavio fosse un autentico perdigiorno e uno zuccone, superando a stento gli esami e su quando un giorno alla guida di una macchina andò giù per una scarpata facendo un pauroso incidente, Briatore, racconta Odifreddi nella vecchia intervista, scomparve dalla città ritornando dopo qualche anno ricco e coperto di gloria, in maniera sospetta.
Sul soggetto che ha tenuto tanta prestigiosa lezione basta dire quanto detto poc'anzi. Sulla Bocconi e sui suoi studenti basta far calare un piumone pietoso, certo è risaputo che da quella università uscirà la nuova classe dirigente, i nuovi colletti bianchi, coloro che siedieranno dentro la stanza dei bottoni.
I risultati sono evidenti, di bocconiani ne abbiamo avuti anche al governo Monti, creando disastri e facendo rimpiangere il governo dei nani e delle ballerine.
Per il momento ai futuri laureandi della Bocconi auguriamo di abbottonarsi bene la camicia bianca, inamidarsi il colletto e cominciare a esercitarsi a portare i piatti e apparecchiare i tavoli, ad accogliere i clienti proni se non prostrati per terra, chissà se con la laurea in tasca a furia di leccare il culo a qualche loro cliente milionario, non vengano assunti da Briatore per lavorare al Billionaire oppure farsi fare una foto con un dirigente di azienda multinazionale che, sfruttando i lavoratori ha avuto più culo di loro nel finire nella stanza dei bottoni con le segretarie sbottonate che fanno gavetta e.....Bocconi!
Le cose che stupiscono sono due: l'uno è il personaggio invitato per tenere una lezione magistrale su un argomento squallido, l'altro è il comportamento dei laureandi che per assistere alla lezione sono accorsi a centinaia tra spintoni, gridolini manco si trattasse di una rock star o un redivivo tronista.
Oltre a questo c'è da aggiungere anche un commento sulla lezione tenuta da Briatore che in parole povere ha detto ai laureandi che nonostante la preparazione universitaria a cui sono sottoposti, sono degli sfigati futuri disoccupati che in Italia non solo non troveranno lavoro come manger o direttori di aziende prestigiose ma, con la laurea bocconiana farebbero meglio ad aprirsi una pizzeria, "Tanto se fallite con la pizzerie potete dire almeno di averne mangiato uno spigolo" Testuali parole.
Battute feroci che in un Paese serio e con un tasso di normalità alto sarebbero state rispedite al mittente tra lazzi, insulti e la minaccia di prendere il billionario gestore della sua locanda di milionari a sprangate se non avesse abbandonato l'aula.
Siccome l'Italia è l'essenza dell'idioza sociale, politica e oggi anche universitaria, ciò non è accaduto lasciando il posto a risate e foto di rito. Le mamme e i papà dei laureandi saranno orgogliose dei loro pargoli che ridendo alle battute da padrone di Briatore hanno dimostrato di essere aborti viventi.
Non finisce qui, Briatore ha fatto notare come i suoi dipendenti prendano dai tremila ai cinquemila euro mance incluse e sorridono perchè sono felici, certo felici loro ma non chi il cameriere lo fa in pizzeria o al ristorante dove se va bene lavora a nero e i cinquemila euro li vede nell'arco di un decennio.
I laureandi figli di papà e fancazzisti nati e cresciutoi certo non si pingono il problema, per loro il mondo è bello perchè le rette la pagano i genitori, contenti dei loro figli che un domani siederanno in consiglio di amministrazione e saranno la classe dirigente del Paese.
Davvero un bello spettacolo, un bell'esempio concreto e reale sui sedicenti futuri manager che al massimo in giacca e cravatta saranno lo zimbello del Paese a sua volta zimbello dell'Europa, un paese in cui per una lezione magistrale chiama un sospetto milionario (non perchè lo sia davvero, ma per il modo sospetto in cui è diventato tale in poco tempo) che pontifica su come diventare milionari e famosi per poi affermare di aprirsi una trattoria dove almeno si mangia e si beve dimenticando il fatto che, nonostante la laurea bocconiana, ci si ritrovi a servire ai tavoli o a cucinare per quattordici ore filate.
Briatore ha bocciato anche le start up che sono la vera innovazione del momento definendole fuffa e aria fritta, affermazione accolta da applausi e risate divertite.
Sarebbe davvero il caso di aprire una gigantesca trattoria dove spedire a scarpate nel sedere i futuri laureandi che hanno assistito annuendo alla lezione magistrale e con loro i dirigenti della Bocconi e i suoi sedicenti professori e tutti i componenti della struttura, magari facendoli lavorare come bestie per poi fargli fare la fine che facevano gli ebrei e gli zingari sotto Hitler, cotti nei forni crematori, che nel caso sarebbero forni per cuocere i polli.
A proposito di Flavio Briatore, volevo riprendere una vecchia intervista fatta a Piergiorgio Odifreddi, logico matematico e saggista che Briatore lo ha conosciuto bene.
Il professore ricorda di Briatore che nonostante frequentasse lo stesso istituto tecnico geometra di Cuneo Flavio fosse un autentico perdigiorno e uno zuccone, superando a stento gli esami e su quando un giorno alla guida di una macchina andò giù per una scarpata facendo un pauroso incidente, Briatore, racconta Odifreddi nella vecchia intervista, scomparve dalla città ritornando dopo qualche anno ricco e coperto di gloria, in maniera sospetta.
Sul soggetto che ha tenuto tanta prestigiosa lezione basta dire quanto detto poc'anzi. Sulla Bocconi e sui suoi studenti basta far calare un piumone pietoso, certo è risaputo che da quella università uscirà la nuova classe dirigente, i nuovi colletti bianchi, coloro che siedieranno dentro la stanza dei bottoni.
I risultati sono evidenti, di bocconiani ne abbiamo avuti anche al governo Monti, creando disastri e facendo rimpiangere il governo dei nani e delle ballerine.
Per il momento ai futuri laureandi della Bocconi auguriamo di abbottonarsi bene la camicia bianca, inamidarsi il colletto e cominciare a esercitarsi a portare i piatti e apparecchiare i tavoli, ad accogliere i clienti proni se non prostrati per terra, chissà se con la laurea in tasca a furia di leccare il culo a qualche loro cliente milionario, non vengano assunti da Briatore per lavorare al Billionaire oppure farsi fare una foto con un dirigente di azienda multinazionale che, sfruttando i lavoratori ha avuto più culo di loro nel finire nella stanza dei bottoni con le segretarie sbottonate che fanno gavetta e.....Bocconi!
lunedì 10 febbraio 2014
L' altra faccia del ricordo.
Oggi 10 febbraio si commemorano tutti coloro che perirono tragicamente in Istria, Dalmazia e Friuli Venezia Giulia durante e dopo la Secnda Guerra Mondiale per mano delle truppe jugoslave di Tito.
La tragedia, passata alla storia come "Foibe" prende il nome da cavità carsiche site proprio nei sopracitati luoghi appartenuti all' Italia e ceduti alla Jugoslavia al termine del conflitto.
Migliaia furono le persone che persero la vita scaraventate con scariche di mitragliatrice o con calci dei fucili a gruppi di persone inermi legate con fili di ferro affinchè, poste sull'orlo delle cavità, precipitassero in blocco legate gli uni agli altri.
Le truppe jugoslave tra il 1944 e il 1947 fecero una vera e propria operazione di pulizia etnica in quelle zone trucidando tutti gli italiani rimasti e residenti e costringendo con tali azioni altre centinaia di migliaia di italiani ad abbandonare per sempre i luoghi natali e di vita al fine di evitare la cattura e la morte certa.
Per decenni l'argomento delle "Foibe" è stato taciuto e nascosto alla verità storica fino a quando per volere di Carlo Azeglio Ciampi allora Presidente della Repubblica e del governo Berlusconi si decise di scegliere la data del 10 febbraio per commemorare una tragedia rimasta sotto il tappeto per oltre sessant' anni.
In Italia, patria del melodramma non si perde occasione per tinteggiare a senso unico e con un torrente di commenti lacrimosi e struggenti quella che si, fu una tragedia immane, ma si dimentica volentieri altre tragedie ed efferatezze compiuti dagli italiani in terra Jugoslava e in generale in terra balcanica.
L' allora Regno d'Italia guidato da Mussolini e affiancato da Vittorio Emanuele III entrò in guerra a fianco della Germania nazista il 10 giugno 1940, completamente incapaci di sostenere una guerra sul lungo periodo e provvisti di mezzi antiquati per una guerra di rapido movimento, gli italiani decisero, in Jugoslavia e nei Balcani di sopperire alla mancanza di mezzi con una dose massiccia di crudeltà.
Nel pieno delle operazioni militari condotte parallelamente a quelle tedesche, gli italiani impegnati in Jugoslavia, per stroncare una inattesa resistenza locale utilizzarono, al pari dei loro alleati, lo strumento dei campi di sterminio.
All'interno delle zone occupate nell'attuale Slovenia, i militari italiani comandati dal Generale Mario Roattaa partire dal marzo del 1942, costruirono campi di concentramento in cui internarono migliaia di civili sloveni seguendo le disposizioni scritte nella famosa circolare "3 C" che era una vera e propria dichiarazione di guerra contro la popolazione civile slovena accusata di sostenere le operazioni di difesa degli jugoslavi nella zona.
Rinchiusi a migliaia furono circa 3500 coloro che persero la vita lasciati morire di fame e di sete per fiaccare il morale della popolazione e instaurare un regime di terrore militare.
Addirittura all'interno dei campi di concetramento italiani in Slovenia la percentuale dei morti superava di gran lunga quella dei campi di sterminio nazisti; senza parlare dei villaggi e dei comuni rasi al suolo di intere famiglie slovene trucidate senza pietà nemmeno per donne, vecchi e bambini.
L' Italia al pari della Germania era un Paese aggressore e questo pare essere stato dimenticato quando oggi, ogni anni si commemora la tragedia delle foibe.
Non mi sento di giustificare l'operato dei militari jugoslavi contro la popolazione italiana in Istria e Dalmazia, in quanto atrocità senza appello, ma la cosa irritante è che la commemorazione abbia assunto un senso unico del tutto inappropriato quando sarebbe stato più giusto chiedere umilmente scusa per quanto compiuto dalle truppe militari italiane nei Balcani tra il 1940 e il 1943 e unire la commemorazione delle foibe a una altrettanto sacrosanta commemorazione per le vittime innocenti lasciate morire di fame e di sete nei campi di concentramento italiani in terra Jugoslava e degli eccidi compiuti laggiù.
I commenti sentimentali dei media si commentano da soli, in Italia siamo abituati al tono di tragedia e a urlare "mammasantissima" a ogni piè sospinto, ma mai e dico mai a porci la mano sulla coscienza (sporca) per quanto fatto dai nostri connazionali verso altri popoli e genti inermi e innocenti bollati come criminali per il semplice fatto di difendere la terra in cui erano nati e vissuti.
La tragedia, passata alla storia come "Foibe" prende il nome da cavità carsiche site proprio nei sopracitati luoghi appartenuti all' Italia e ceduti alla Jugoslavia al termine del conflitto.
Migliaia furono le persone che persero la vita scaraventate con scariche di mitragliatrice o con calci dei fucili a gruppi di persone inermi legate con fili di ferro affinchè, poste sull'orlo delle cavità, precipitassero in blocco legate gli uni agli altri.
Le truppe jugoslave tra il 1944 e il 1947 fecero una vera e propria operazione di pulizia etnica in quelle zone trucidando tutti gli italiani rimasti e residenti e costringendo con tali azioni altre centinaia di migliaia di italiani ad abbandonare per sempre i luoghi natali e di vita al fine di evitare la cattura e la morte certa.
Per decenni l'argomento delle "Foibe" è stato taciuto e nascosto alla verità storica fino a quando per volere di Carlo Azeglio Ciampi allora Presidente della Repubblica e del governo Berlusconi si decise di scegliere la data del 10 febbraio per commemorare una tragedia rimasta sotto il tappeto per oltre sessant' anni.
In Italia, patria del melodramma non si perde occasione per tinteggiare a senso unico e con un torrente di commenti lacrimosi e struggenti quella che si, fu una tragedia immane, ma si dimentica volentieri altre tragedie ed efferatezze compiuti dagli italiani in terra Jugoslava e in generale in terra balcanica.
L' allora Regno d'Italia guidato da Mussolini e affiancato da Vittorio Emanuele III entrò in guerra a fianco della Germania nazista il 10 giugno 1940, completamente incapaci di sostenere una guerra sul lungo periodo e provvisti di mezzi antiquati per una guerra di rapido movimento, gli italiani decisero, in Jugoslavia e nei Balcani di sopperire alla mancanza di mezzi con una dose massiccia di crudeltà.
Nel pieno delle operazioni militari condotte parallelamente a quelle tedesche, gli italiani impegnati in Jugoslavia, per stroncare una inattesa resistenza locale utilizzarono, al pari dei loro alleati, lo strumento dei campi di sterminio.
All'interno delle zone occupate nell'attuale Slovenia, i militari italiani comandati dal Generale Mario Roattaa partire dal marzo del 1942, costruirono campi di concentramento in cui internarono migliaia di civili sloveni seguendo le disposizioni scritte nella famosa circolare "3 C" che era una vera e propria dichiarazione di guerra contro la popolazione civile slovena accusata di sostenere le operazioni di difesa degli jugoslavi nella zona.
Rinchiusi a migliaia furono circa 3500 coloro che persero la vita lasciati morire di fame e di sete per fiaccare il morale della popolazione e instaurare un regime di terrore militare.
Addirittura all'interno dei campi di concetramento italiani in Slovenia la percentuale dei morti superava di gran lunga quella dei campi di sterminio nazisti; senza parlare dei villaggi e dei comuni rasi al suolo di intere famiglie slovene trucidate senza pietà nemmeno per donne, vecchi e bambini.
L' Italia al pari della Germania era un Paese aggressore e questo pare essere stato dimenticato quando oggi, ogni anni si commemora la tragedia delle foibe.
Non mi sento di giustificare l'operato dei militari jugoslavi contro la popolazione italiana in Istria e Dalmazia, in quanto atrocità senza appello, ma la cosa irritante è che la commemorazione abbia assunto un senso unico del tutto inappropriato quando sarebbe stato più giusto chiedere umilmente scusa per quanto compiuto dalle truppe militari italiane nei Balcani tra il 1940 e il 1943 e unire la commemorazione delle foibe a una altrettanto sacrosanta commemorazione per le vittime innocenti lasciate morire di fame e di sete nei campi di concentramento italiani in terra Jugoslava e degli eccidi compiuti laggiù.
I commenti sentimentali dei media si commentano da soli, in Italia siamo abituati al tono di tragedia e a urlare "mammasantissima" a ogni piè sospinto, ma mai e dico mai a porci la mano sulla coscienza (sporca) per quanto fatto dai nostri connazionali verso altri popoli e genti inermi e innocenti bollati come criminali per il semplice fatto di difendere la terra in cui erano nati e vissuti.
domenica 9 febbraio 2014
In nome del popolo (Svizzero) Sovrano.
Si è tenuto oggi, domenica 7 febbraio 2014, in tutta la Svizzera un referendum per chiedere direttamente ai cittadini se erano favorevoli o contrari a introdurre norme stringenti verso altri Paesi della UE della zona occidentale dopo che il governo aveva introdotto una quota massima per l'ingresso di Europei provenienti dalla zona centro orientale.
La suddetta decisione aveva fatto inferocire l'Europa che da tempo sta trattando con la Svizzera, l'unico Paese europeo a non aver fatto ingresso nè nella Comunità Europea nè aver adottato l'Euro, per una collaborazione più forte tra la stassa UE e la democrazia perfetta svizzera.
Recentemente la Svizzera aveva firmato degli accordi bilaterali con la UE garantendo agli "immigrati" europei di poter vivere e lavorare in Svizzera e altrettanto per gli svizzeri nei Paesi comunitari.
Il risultato referendario adesso costringe il governo a cambiare rotta e a rivedere gli accordi già sottoscritti con Bruxelles facendo infuriare Commissione e Parlamento Europeo.
A prescindere dalle considerazioni personali sull'esito del voto di cui evito ogni commento superfluo, colgo l'occasione per evidenziare che ancora oggi all'interno di un continente foriero di ogni tipo di sciagura umana, esiste una Nazione libera e sovrana che lascia prendere decisioni direttamente ai cittadini residenti e non trasferisce le stesse all'interno di lussuosi e sfarzosi palazzi barocchi abitati, come in Italia da oscuri personaggi e da saltimbanchi professionisti.
Non è il risultato di un movimento pentastellato, bensì un processo secolare che ha permesso alla Confederazione Elvetica di raggiungere il massimo risultato col minimo sforzo senza infognarsi in guerre e disastri bellici.
Per Bruxelles un bel pugno in un occhio nonostante il risultato; in Europa esistono cittadini che vogliono rivedere i trattati formati con la UE mandando al diavolo troike, Commissioni, Unioni Europee e parlamentari da strapazzo che restano, in Svizzera fuori la soglia della Confederazione.
Mi auguro che altri Paesi Europei prendano esempio dalla Svizzera e imbocchino la strada del referendum soprattutto in campo economico rigettando le misure di austerità e tagli draconiani al welfare, sarebbe il momento che Paesi come Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda vadano alle urne per decidere se accettare o meno lo strozzinaggio di organizzazioni sovranazionali oppure rispondere picche e mettere in discussione se non stracciare gli accordi di Maastricht.
L'Italia ovviamente si limita a sonnecchiare beatamente credendo che come recita la Costituzione "La sovranità appartiene al popolo" ma non sapendo che esso non può esercitarla o non vuole esercitarla, delegando i suoi interessi a nani, ballerine, calciatori, magistrati, imprenditori e affaristi squallidi e viscidi, del resto un popolo che alle primarie entusiasticamente vota un "frutto avvelenato" come Renzi che si accorda col pregiudicato Berlusconi per una legge elettorale peggiore della precedente, prima che fosse cassata, può aspirare a un radioso futuro?
Ci tocca guardare e prendere nota continuando a non imparare mai nulla.
La suddetta decisione aveva fatto inferocire l'Europa che da tempo sta trattando con la Svizzera, l'unico Paese europeo a non aver fatto ingresso nè nella Comunità Europea nè aver adottato l'Euro, per una collaborazione più forte tra la stassa UE e la democrazia perfetta svizzera.
Recentemente la Svizzera aveva firmato degli accordi bilaterali con la UE garantendo agli "immigrati" europei di poter vivere e lavorare in Svizzera e altrettanto per gli svizzeri nei Paesi comunitari.
Il risultato referendario adesso costringe il governo a cambiare rotta e a rivedere gli accordi già sottoscritti con Bruxelles facendo infuriare Commissione e Parlamento Europeo.
A prescindere dalle considerazioni personali sull'esito del voto di cui evito ogni commento superfluo, colgo l'occasione per evidenziare che ancora oggi all'interno di un continente foriero di ogni tipo di sciagura umana, esiste una Nazione libera e sovrana che lascia prendere decisioni direttamente ai cittadini residenti e non trasferisce le stesse all'interno di lussuosi e sfarzosi palazzi barocchi abitati, come in Italia da oscuri personaggi e da saltimbanchi professionisti.
Non è il risultato di un movimento pentastellato, bensì un processo secolare che ha permesso alla Confederazione Elvetica di raggiungere il massimo risultato col minimo sforzo senza infognarsi in guerre e disastri bellici.
Per Bruxelles un bel pugno in un occhio nonostante il risultato; in Europa esistono cittadini che vogliono rivedere i trattati formati con la UE mandando al diavolo troike, Commissioni, Unioni Europee e parlamentari da strapazzo che restano, in Svizzera fuori la soglia della Confederazione.
Mi auguro che altri Paesi Europei prendano esempio dalla Svizzera e imbocchino la strada del referendum soprattutto in campo economico rigettando le misure di austerità e tagli draconiani al welfare, sarebbe il momento che Paesi come Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda vadano alle urne per decidere se accettare o meno lo strozzinaggio di organizzazioni sovranazionali oppure rispondere picche e mettere in discussione se non stracciare gli accordi di Maastricht.
L'Italia ovviamente si limita a sonnecchiare beatamente credendo che come recita la Costituzione "La sovranità appartiene al popolo" ma non sapendo che esso non può esercitarla o non vuole esercitarla, delegando i suoi interessi a nani, ballerine, calciatori, magistrati, imprenditori e affaristi squallidi e viscidi, del resto un popolo che alle primarie entusiasticamente vota un "frutto avvelenato" come Renzi che si accorda col pregiudicato Berlusconi per una legge elettorale peggiore della precedente, prima che fosse cassata, può aspirare a un radioso futuro?
Ci tocca guardare e prendere nota continuando a non imparare mai nulla.
lunedì 11 febbraio 2013
Vai in Africa,Benedetto!
Il comunicato di Benedetto XVI ha fatto immediatamente il giro del mondo. Vecchio,stanco,senza energie mentali e fisiche,il pontefice tedesco eletto nella primavera del 2005 lascia il trono di Pietro.
L'annuncio è stato dato in lingua latina durante un Concistoro per innalzare agli altari i martiri di Otranto.
A parte i commenti sagaci e scherzosi sulla questione,la decisione,pare presa già da mesi mette in luce un retroscena passato in secondo piano.
Ancora in vita Papa Giovanni Paolo II,il cardinale Ratzinger aveva dichiarato già di voler abbandonare ogni incarico pubblico per ritirarsi "a vita privata" e proprio al suo predecessore che,gli aveva intimato: "Non abbandonare adesso,tu servi ancora alla causa della Chiesa di Roma" e con uno sforzo inumano l'ex aderente alla gioventù hitleriana proveniente dalla Baviera aveva tenuto duro.
Poi l'elezione e la scelta del nome di Benedetto. Apro una parentesi: per chi conosce le profezie sulla successione degli ultimi papi fatta dal monaco Malachia svariati secoli fa,che gli indica non col nome pontificale ma con un motto,alla penultima riga c'è scritto,riferendosi a questo papa: "De gloria Olivae" Benedetto XVI che ha assunto tale nome,non solo in riferimento al suo predecessore con l'ordinale precedente,ma anche in ossequio all'ordine benedettino,che per l'appunto sono chiamati anche monaci olivetani,chissà se la profezia di san Malachia aveva previsto una svolta del genere....
Ritornando ai giorni nostri,la decisione del Papa,in me suscita qualche sospetto. Gli scandali recenti che hanno e stanno travolgendo la Chiesa potrebbero aver indotto l'ex teologo a compiere un passo ponderato da tempo o forse gli scandali lo avrebbero già convinto diversi anni fa ad abbandonare se non fosse stato per la richiesta del suo predecessore a restare.
Una cosa è certa,alle 20:00 del 28 febbraio la sede apostolica sarà vacante ed è la prima volta dopo 800 anni da quando Celestino V alias Pietro da Morrone abbandonò il soglio pontificio,o meglio fu indotto ad abbandonarlo da quel mascalzone del suo successore (Bonifacio VIII) con un rudimentale ma efficace stratagemma della voce dell'Angelo.
Questa volta non ci sono voci trascendenti a convincere il Papa ad abbandonare ogni incarico,ma forse la sozzura che trasuda abbondantemente nei palazzi Vaticani e quella che viene da ogni parte del mondo che schiferebbero anche Barabba,figurarsi un pacato teologo bavarese.
Entro Pasqua si conoscerà il successore di Ratzinger e tornando alle profezie,secondo alcuni dovrebbe assumere un nome inquietante: Pietro II se la dicitura "Petrus Romanus" fosse corretta. E dovrebbe essere italiano,romano per la precisione.
La cosa più importante è non trovarsi tra i piedi un Innocenzo III un Gregorio VII oppure un Pio IX e se proprio il successore deciderà di chiamarsi Pietro II faccia qualcosa di buono per la prima volta in 2000 anni: Riporti radicalmente il cristianesimo cattolico a una dimensione più umana e modesta invece di mantenere un apparato millenario che sprizza lordume da ogni parte e ha ecatombe di scheletri negli armadi vaticani.
L'annuncio è stato dato in lingua latina durante un Concistoro per innalzare agli altari i martiri di Otranto.
A parte i commenti sagaci e scherzosi sulla questione,la decisione,pare presa già da mesi mette in luce un retroscena passato in secondo piano.
Ancora in vita Papa Giovanni Paolo II,il cardinale Ratzinger aveva dichiarato già di voler abbandonare ogni incarico pubblico per ritirarsi "a vita privata" e proprio al suo predecessore che,gli aveva intimato: "Non abbandonare adesso,tu servi ancora alla causa della Chiesa di Roma" e con uno sforzo inumano l'ex aderente alla gioventù hitleriana proveniente dalla Baviera aveva tenuto duro.
Poi l'elezione e la scelta del nome di Benedetto. Apro una parentesi: per chi conosce le profezie sulla successione degli ultimi papi fatta dal monaco Malachia svariati secoli fa,che gli indica non col nome pontificale ma con un motto,alla penultima riga c'è scritto,riferendosi a questo papa: "De gloria Olivae" Benedetto XVI che ha assunto tale nome,non solo in riferimento al suo predecessore con l'ordinale precedente,ma anche in ossequio all'ordine benedettino,che per l'appunto sono chiamati anche monaci olivetani,chissà se la profezia di san Malachia aveva previsto una svolta del genere....
Ritornando ai giorni nostri,la decisione del Papa,in me suscita qualche sospetto. Gli scandali recenti che hanno e stanno travolgendo la Chiesa potrebbero aver indotto l'ex teologo a compiere un passo ponderato da tempo o forse gli scandali lo avrebbero già convinto diversi anni fa ad abbandonare se non fosse stato per la richiesta del suo predecessore a restare.
Una cosa è certa,alle 20:00 del 28 febbraio la sede apostolica sarà vacante ed è la prima volta dopo 800 anni da quando Celestino V alias Pietro da Morrone abbandonò il soglio pontificio,o meglio fu indotto ad abbandonarlo da quel mascalzone del suo successore (Bonifacio VIII) con un rudimentale ma efficace stratagemma della voce dell'Angelo.
Questa volta non ci sono voci trascendenti a convincere il Papa ad abbandonare ogni incarico,ma forse la sozzura che trasuda abbondantemente nei palazzi Vaticani e quella che viene da ogni parte del mondo che schiferebbero anche Barabba,figurarsi un pacato teologo bavarese.
Entro Pasqua si conoscerà il successore di Ratzinger e tornando alle profezie,secondo alcuni dovrebbe assumere un nome inquietante: Pietro II se la dicitura "Petrus Romanus" fosse corretta. E dovrebbe essere italiano,romano per la precisione.
La cosa più importante è non trovarsi tra i piedi un Innocenzo III un Gregorio VII oppure un Pio IX e se proprio il successore deciderà di chiamarsi Pietro II faccia qualcosa di buono per la prima volta in 2000 anni: Riporti radicalmente il cristianesimo cattolico a una dimensione più umana e modesta invece di mantenere un apparato millenario che sprizza lordume da ogni parte e ha ecatombe di scheletri negli armadi vaticani.
domenica 10 febbraio 2013
Verità scomode.
Oggi 10 febbraio 2013 si celebra la data del ricordo di tutti gli italiani istriani e dalmati infoibati dalle truppe jugoslave di Tito durante e poco dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Per decenni il dramma delle foibe,cavità carsiche dell'Istria in cui persero la vita centinaia di cittadini italiani,è stata taciuta,sotterrata,uno scheletro tenuto nell'armadio sottochiave la cui visione e la scoperta era proibita a chiunque in primis al partito Comunista Italiano.
Caduto il muro di Berlino e il comunismo in Russia con il conseguente (e sciagurato) scioglimento del PCI dopo alcuni anni di distanza,ecco apparire la data che in apparenza mette d'accordo tutti e in particolare allinea certa parte politica italiana a galla tra liberismo economico e nostalgie delle camicie nere.
Il sottoscritto ovviamente,si unisce al ricordo di quanti tra il 1944 e il 1946 persero la vita trucidati orribilmente dalle truppe titine che non esitarono anche a uccidere donne e bambini e partigiani italiani dello stesso colore politico per il solo fatto di essere italiani. La pulizia etnica,o meglio,questo è quello che sembra o si vuole far credere in realtà nasconde una verità che gli italiani non sanno,fingono di non sapere o che meglio ancora viene loro taciuta colpevolmente.
Tra il 1942 e il 1943 l'Italia fascista (e monarchica) alleata alla Germania nazista compì azioni militari nell' odierna Slovenia nel tentativo di "allargare" i territori italiani al di là dell'Adriatico. A capo della spedizione militare fu nominato un generale,Mario Roatta,fascista convinto e altrettanto convinto nell'usare ogni mezzo per stroncare la resistenza jugoslava.
Nel 1942 il generale italiano soprannominato "La Bestia nera" per le atrocità di cui si macchiò firmò ed emanò una circolare chiamata "3C" che era una vera e propria dichiarazione di guerra verso le popolazioni jugoslave che,erano sospettate di appoggiare e aiutare la resistenza locale.
Roatta ordinò ai suoi sottoposti e alle truppe italiane di sterminare,stuprare,incendiare,saccheggiare città e cittadini. Non contento del risultato il generale ordinò che fossero costruite appositi campi di concentramento italiani,in territorio sloveno per internare gli abitanti locali.
Interi villaggi furono rasi al suolo,uomini donne e bambini trucidati,altre donne violentate,bastonate e uccise a colpi di fucile o pistola,gli altri abitanti internati in questa campi di sterminio italiani e letteralmente lasciati morire di fame e di sete.
Roatta,dopo l'8 settembre 1943 fu destituito da ogni incarico e per evitare la cattura si rifugiò in Spagna protetto dal regime franchista,all'indomani della guerra fu sottoposto a processo ma non per i crimini commessi in Slovenia ma per la mancata difesa di Roma,condannato all'ergastolo in contumacia,grazia all'amnistia di Togliatti,i crimini di Roatta rimasero impuniti. La "Bestia nera" non scontò un giorno di prigione alla faccia dei 3000 morti ammazzati jugoslavi.
Il punto è questo: i morti sono tutti uguali anche se permangono le differenze tra chi,dopo l'8 settembre combatteva con la RSI e chi con i partigiani,e dunque,tornando alla questione,i morti sloveni ammazzati dalle truppe italiane tra il 1942 e il 1943 non sono affatto diversi e inferiori degli italiani infoibati (per vendetta) dalle truppe titine sul finire della guerra. E se Tito si sporcò le mani del sangue degli italiani residenti in Istria gettandoli nelle foibe,altrettanto l'Italia e il suo governo (monarchia sabauda compresa) si sporcò le mani internando e massacrando jugoslavi civili durante la guerra. Un Paese sconfitto e umiliato a settant'anni di distanza non può e non deve rimuovere quello che ha compiuto colpevolmente schierandosi dalla parte del torto volutamente e adesso commemora i morti ammazzati stracciandosi le vesti ricordandosi ciò che fa più comodo.
Se data del ricordo deve essere oggi si condannino anche i crimini dell'Italia dell'epoca e non solo durante la guerra ma anche durante le conquista coloniali: dai pozzi di acqua avvelenati in Libia,ai gas mortali (proibiti) utilizzati in Etiopia,fino alle suddette stragi in Jugoslavia e al pugno di ferro e al sangue versato in Grecia con la strage di Domenikon.
Se apriamo la nostra memoria,e ci ricordassimo delle sozzerie compiuta dal nostro esercito in mezzo mondo fino al 1943 forse capiremmo la reazione delle truppe jugoslave che fecero piazza pulita degli italiani sconfitti e colpevoli.
Per decenni il dramma delle foibe,cavità carsiche dell'Istria in cui persero la vita centinaia di cittadini italiani,è stata taciuta,sotterrata,uno scheletro tenuto nell'armadio sottochiave la cui visione e la scoperta era proibita a chiunque in primis al partito Comunista Italiano.
Caduto il muro di Berlino e il comunismo in Russia con il conseguente (e sciagurato) scioglimento del PCI dopo alcuni anni di distanza,ecco apparire la data che in apparenza mette d'accordo tutti e in particolare allinea certa parte politica italiana a galla tra liberismo economico e nostalgie delle camicie nere.
Il sottoscritto ovviamente,si unisce al ricordo di quanti tra il 1944 e il 1946 persero la vita trucidati orribilmente dalle truppe titine che non esitarono anche a uccidere donne e bambini e partigiani italiani dello stesso colore politico per il solo fatto di essere italiani. La pulizia etnica,o meglio,questo è quello che sembra o si vuole far credere in realtà nasconde una verità che gli italiani non sanno,fingono di non sapere o che meglio ancora viene loro taciuta colpevolmente.
Tra il 1942 e il 1943 l'Italia fascista (e monarchica) alleata alla Germania nazista compì azioni militari nell' odierna Slovenia nel tentativo di "allargare" i territori italiani al di là dell'Adriatico. A capo della spedizione militare fu nominato un generale,Mario Roatta,fascista convinto e altrettanto convinto nell'usare ogni mezzo per stroncare la resistenza jugoslava.
Nel 1942 il generale italiano soprannominato "La Bestia nera" per le atrocità di cui si macchiò firmò ed emanò una circolare chiamata "3C" che era una vera e propria dichiarazione di guerra verso le popolazioni jugoslave che,erano sospettate di appoggiare e aiutare la resistenza locale.
Roatta ordinò ai suoi sottoposti e alle truppe italiane di sterminare,stuprare,incendiare,saccheggiare città e cittadini. Non contento del risultato il generale ordinò che fossero costruite appositi campi di concentramento italiani,in territorio sloveno per internare gli abitanti locali.
Interi villaggi furono rasi al suolo,uomini donne e bambini trucidati,altre donne violentate,bastonate e uccise a colpi di fucile o pistola,gli altri abitanti internati in questa campi di sterminio italiani e letteralmente lasciati morire di fame e di sete.
Roatta,dopo l'8 settembre 1943 fu destituito da ogni incarico e per evitare la cattura si rifugiò in Spagna protetto dal regime franchista,all'indomani della guerra fu sottoposto a processo ma non per i crimini commessi in Slovenia ma per la mancata difesa di Roma,condannato all'ergastolo in contumacia,grazia all'amnistia di Togliatti,i crimini di Roatta rimasero impuniti. La "Bestia nera" non scontò un giorno di prigione alla faccia dei 3000 morti ammazzati jugoslavi.
Il punto è questo: i morti sono tutti uguali anche se permangono le differenze tra chi,dopo l'8 settembre combatteva con la RSI e chi con i partigiani,e dunque,tornando alla questione,i morti sloveni ammazzati dalle truppe italiane tra il 1942 e il 1943 non sono affatto diversi e inferiori degli italiani infoibati (per vendetta) dalle truppe titine sul finire della guerra. E se Tito si sporcò le mani del sangue degli italiani residenti in Istria gettandoli nelle foibe,altrettanto l'Italia e il suo governo (monarchia sabauda compresa) si sporcò le mani internando e massacrando jugoslavi civili durante la guerra. Un Paese sconfitto e umiliato a settant'anni di distanza non può e non deve rimuovere quello che ha compiuto colpevolmente schierandosi dalla parte del torto volutamente e adesso commemora i morti ammazzati stracciandosi le vesti ricordandosi ciò che fa più comodo.
Se data del ricordo deve essere oggi si condannino anche i crimini dell'Italia dell'epoca e non solo durante la guerra ma anche durante le conquista coloniali: dai pozzi di acqua avvelenati in Libia,ai gas mortali (proibiti) utilizzati in Etiopia,fino alle suddette stragi in Jugoslavia e al pugno di ferro e al sangue versato in Grecia con la strage di Domenikon.
Se apriamo la nostra memoria,e ci ricordassimo delle sozzerie compiuta dal nostro esercito in mezzo mondo fino al 1943 forse capiremmo la reazione delle truppe jugoslave che fecero piazza pulita degli italiani sconfitti e colpevoli.
martedì 29 gennaio 2013
Corone che.....
Fabrizio Corona è stato tradotto in carcere a Busto Arsizio dopo una fuga durata quattro giorni a bordo di una Cinquecento. Il fuggitivo si (sarebbe) è consegnato alle autorità portoghesi che con l'aiuto della polizia italiana (alla ricerca delle sue tracce) e dell'Interpol,infatti Fabrizio aveva un mandato di cattura internazionale e scontare 5 anni di condanna in via definitiva,verdetto della Corte di Cassazione.
L'arresto di fabrizio ha aperto le porte all'italico piagnisteo. L'ex moglie Nina Moric e l'ex compagna di sesso e "farfallina pubica"Belen Rodriguez hanno difeso a spada tratta il condannato senza arrivare ai toni usati dagli avvocati di Corona che ragliano di "una sentenza ingiusta" e affermano che cinque anni di condanna vengono dati ai mafiosi che si macchiano di racket.
La mamma di Fabrizio ha addirittura sollecitato il Presidente della Repubblica per graziare il suo figlio discolo con tanto di fiume di lacrime negli studi di Mattino 5. Lacrime di Coccodrillo. La mamma prima mette al mondo un delinquente poi piange perchè questo viene arrestato dalla polizia per scontare una condanna a cinque anni di reclusione.
A parte il fatto che al PdR non possa interessare la vicenda di uno che di cognome fa Corona,lo stesso Capo dello Stato non potrebbe firmare grazie a chicchessia e sopratutto a certi (questi) elementi e se vale l'equazione fatta dagli stessi avvocati del detenuto Corona = mafioso condannato per racket,allora la Grazia sarebbe inconcepibile e inconcepibile anche solo chiederla.
E mentre il mondo dello spettacolo come un mostro mitologico cerca il nuovo Corona,dall'Olanda arriva la notizia che la regina Beatrice abdicherà in favore del figlio Guglielmo Alessandro il prossimo 30 aprile,festa nazionale olandese.
Dopo un regno durato 32 anni Beratrice lascia il trono al suo primogenito maschio,decisione maturata dopo il tragico incidente che ha ridotto in coma suo figlio,dopo un violentissimo incidente stradale,non molto tempo fa. Cuore di mamma.
Un'altra Corona che passa a un altro capo come fosse un male ereditario,le monarchie sono così,il Capo dello Stato non è eletto per merito ma succede per discendenza. E stranamente fa unioni a dir poco discutibili.
Beatrice d'Olanda si sposò il 10 marzo del 1966 con Claus von Amsberg componente della Gioventù Hitleriana e arruolato nella Weermacht che nel 1940 invase l'Olanda e requisì tutte le biciclette ai sudditi olandesi. Il matrimonio fece esplodere una mezza guerriglia urbana con proteste e polemiche,con giovani sudditi che urlavano "Rivogliamo le nostre biciclette" riferendosi all'azione compiuta dalla fanteria tedesca sopra citata. In un momento di particolare tensione fu lanciato addirittura un fumogeno verso la carrozza reale con la situazione che degenerò in scontri di piazza,arresti e feriti. ma il tempo passa e i sudditi olandesi che non sono giacobini francesi,alla fine lasciarono passare acqua sotto i ponti,invece di tagliare teste con la ghigliottina.
Il figlio primogenito ha addirittura sposato dieci anni or sono Maxima Zorroguieta,figlia di un ministro facente parte della feroce dittatura argentina tra gli anni '70 e '80 del secolo passato. Le colpe dei padri non ricadono sulle figlie,giusto,ma lo si vada a dire alle mamme e ai parenti dei desaparecidos argentini morti annegati o sbranati dagli squali durante la dittatura argentina.
L'unione più bizzarra in assoluto però spetta ai Borbone di Spagna. Il figlio Primogenito ed erede al trono Filippo ha sposato alcuni anni fa una ex giornalista televisiva spagnola Letizia Ortiz che pare sia repubblicana come la madre.
Un tempo certi legami avrebbero scandalizzato i nobili e la plebe più retriva,ma anche le monarchie per sopravvivere devono stare al passo con i tempi,non importa se serve chiudere gli occhi sulle idee politiche della sposa di turno oppure marciare sui cadaveri dei desaparecidos mai troppe volte pianti dai loro congiunti.
L'arresto di fabrizio ha aperto le porte all'italico piagnisteo. L'ex moglie Nina Moric e l'ex compagna di sesso e "farfallina pubica"Belen Rodriguez hanno difeso a spada tratta il condannato senza arrivare ai toni usati dagli avvocati di Corona che ragliano di "una sentenza ingiusta" e affermano che cinque anni di condanna vengono dati ai mafiosi che si macchiano di racket.
La mamma di Fabrizio ha addirittura sollecitato il Presidente della Repubblica per graziare il suo figlio discolo con tanto di fiume di lacrime negli studi di Mattino 5. Lacrime di Coccodrillo. La mamma prima mette al mondo un delinquente poi piange perchè questo viene arrestato dalla polizia per scontare una condanna a cinque anni di reclusione.
A parte il fatto che al PdR non possa interessare la vicenda di uno che di cognome fa Corona,lo stesso Capo dello Stato non potrebbe firmare grazie a chicchessia e sopratutto a certi (questi) elementi e se vale l'equazione fatta dagli stessi avvocati del detenuto Corona = mafioso condannato per racket,allora la Grazia sarebbe inconcepibile e inconcepibile anche solo chiederla.
E mentre il mondo dello spettacolo come un mostro mitologico cerca il nuovo Corona,dall'Olanda arriva la notizia che la regina Beatrice abdicherà in favore del figlio Guglielmo Alessandro il prossimo 30 aprile,festa nazionale olandese.
Dopo un regno durato 32 anni Beratrice lascia il trono al suo primogenito maschio,decisione maturata dopo il tragico incidente che ha ridotto in coma suo figlio,dopo un violentissimo incidente stradale,non molto tempo fa. Cuore di mamma.
Un'altra Corona che passa a un altro capo come fosse un male ereditario,le monarchie sono così,il Capo dello Stato non è eletto per merito ma succede per discendenza. E stranamente fa unioni a dir poco discutibili.
Beatrice d'Olanda si sposò il 10 marzo del 1966 con Claus von Amsberg componente della Gioventù Hitleriana e arruolato nella Weermacht che nel 1940 invase l'Olanda e requisì tutte le biciclette ai sudditi olandesi. Il matrimonio fece esplodere una mezza guerriglia urbana con proteste e polemiche,con giovani sudditi che urlavano "Rivogliamo le nostre biciclette" riferendosi all'azione compiuta dalla fanteria tedesca sopra citata. In un momento di particolare tensione fu lanciato addirittura un fumogeno verso la carrozza reale con la situazione che degenerò in scontri di piazza,arresti e feriti. ma il tempo passa e i sudditi olandesi che non sono giacobini francesi,alla fine lasciarono passare acqua sotto i ponti,invece di tagliare teste con la ghigliottina.
Il figlio primogenito ha addirittura sposato dieci anni or sono Maxima Zorroguieta,figlia di un ministro facente parte della feroce dittatura argentina tra gli anni '70 e '80 del secolo passato. Le colpe dei padri non ricadono sulle figlie,giusto,ma lo si vada a dire alle mamme e ai parenti dei desaparecidos argentini morti annegati o sbranati dagli squali durante la dittatura argentina.
L'unione più bizzarra in assoluto però spetta ai Borbone di Spagna. Il figlio Primogenito ed erede al trono Filippo ha sposato alcuni anni fa una ex giornalista televisiva spagnola Letizia Ortiz che pare sia repubblicana come la madre.
Un tempo certi legami avrebbero scandalizzato i nobili e la plebe più retriva,ma anche le monarchie per sopravvivere devono stare al passo con i tempi,non importa se serve chiudere gli occhi sulle idee politiche della sposa di turno oppure marciare sui cadaveri dei desaparecidos mai troppe volte pianti dai loro congiunti.
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mercoledì 28 novembre 2012
Meglio da soli.
Il quotidiano "la Repubblica" in versione interattiva ha pubblicato un articolo agghiacciante sulla crisi dei matrimoni nel nostro Paese.
I matrimoni celebrati sono in costante calo dal 1972,ma il trend si è accentuato con la crisi economica e finanziaria esplosa nel 2008 e che proviene da oltre Oceano.
Secondo i dati dell' Istat le coppie ritardano il momento del "si" in media fino a 34 anni per gli uomini e 31 per le donne,c'è del vero in quaznto il lavoro divenuto un miraggio,non consente economicamente uno sforzo organizzativo e sopratutto economico come quello richiesto dal matrimonio.
Un altro fattore non di poco conto è l'aumento degli anni scolastici. I giovani si gettano a capofitto nelle università cercando disperatamente un percorso formativo e professionale che,altrimenti sarebbe assai difficile ottenere.
In forte aumento sono le coppie di fatto,ovvero chi decide di convivere senza impacci burocratici e religiosi che renderebbero impossibile la separazione. In questo modo,porre termine a una relazione diventa assai più facile e lo dimostrano i numeri che affermano il fatto incontrovertibile che le coppie di conviventi hanno sfiorato il milione nel'ultimo biennio 2010-2011. In aumento i figli nati tra coppie di fatto,queste secondo l'Istat sarebbero 1 su quattro del totale.
Questi dati danno spunto a una riflessione.
L'Italia forse è l'unico Paese europeo che non riconosce,a livello nazionale,le coppie di fatto e che stenta maledettamente a legiferare sulla questione. Fino ad adesso alcuni comuni hanno lanciato i registri per ottenere un formale riconoscimento ufficiale del loro status,ma è una goccia nel mare. Il vaticano e l'elettorato cattolico vedono con orrore una simile legge che,secondo essi,non distinguerebbe tra sposati e conviventi mescolando le carte.
Personalmente sono favolrevolissimo a una legge che permetta anche alle coppie di fatto di ottenere gli stessi diritti delle coppie sposate regolarmente,ma attenzione: si rischia di aprire,in questo modo una fotocopia di ciò che succede tra marito e moglie una volta presa la decisione di separarsi.
Il più delle volte,le separazioni sono guerre terrificanti a colpi di caerte bollate,violenze psicologiche su minori e violenze fisiche come accaduto a Padova qualche settimana fa,quando un ex marito (avvocato) per ottenere che la sentenza della magistratura,che gli concedeva l'affidamento,fosse resa esecutiva,insieme alla polizia di Stato ha prelevato di forza suo figlio davanti ai compagni di classe scatenando la reazione della cognata che ha iniziato a lanciare contumelie al "bruto".
Non si tratta di affrontare la questione dell'affidamento "esclusivamente" concesso alle mamme,invece che congiunto o solo ai "papà" (che a volte non sono meglio delle mamme). Il tema è un altro,credo che il pericolo maggiore sull'equiparare le coppie di fatto a quelle sposate,sia proprio di aprire questro terrificante scenario,ovvero separazioni traumatiche che a volte sfociano in violenze e prime pagine sui quotidiani.
La legge italiana sul divorzio dovrebbe essere assolutamente rivista: il divorzio dovrebbe essere lampo e reso possibile solo con la firma dei due coniugi o conviventi che,in caso di figli a carico dovrebbero versare una somma mensile da dividere a metà,non appena,per motivi non plausibili (difficoltà economiche,disoccupazione etc) la somma non viene versata anche solo da uno dei genitori,il bambino viene affidato fino alla maggiore età, a un'altra famiglia. Alla famiglia naturale deve essere impedito anche solo avvicinarsi al bambino oltre alla perdita della patria potestà. Con questa legge eviteremmo forse, scene brutali e agghiaccianti e storie da brivido condite da dispetti,cattiverie di ogni genere e grado e vendette personali.
Il divorzio lampo dovrebbe rendere possibile il porre fine a un matrimonio e a una relazione,mentre l'obbligo di versare la somma per un eventuale minore a carico con il deterrente della perdita della patria potestà,evitare che,i coniugi e i "non-coniugi" utilizzino il bambino come pacco o arma di ricatto,sottoponendole a violenze psicologiche.
Per quanto mi riguarda, il problema è alla radice,ovvero il matrimonio stesso,ma anche la mentalità e l'ignoranza di chi impalma e si fa impalmare per poi accorgersi di aver sposato qualcuno assai diverso caratterialmente. Allora tra un cattivo matrimonio e non matrimonio,preferisco un non matrimonio,ovviamente restando attento al fatto di non farmi accalappiare con la scusa della convivenza.
Certi proverbi non sbagliano: Meglio soli che male accompagnati!
I matrimoni celebrati sono in costante calo dal 1972,ma il trend si è accentuato con la crisi economica e finanziaria esplosa nel 2008 e che proviene da oltre Oceano.
Secondo i dati dell' Istat le coppie ritardano il momento del "si" in media fino a 34 anni per gli uomini e 31 per le donne,c'è del vero in quaznto il lavoro divenuto un miraggio,non consente economicamente uno sforzo organizzativo e sopratutto economico come quello richiesto dal matrimonio.
Un altro fattore non di poco conto è l'aumento degli anni scolastici. I giovani si gettano a capofitto nelle università cercando disperatamente un percorso formativo e professionale che,altrimenti sarebbe assai difficile ottenere.
In forte aumento sono le coppie di fatto,ovvero chi decide di convivere senza impacci burocratici e religiosi che renderebbero impossibile la separazione. In questo modo,porre termine a una relazione diventa assai più facile e lo dimostrano i numeri che affermano il fatto incontrovertibile che le coppie di conviventi hanno sfiorato il milione nel'ultimo biennio 2010-2011. In aumento i figli nati tra coppie di fatto,queste secondo l'Istat sarebbero 1 su quattro del totale.
Questi dati danno spunto a una riflessione.
L'Italia forse è l'unico Paese europeo che non riconosce,a livello nazionale,le coppie di fatto e che stenta maledettamente a legiferare sulla questione. Fino ad adesso alcuni comuni hanno lanciato i registri per ottenere un formale riconoscimento ufficiale del loro status,ma è una goccia nel mare. Il vaticano e l'elettorato cattolico vedono con orrore una simile legge che,secondo essi,non distinguerebbe tra sposati e conviventi mescolando le carte.
Personalmente sono favolrevolissimo a una legge che permetta anche alle coppie di fatto di ottenere gli stessi diritti delle coppie sposate regolarmente,ma attenzione: si rischia di aprire,in questo modo una fotocopia di ciò che succede tra marito e moglie una volta presa la decisione di separarsi.
Il più delle volte,le separazioni sono guerre terrificanti a colpi di caerte bollate,violenze psicologiche su minori e violenze fisiche come accaduto a Padova qualche settimana fa,quando un ex marito (avvocato) per ottenere che la sentenza della magistratura,che gli concedeva l'affidamento,fosse resa esecutiva,insieme alla polizia di Stato ha prelevato di forza suo figlio davanti ai compagni di classe scatenando la reazione della cognata che ha iniziato a lanciare contumelie al "bruto".
Non si tratta di affrontare la questione dell'affidamento "esclusivamente" concesso alle mamme,invece che congiunto o solo ai "papà" (che a volte non sono meglio delle mamme). Il tema è un altro,credo che il pericolo maggiore sull'equiparare le coppie di fatto a quelle sposate,sia proprio di aprire questro terrificante scenario,ovvero separazioni traumatiche che a volte sfociano in violenze e prime pagine sui quotidiani.
La legge italiana sul divorzio dovrebbe essere assolutamente rivista: il divorzio dovrebbe essere lampo e reso possibile solo con la firma dei due coniugi o conviventi che,in caso di figli a carico dovrebbero versare una somma mensile da dividere a metà,non appena,per motivi non plausibili (difficoltà economiche,disoccupazione etc) la somma non viene versata anche solo da uno dei genitori,il bambino viene affidato fino alla maggiore età, a un'altra famiglia. Alla famiglia naturale deve essere impedito anche solo avvicinarsi al bambino oltre alla perdita della patria potestà. Con questa legge eviteremmo forse, scene brutali e agghiaccianti e storie da brivido condite da dispetti,cattiverie di ogni genere e grado e vendette personali.
Il divorzio lampo dovrebbe rendere possibile il porre fine a un matrimonio e a una relazione,mentre l'obbligo di versare la somma per un eventuale minore a carico con il deterrente della perdita della patria potestà,evitare che,i coniugi e i "non-coniugi" utilizzino il bambino come pacco o arma di ricatto,sottoponendole a violenze psicologiche.
Per quanto mi riguarda, il problema è alla radice,ovvero il matrimonio stesso,ma anche la mentalità e l'ignoranza di chi impalma e si fa impalmare per poi accorgersi di aver sposato qualcuno assai diverso caratterialmente. Allora tra un cattivo matrimonio e non matrimonio,preferisco un non matrimonio,ovviamente restando attento al fatto di non farmi accalappiare con la scusa della convivenza.
Certi proverbi non sbagliano: Meglio soli che male accompagnati!
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mercoledì 21 novembre 2012
Botte da Urbe
Roma è stata ancora una volta protagonista di tafferugli tra manifestanti e polizia,o sarebbe meglio dire,tra poliziotti che hanno manganellato a piacimento i manifestanti.
Alcuni giorni fa si è tenuta nella capitale una manifestazione di estrema destra con croci celtiche,svastiche e cori inneggianti al nazifascismo che ha creato non poche polemiche a cui è seguita la risposta del sindaco Alemanno che ha dichiarato che,il diritto di manifestare deve essere concesso a tutti,nessuno escluso,quindi anche ai ratti.
Giusto il tempo di far rientrare i ratti nelle condotte fognarie ed ecco una nuova manifestazione pacifica e non violenta contro l'austerity e il Governo Monti.
Mentre i ratti in camicia nera hanno avuto piena libertà di movimento e vomitare cori e inni al romagnolo cadavere di Piazzale Loreto e allo psicopatico austriaco in camicia bruna,i ragazzi scesi in piazza contro la crisi economica hanno avuto la sorpresa di essere randellati dalla polizia che,come i fascisti in divisa,hanno picchiato chiunque fosse capitato a tiro.
A farne le spese delle manganellate in libertà,sono stati anche ragazzi minorenni che nulla avevano a che fare con gruppi violenti che hanno preso a lanciare fumogeni e sanpietrini contro le forze dell'ordine,e che manifestavano a Roma,parallelamente come nelle altre città italiane Torino,Milano,Bari etc.
Ovviamente non si vuole per questo negare il fatto che gruppi di esagitati,hanno approfittato della manifestazione per creare disordini,ma mi sia permesso di fare una riflessione abbastanza dura e non politicamente corretta.
Se alcuni ragazzi scendono in piazza per creare disordini,bisogna ringraziare la fortuna che siano pochi e che non siano tutti i partecipanti a mettere a soqquadro la città,il che sarebbe,data la politica di austerità e tagli draconiani imposti da un governo chiamato dal Colle Quirinale,piuttosto comprensibile,in quanto i tagli colpiscono esclusivamente solo i ceti medio bassi della popolazione mentre ( ne parlerò nel prossimo post) si interviene prontamente per alleggerire Chiesa e banche da balzelli onerosi con blitz in Parlamento.
Dunque non c'è da stupirsi se qualcuno lancia sanpietrini e bombe carta esasperato da una crisi economico e finanziaria senza via di uscita,ci sarebbe da riflettere sul fatto che siano pochi e non la maggioranza che preferisce proteste colorate e chiassose.
C'è da aggiungere tra l'altro che la violenza fine a se stessa indirizzata verso le cose piuttosto che le persone è inutile. Bruciare autoimobili di grossa cilindrata o spaccare vetrine significa compiere del vandalismo fine a se stesso che attira solo le critiche dell'opinione pubblica e dei programmi di approfondimento.
La soluzione forse sarebbe prendersela con qualcuno "in alto" che dovrebbe trovare la soluzione ai problemi di questo Paese invece si diverte a rubare,litigare e compiere intrallazzi disgustosi.
"Colpire uno per educarne cento" era il motto delle Brigate Rosse,non chiedo si arrivi al terrorismo politico che ha ucciso anche "compagni" ma a una vera e propria sollevazione di massa che coinvolga tutti e faccia sparire la feccia politica che intisichisce l'Italia,servono atti forti e violenti,serve colpire in alto,colpire duro.
La classe politica non è capace di difendere se stessa se non con l'aiuto di poliziotti sottopagati che sprangano minorenni in piazza.
Gli ingredienti per una sollevazione popolare violenta e tremenda ci sono tutti: austerità,tasgli ai servizi pubblici,regali a privati e alle banche,tassazione insopportabile e un clima politico malsano e irrespirabile.
I ragazzi ci sarebbero,peccato che alle barricate e alle sollevazioni di massa preferiscono acquistare prodotti tecnologici.
Fino a quando il sistema permetterà ancora a qualcuno di togliersi qualche sfizio,la rivoluzione e la violenza in strada possono aspettare,magari si possono spaccare vetrine e bruciare automobili,ma perchè mai regalare un funerale di stato a funzionari politici o parlamentari disonesti colpiti dalla violenza delle massa? Meglio la mela morsicata,sazia e fa status symbol. Almeno fino a che è possibile acquistarla con i soldi di mammà,se ne può approfittare,per lamentarsi della disoccupazione c'è tempo. Virtuale.
Alcuni giorni fa si è tenuta nella capitale una manifestazione di estrema destra con croci celtiche,svastiche e cori inneggianti al nazifascismo che ha creato non poche polemiche a cui è seguita la risposta del sindaco Alemanno che ha dichiarato che,il diritto di manifestare deve essere concesso a tutti,nessuno escluso,quindi anche ai ratti.
Giusto il tempo di far rientrare i ratti nelle condotte fognarie ed ecco una nuova manifestazione pacifica e non violenta contro l'austerity e il Governo Monti.
Mentre i ratti in camicia nera hanno avuto piena libertà di movimento e vomitare cori e inni al romagnolo cadavere di Piazzale Loreto e allo psicopatico austriaco in camicia bruna,i ragazzi scesi in piazza contro la crisi economica hanno avuto la sorpresa di essere randellati dalla polizia che,come i fascisti in divisa,hanno picchiato chiunque fosse capitato a tiro.
A farne le spese delle manganellate in libertà,sono stati anche ragazzi minorenni che nulla avevano a che fare con gruppi violenti che hanno preso a lanciare fumogeni e sanpietrini contro le forze dell'ordine,e che manifestavano a Roma,parallelamente come nelle altre città italiane Torino,Milano,Bari etc.
Ovviamente non si vuole per questo negare il fatto che gruppi di esagitati,hanno approfittato della manifestazione per creare disordini,ma mi sia permesso di fare una riflessione abbastanza dura e non politicamente corretta.
Se alcuni ragazzi scendono in piazza per creare disordini,bisogna ringraziare la fortuna che siano pochi e che non siano tutti i partecipanti a mettere a soqquadro la città,il che sarebbe,data la politica di austerità e tagli draconiani imposti da un governo chiamato dal Colle Quirinale,piuttosto comprensibile,in quanto i tagli colpiscono esclusivamente solo i ceti medio bassi della popolazione mentre ( ne parlerò nel prossimo post) si interviene prontamente per alleggerire Chiesa e banche da balzelli onerosi con blitz in Parlamento.
Dunque non c'è da stupirsi se qualcuno lancia sanpietrini e bombe carta esasperato da una crisi economico e finanziaria senza via di uscita,ci sarebbe da riflettere sul fatto che siano pochi e non la maggioranza che preferisce proteste colorate e chiassose.
C'è da aggiungere tra l'altro che la violenza fine a se stessa indirizzata verso le cose piuttosto che le persone è inutile. Bruciare autoimobili di grossa cilindrata o spaccare vetrine significa compiere del vandalismo fine a se stesso che attira solo le critiche dell'opinione pubblica e dei programmi di approfondimento.
La soluzione forse sarebbe prendersela con qualcuno "in alto" che dovrebbe trovare la soluzione ai problemi di questo Paese invece si diverte a rubare,litigare e compiere intrallazzi disgustosi.
"Colpire uno per educarne cento" era il motto delle Brigate Rosse,non chiedo si arrivi al terrorismo politico che ha ucciso anche "compagni" ma a una vera e propria sollevazione di massa che coinvolga tutti e faccia sparire la feccia politica che intisichisce l'Italia,servono atti forti e violenti,serve colpire in alto,colpire duro.
La classe politica non è capace di difendere se stessa se non con l'aiuto di poliziotti sottopagati che sprangano minorenni in piazza.
Gli ingredienti per una sollevazione popolare violenta e tremenda ci sono tutti: austerità,tasgli ai servizi pubblici,regali a privati e alle banche,tassazione insopportabile e un clima politico malsano e irrespirabile.
I ragazzi ci sarebbero,peccato che alle barricate e alle sollevazioni di massa preferiscono acquistare prodotti tecnologici.
Fino a quando il sistema permetterà ancora a qualcuno di togliersi qualche sfizio,la rivoluzione e la violenza in strada possono aspettare,magari si possono spaccare vetrine e bruciare automobili,ma perchè mai regalare un funerale di stato a funzionari politici o parlamentari disonesti colpiti dalla violenza delle massa? Meglio la mela morsicata,sazia e fa status symbol. Almeno fino a che è possibile acquistarla con i soldi di mammà,se ne può approfittare,per lamentarsi della disoccupazione c'è tempo. Virtuale.
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