nelle prossime settimane spero che accada ciò che doveva accadere molto tempo fa. La scissione definitiva della minoranza del PD contraria a Renzi e al suo programma apertamente neoliberista.
Se ciò dovesse succedere davvero sarebbe la giusta occasione non per creare l'ennesimo partitino di Sinistra di cui nessuno sente la necessità, quanto quello di creare piuttosto una federazione della Sinistra che metta insieme, rispettando le reciproche differenze, tutto ciò che è a sinistra di Renzi, da Sel a Rinfondazione ai Comunisti Italiani, al Movimento arancione, ai vari movimento socialisti di Salvi e a tutti coloro che fin dal 2007 non hanno accettato l'idea della nascita dell'aborticchio PD.
E' evidente che l'esperimento di mettere insieme gli ex democristiani con gli ex PCI è fallita miseramente ed era un fallimento stesso, l'operazione in se per se. far convivere Aldo Moro con Berlinguer ha portato alla nascita di Renzi e del suo governo composto da hooligans o da cagnolini docili che, al tavolo con i sindacati fanno scena muta.
Non sto qui a ripetere come il premier sia arrivato a diventare il Presidente del Consiglio e di come abbia spostato i voti del PD verso l'elettorato deluso dal centrodestra attuandone autoritariamente le politiche.
Il resto è storia recente, la Leopolda, col delirio del paragone tra l'iphone e il telefono a gettoni che sa di esempio puerile come se, in quell'epoca gli italiani non riuscissero a vivere decentemente (anzi!) e la conferma definitiva che, il mondo del lavoro sarà definitivamente portato quasi al XIX secolo senza che si apra o si discuta con la CGIL o si cambi di un millimentreo l'impostazione legislativa. Creare la nuova Sinistra può e deve diventare l'occasione da non perdere per dare un solido punto di riferimento a una determinata classe sociale, contrariamente a coloro che, ingenuamente credono che, i partiti di massa non servano più e sono modelli preistorici come il telefono a gettoni.
Un errore, le differenze sono tali e cose agli antipodi non possono stare insieme in quanto diverso è il modo di vedere il mondo, non che sia la Sinistra contraria all'uso degli i-phone o dei tablet, ma quella Sinistra deve portare sul tavolo con forza lo sfruttamento che esiste nel fabbricare quegli oggetti, perchè se esiste uno Steve Jobs che crea giocattoli tecnologici abbastanza costosi, esistono persone che in altra parte del mondo costruiscono manualmente gli stessi giocattoli che finiranno sul mercato e che frutteranno all'azienda in questione, profitti miliardari contro spiccioli a stento dati agli operai spesso tenuti in condizione di semi schiavitù.
Il mondo non è affatto cambiato, lo sfruttamento, l'imbarbarimento, la sopraffazione, si sono solo spostate in altre parti del mondo assai più miserevoli, lontane dalle nostre case e dai nostri schermi al plasma, in Italia va in onda solo l'applicazione delle direttive neoliberiste europee a cui i governi da Monti a Renzi si sono piegati a bocca chiusa.
Auspico davvero la nascita di una federazione politica di Sinistra Alternativa che abbia come obiettivo la distruzione del precariato e la denuncia forte e vigorosa dello smantellamento di diritti acquisiti dai lavoratori in decenni di lotte e che urli forte in Italia e in Europa un basta alle politiche economiche di austerity e liberiste. Senza se e senza ma, come si diceva alcuni anni or sono.
domenica 2 novembre 2014
lunedì 6 ottobre 2014
La cicala e la formica.
"Durante tutta la primavera e l'estate la formica usciva dal formicaio per cercare provviste utili per il prossimo inverno. Nel frattempo la cicala oziosamente faceva passare la buona stagione senza preoccuparsi di seguire l'esempio della laboriosa formica e anzi, ridendo della bizzarra abitudine della formica, con le altre cicale.
Presto però passò l'autunno e arrivò l'inverno con la neve che copri i rami spogli e la terra gelida; la cicala intirizzita con affanno prese a bussare alla porta del formicaio in preda ai morsi della fame.
La cicala chiese un pò di provviste alla formica per superare l'inverno. La formica aggrottando la fronte chiese: "Le mie provviste sono il frutto del durissimo lavoro estivo, tu piuttosto, che cosa hai fatto in estate da restare senza cibo per questo inverno?"
La cicala rispose "Ho cantato per tutta l'estate!" La formica di rimando: "Come questa estate hai cantato, adesso questo inverno balla!" e sbattè la porta.
Questa è la favola di Esopo della cicala sprecona e oziosa e della laboriosa formica. La favola, come avrete capito ha una precisa morale e ho aperto il post seguente per rispondere a Matteo Renzi che, ha fatto un'altra gaffe.
Invitato nei giorni scorsi al cinquantesimo compleanno dei "Focolari" di Loppiano, il presidente del Consiglio ha affermato che in Italia, nonostante la crisi si tende a risparmiare in virtù del pessimismo cronico nel futuro.
Renzi, come al solito ha perso una buona occasione per star zitto.
Innanzitutto, il risparmio è una virtù insita in tutti gli Italiani che a metter da parte qualcosa, con i tempi che corrono non possono più permetterselo. Una virtù demolita volutamente dapprima con un aumento terrificante di tasse, imposte e balzelli tanto per non dire che, in realtà l'italia è un Paese economicamente in bancarotta. Poi con il mantra patetico dello spendere per mettere in moto l'economia .
Davvero non se ne può più con questi Consigli per gli acquisti e la litania dello "spendere e spandere" che non solo personalmente, ma generalmente sono da rispedire al mittente e da condannare in toto.
Non è tirando fuori la grana (che non c'è) per acquistare I pod, tablet o i Phone 6, o maxi schermi ultrapiatti che si esce dalla crisi economica e dalla recessione. Non è tagliando stipendi, salari e pensioni tassandoli all'infinito che la recessione sparirà per magia, non è seguendo o meglio, inseguendo l'austerità economico-politica che ci renderà più fiduciosi nel futuro che ci è stato rubato anche da Renzi e i suoi scagnozzi. Piuttosto aumentando i salari e le pensioni minime davvero e non con turpi manovre che prevedono di inserire il TFR in busta paga per poi aumentare ancora la pressione fiscale, magari pretendendo la fiducia in parlamento.
Si esce dalla crisi stravolgendo la deleteria mentalità dello spendere a vuoto per futilità che ci viene stomachevolmente ripetuta da anni, puntando non sul risparmio come mera conservazione ottusa ma in previsione di investimenti futuri per mettere in carreggiata i lavori davvero utili che otterrebbero commissioni: falegnameria, carpenteria, muratori, imbianchini, vetrai, piastrellisti, ceramisti etc questi elencati avrebbero commissioni future per quelle famiglie che, avendo risparmiato, vogliono investire sulla casa ammodernandola e ristrutturandola, perchè la casa non bisogna solo acquistarla, ma è un investimento futuro, in quanto ristrutturandola e ammodernandola sarebbe più appetibile sul mercato immobiliare.
In Italia c'è bisogno di lavori seri, come quelli elencati, e come la sartoria in generale, e non di lavori inventati per sbarcare il lunario da giovani depressi con la laurea in tasca.
Il futuro, per essere più sereno e per ottenere la fiducia degli italiani ha bisogno della accoppiata magica: risparmio e investimento utile futuro non di gentaglia da tv spazzatura che incita a spendere con debito cose inutili di cui possiamo benissimo fare a meno. Gli italiani hanno bisogno di buste paghe più pesanti, tasse più leggere, un lavoro stabile e sicuro, certezza del risparmio anche per le generazioni future.
Evidentemente Renzi ha fatto fin'ora la formica lavorando sottobanco per prendersi la segreteria del PD e fare le scarpe allo sbiadito Letta JR, e speriamo che faccia anche la fine della cicala, magari restando a terra dopo che qualcuno gli tolga la fiducia del futuro suo e della sua accozzaglia di saltimbanchi che abbondano nel suo governo e si tolgano finalmente dalle scatole (vuote).
Presto però passò l'autunno e arrivò l'inverno con la neve che copri i rami spogli e la terra gelida; la cicala intirizzita con affanno prese a bussare alla porta del formicaio in preda ai morsi della fame.
La cicala chiese un pò di provviste alla formica per superare l'inverno. La formica aggrottando la fronte chiese: "Le mie provviste sono il frutto del durissimo lavoro estivo, tu piuttosto, che cosa hai fatto in estate da restare senza cibo per questo inverno?"
La cicala rispose "Ho cantato per tutta l'estate!" La formica di rimando: "Come questa estate hai cantato, adesso questo inverno balla!" e sbattè la porta.
Questa è la favola di Esopo della cicala sprecona e oziosa e della laboriosa formica. La favola, come avrete capito ha una precisa morale e ho aperto il post seguente per rispondere a Matteo Renzi che, ha fatto un'altra gaffe.
Invitato nei giorni scorsi al cinquantesimo compleanno dei "Focolari" di Loppiano, il presidente del Consiglio ha affermato che in Italia, nonostante la crisi si tende a risparmiare in virtù del pessimismo cronico nel futuro.
Renzi, come al solito ha perso una buona occasione per star zitto.
Innanzitutto, il risparmio è una virtù insita in tutti gli Italiani che a metter da parte qualcosa, con i tempi che corrono non possono più permetterselo. Una virtù demolita volutamente dapprima con un aumento terrificante di tasse, imposte e balzelli tanto per non dire che, in realtà l'italia è un Paese economicamente in bancarotta. Poi con il mantra patetico dello spendere per mettere in moto l'economia .
Davvero non se ne può più con questi Consigli per gli acquisti e la litania dello "spendere e spandere" che non solo personalmente, ma generalmente sono da rispedire al mittente e da condannare in toto.
Non è tirando fuori la grana (che non c'è) per acquistare I pod, tablet o i Phone 6, o maxi schermi ultrapiatti che si esce dalla crisi economica e dalla recessione. Non è tagliando stipendi, salari e pensioni tassandoli all'infinito che la recessione sparirà per magia, non è seguendo o meglio, inseguendo l'austerità economico-politica che ci renderà più fiduciosi nel futuro che ci è stato rubato anche da Renzi e i suoi scagnozzi. Piuttosto aumentando i salari e le pensioni minime davvero e non con turpi manovre che prevedono di inserire il TFR in busta paga per poi aumentare ancora la pressione fiscale, magari pretendendo la fiducia in parlamento.
Si esce dalla crisi stravolgendo la deleteria mentalità dello spendere a vuoto per futilità che ci viene stomachevolmente ripetuta da anni, puntando non sul risparmio come mera conservazione ottusa ma in previsione di investimenti futuri per mettere in carreggiata i lavori davvero utili che otterrebbero commissioni: falegnameria, carpenteria, muratori, imbianchini, vetrai, piastrellisti, ceramisti etc questi elencati avrebbero commissioni future per quelle famiglie che, avendo risparmiato, vogliono investire sulla casa ammodernandola e ristrutturandola, perchè la casa non bisogna solo acquistarla, ma è un investimento futuro, in quanto ristrutturandola e ammodernandola sarebbe più appetibile sul mercato immobiliare.
In Italia c'è bisogno di lavori seri, come quelli elencati, e come la sartoria in generale, e non di lavori inventati per sbarcare il lunario da giovani depressi con la laurea in tasca.
Il futuro, per essere più sereno e per ottenere la fiducia degli italiani ha bisogno della accoppiata magica: risparmio e investimento utile futuro non di gentaglia da tv spazzatura che incita a spendere con debito cose inutili di cui possiamo benissimo fare a meno. Gli italiani hanno bisogno di buste paghe più pesanti, tasse più leggere, un lavoro stabile e sicuro, certezza del risparmio anche per le generazioni future.
Evidentemente Renzi ha fatto fin'ora la formica lavorando sottobanco per prendersi la segreteria del PD e fare le scarpe allo sbiadito Letta JR, e speriamo che faccia anche la fine della cicala, magari restando a terra dopo che qualcuno gli tolga la fiducia del futuro suo e della sua accozzaglia di saltimbanchi che abbondano nel suo governo e si tolgano finalmente dalle scatole (vuote).
venerdì 5 settembre 2014
"Davvero mi fa schifo tutto quello che vedo in questo Paese...."
Non potevo aprire il titolo di questo post in maniera più esplicita. A maggior ragione dopo l'ennesimo fatto tragico accaduto a Napoli in cui un ragazzo di 17 anni è morto "accidentalmente" colpito da un proiettile sparato dalla pistola di un carabiniere. Quest'ultimo insieme a due colleghi si è messo all'inseguimento del giovane in sella a un motoscooter insieme ad altri due ragazzi, con precedenti penali, in quanto aveva superato un posto di blocco senza rispettare l'alt.
Facile immaginare la reazione all'accaduto: gente furibonda in strada che urlava e assaltava auto della polizia, la mamma del giovane che invocava vendetta i parenti devastati dal dolore.
L'episodio si commenta da se, se è stato un errore o un eccesso di reazione da parte del carabiniere lo stabilirà la magistratura nel corso dei decenni (visto l'iter è normale che debba utilizzare un lasso di tempo così lungo...), in quanto alla reazione scomposta non c'è altro da dire.
Napoli è una delle tante città italiane, appartenente a un Paese che ha abbandonato ogni simulacro di rispetto civico e senso del rispetto proprio e altrui, sarebbe facile fare del luogo comune spiccio, reazioni anche peggiori si osservano quotidianamente in tutti i comuni per un parcheggio occupato da un altro, o da un voto scolastico irriguardoso sul proprio figlio o figlia.
Ha davvero ragione il detto che recita "si raccoglie ciò che si semina" e per decenni, dopo aver scuoiato felicemente ogni vincolo che ci incanalava al rispetto del prossimo, a un senso civico, al rispetto per l'autorità costituita (ovviamente democratica), dopo anni trascorsi nell'intraprendere la strada dell'individualismo sfrenato, le conseguenze non possono che essere queste.
Da un lato un corpo di polizia disintegrato da tagli economici, sottoposto a contumelie, processi televisivi se si sparava in aria con agenti ridotti al senso di frustrazione, dall'altro cittadini privati di qualsiasi dignità, che convinti di votare per il giusto hanno ricevuto l'ingiusto e anche allegramente, cittadini che, diciamolo pure, hanno voluto fare a meno di punti fermi quali il senso civico, il rispetto delle leggi etc.
Ma non basta, un territorio lasciato a se stesso in balia delle guerre e delle organizzazioni camorristiche che fanno il bello e il cattivo tempo e si sono sostituite allo stato assenteista tanto da far dire: "la camorra ci protegge, lo stato ci uccide". In un Paese che sprofonda nella recessione economica, che perde posti di lavoro, che si incanaglisce, che corre dietro alla novità politica senza fondamenta per poi esserne schiacciata, non si può aspettare altro che tragedie simili, una tragedia familiare in una tragedia nazionale che non conosce fondo, un precipizio in parte voluto dai cittadini nel corso degli anni e nel corso delle elezioni politiche, un Paese assolutamente incapace di scrollarsi lo sterco venutogli addosso e sbadierare la volontà di riscatto. Anche per colpa di una politica fedele specchio della società e viceversa, l'elite acculturata, informata, che si coltiva, è messa all'angolo, alle corde e non fa che assistere inerte bisbigliando qualche commento superfluo.
Non ho più nemmeno la forza di vomitare insulti generali a chicchessia, chiudo come ho aperto questo post:
"Davvero mi fa schifo tutto quello che vedo in questo paese, che Paese si potrebbe chiamarlo un vero porcile! Questo insomma è un Paese che bisognerebbe distruggere o almeno spopolare e mandarlo in Africa a farsi civile!" Le parole di Bixio per definire il sud, valgono benissimo per disegnare perfettamente la situazione di una intera nazione incanaglita a livelli paurosi. Al prossimo rigurgito....
Facile immaginare la reazione all'accaduto: gente furibonda in strada che urlava e assaltava auto della polizia, la mamma del giovane che invocava vendetta i parenti devastati dal dolore.
L'episodio si commenta da se, se è stato un errore o un eccesso di reazione da parte del carabiniere lo stabilirà la magistratura nel corso dei decenni (visto l'iter è normale che debba utilizzare un lasso di tempo così lungo...), in quanto alla reazione scomposta non c'è altro da dire.
Napoli è una delle tante città italiane, appartenente a un Paese che ha abbandonato ogni simulacro di rispetto civico e senso del rispetto proprio e altrui, sarebbe facile fare del luogo comune spiccio, reazioni anche peggiori si osservano quotidianamente in tutti i comuni per un parcheggio occupato da un altro, o da un voto scolastico irriguardoso sul proprio figlio o figlia.
Ha davvero ragione il detto che recita "si raccoglie ciò che si semina" e per decenni, dopo aver scuoiato felicemente ogni vincolo che ci incanalava al rispetto del prossimo, a un senso civico, al rispetto per l'autorità costituita (ovviamente democratica), dopo anni trascorsi nell'intraprendere la strada dell'individualismo sfrenato, le conseguenze non possono che essere queste.
Da un lato un corpo di polizia disintegrato da tagli economici, sottoposto a contumelie, processi televisivi se si sparava in aria con agenti ridotti al senso di frustrazione, dall'altro cittadini privati di qualsiasi dignità, che convinti di votare per il giusto hanno ricevuto l'ingiusto e anche allegramente, cittadini che, diciamolo pure, hanno voluto fare a meno di punti fermi quali il senso civico, il rispetto delle leggi etc.
Ma non basta, un territorio lasciato a se stesso in balia delle guerre e delle organizzazioni camorristiche che fanno il bello e il cattivo tempo e si sono sostituite allo stato assenteista tanto da far dire: "la camorra ci protegge, lo stato ci uccide". In un Paese che sprofonda nella recessione economica, che perde posti di lavoro, che si incanaglisce, che corre dietro alla novità politica senza fondamenta per poi esserne schiacciata, non si può aspettare altro che tragedie simili, una tragedia familiare in una tragedia nazionale che non conosce fondo, un precipizio in parte voluto dai cittadini nel corso degli anni e nel corso delle elezioni politiche, un Paese assolutamente incapace di scrollarsi lo sterco venutogli addosso e sbadierare la volontà di riscatto. Anche per colpa di una politica fedele specchio della società e viceversa, l'elite acculturata, informata, che si coltiva, è messa all'angolo, alle corde e non fa che assistere inerte bisbigliando qualche commento superfluo.
Non ho più nemmeno la forza di vomitare insulti generali a chicchessia, chiudo come ho aperto questo post:
"Davvero mi fa schifo tutto quello che vedo in questo paese, che Paese si potrebbe chiamarlo un vero porcile! Questo insomma è un Paese che bisognerebbe distruggere o almeno spopolare e mandarlo in Africa a farsi civile!" Le parole di Bixio per definire il sud, valgono benissimo per disegnare perfettamente la situazione di una intera nazione incanaglita a livelli paurosi. Al prossimo rigurgito....
sabato 9 agosto 2014
Mea Culpa
Le ultime drammatiche vicende politiche internazionali, danno al sottoscritto ancora una volta, un serio motivo di riflessione.
Scorazzando su internet e su alcuni social network, ho potuto constatare che in non pochi casi i commenti scritti dagli utenti riguardanti precisamente la nuova avanzata del fondamentalismo islamico in Siria e Iraq sono tipici di una cultura, quella occidentale, tronfia di orgoglio e una indiscussa superiorità politica, culturale e umana che permette agli utenti di esprimersi in maniera rozza e sprezzante.
A primo acchito sembrerebbe effettivamente che i fondamentalisti siano quelli cattivi mentre gli americani che sganciano bombe e missili sui convogli jihadisti sono i buoni tutori dell'ordine e della pace internazionale. Non voglio tuttavia mettere in alcun dubbio gli orrori e le atrocità commesse dai fondamentalisti nella loro avanzata e nel loro persistente delirio religioso ma mi si consenta di picconare la tanto declamata e affermata superiorità politica e culturale degli occidentali.
Per i tanti ignoranti di storia, sarebbe bene rinfrescare la memoria su come proprio dall'Oriente siano arrivate le migliori conoscenze in un periodo storico in cui l'occidente cristiano marciva lacerato dal feudalesimo e dalla mancanza cronica di un potere centrale secolare.
Dall'Oriente arivvarono durante i cosiddetti "secoli bui" le nozioni di astronomia, algebra, medicina, e giochi come gli scacchi seppur le regole del nobil giuoco erano completamente differenti.
Venezia commerciava indisturbata sia con Costantinopoli sia con i vari potentati islamici ingigantendo la propria ricchezza e il proprio dominio sull'Adriatico, per svariati secoli l'occupazione araba dei luoghi Santi a gerusalemme e dintorni permise l'arrivo dei pellegrini cristiani seppur con restrizioni ma senza dare alimento alla propaganda in cui si urlava ad eccidi e crimini mostruosi compiuti contro i pellegrini crisitani diretti a Gerusalemme.
L'attacco e l'invasione del Medio oriente si ebbe sul finire dell'XI secolo quando a Clermont Ferrand, Urbano II incitò baroni e vassalli francesi a prendere la croce, con l'intento ben preciso di liberare il Regno Franco dalle turbolenze dei feudatari e in secondo luogo per purificare i luoghi della vita di Gesù Cristo, quello che inizialmente fu una processione secolare male armata, più tardi si organizzò in una vera e propria guerra dichiarata in cui vassalli europei vedevano nella Terra Santa territori di conquista e dominio coperti dalla scusa riusibile di adempiere alla promessa religiosa di liberare la Città Santa.
Se oggi abbiamo giustamente raccapriccio per i crimini commessi dalle varie sigle fondamentaliste islamiche e orrore per la legge della Sharia sappiamo che i nostri crimini hanno secoli addosso.
La conquista di Gerusalemme nel 1099 si compì con una strage indiscriminata di vecchi, uomini, donne e bambini che con i loro corpi orrendamente mutilati e sventrati riempivano le vie della Città Santa.
Una altra Crociata, la quarta detta l'incompiuta, vide la partecipazione di crociati e Veneziani che per altre ragioni dirottarono la spedizione a Costantinopoli sottoponendola a un eccidio e a un saccheggio spaventoso durato alcuni giorni dopo aver raso al suolo alcuni quartieri. I cattolici crociati nutrivano un certo risentimento e una certa invidia per la capitale dell'Impero bizantino che pur essendo cristiana aveva adottato il rito ortodosso e dunque l'odio religioso si mescolò agli altri sentimenti sopra enunciati.
Di orrori e stragi sono piene le cronache del mondo occidentale e testimone anche la terra dei crisitiani. Per reprimere l'eresia dei Catari che si era diffusa e radicata fortemente nella Francia Meridionale e in Italia diversi Papi emanarono bolle in cui istituivano, regolavano e regolarizzavano la tortura e la Santa Inquisizione, a Beziers l'esercito crociato (che aveva subito un attacco dalle forze cittadine catare) conquistò la città sterminando oltre 20mila persone facendosi scudo della ipocrita frase "uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi", altre stragi seguiorono nelle città vicine e solo dopo quasi un secolo di lotta il catarismo fu estirpato non senza migliaia di morti ammazzati e detenuti condannati dall'Inquisizione.
Cosa dire delle stragi compiute dai cattolicissimi conquistadires spagnoli all'indomani della Scoperta dell'America? milioni furono gli indigeni che perirono sotto il mito dell'Evangelizzazione forzata e del piombo europeo oltre che alla diffusione delle malattie europee come il vaiolo.
Non dimentichiamo le ferocissime guerre di religione che per quasi settant'anni dilaniarono la Francia del XVI secolo con migliaia di morti e altrettante migliaia di morti in tutta la Francia durante la "Notte di San Bartolomeo" massacri, stupri, violenze e saccheggi durarono alcuni mesi, mentre la tragica notte del santo martirizzato aveva provocato a parigi almeno 2000 morti ammazzati in una folle e cieca caccia al protestante.
Ripetiamo ancora gli orrori suscitati dalla Santa Inquisizione Spagnola che per decenni perseguitò moriscos e marrani sospettandoli di praticare nasacostamente ancora la loro religione di origine, e poi le campagne di battesimi forzati, esilio, spoliazione dei beni....tutto in nome della religione cattolica utilizzata per coprire le infamie e gli orrori del progredito mondo occidentale.
Poi la Rivoluzione Francese, ilo tanto sbandierato momento di libertà ed eguaglianza e giustizia sociale, il tanto amato momento in cui una nazione si era spogliata del vecchio sistema orrendo per adottarne uno nuovo, più equo, più moderno e più giusto, talmente giusto, talmente libero che le armate rivoluzionarie saccheggiarono, distrussero tombe e reliquie di santi, trucidarono frati, suore, incendiarono monasteri, mentre il governo giacobino vietava di accompagnare i funerali con simboli cattolici meno che mai la croce cristiana, pena la ghigliottina, oppure istituiva religione surrogate come la Dea Ragione, aboliva il calendario cristiano e imponeva al clero il giuramento patetico al nuovo governo nato dai lumi della Ragione, mentre era l'incendio della follia.
Tutto ciò avvenuto nel modernissimo e avanzato mondo occidentale che si crede superiore e all'avanguardia rispetto a quello orientale dominato dalle nebbia dell'islam. Non che sia finita qui, il superiore mondo occidentale si abbandona, dimentico della libertà religiosa, a insultare, disprezzare, i credenti cattolici e delle altre confessioni cristiane definendoli pazzi, debosciati, pedofili e visionari quando gli insulti sono benevoli, il tutto condito dall'ipocrisia quando a compiere gesti orrendi sono gli orientali islamici.
Una parabola crisitiana invitava a vedere la trave all'interno del proprio occhio invece che la pagliuzza in quello del prossimo e forse a porsi una domanda sensata, dopo tutto siamo ancora da cosiderare e possiamo considerarci umanamente superiori?
Scorazzando su internet e su alcuni social network, ho potuto constatare che in non pochi casi i commenti scritti dagli utenti riguardanti precisamente la nuova avanzata del fondamentalismo islamico in Siria e Iraq sono tipici di una cultura, quella occidentale, tronfia di orgoglio e una indiscussa superiorità politica, culturale e umana che permette agli utenti di esprimersi in maniera rozza e sprezzante.
A primo acchito sembrerebbe effettivamente che i fondamentalisti siano quelli cattivi mentre gli americani che sganciano bombe e missili sui convogli jihadisti sono i buoni tutori dell'ordine e della pace internazionale. Non voglio tuttavia mettere in alcun dubbio gli orrori e le atrocità commesse dai fondamentalisti nella loro avanzata e nel loro persistente delirio religioso ma mi si consenta di picconare la tanto declamata e affermata superiorità politica e culturale degli occidentali.
Per i tanti ignoranti di storia, sarebbe bene rinfrescare la memoria su come proprio dall'Oriente siano arrivate le migliori conoscenze in un periodo storico in cui l'occidente cristiano marciva lacerato dal feudalesimo e dalla mancanza cronica di un potere centrale secolare.
Dall'Oriente arivvarono durante i cosiddetti "secoli bui" le nozioni di astronomia, algebra, medicina, e giochi come gli scacchi seppur le regole del nobil giuoco erano completamente differenti.
Venezia commerciava indisturbata sia con Costantinopoli sia con i vari potentati islamici ingigantendo la propria ricchezza e il proprio dominio sull'Adriatico, per svariati secoli l'occupazione araba dei luoghi Santi a gerusalemme e dintorni permise l'arrivo dei pellegrini cristiani seppur con restrizioni ma senza dare alimento alla propaganda in cui si urlava ad eccidi e crimini mostruosi compiuti contro i pellegrini crisitani diretti a Gerusalemme.
L'attacco e l'invasione del Medio oriente si ebbe sul finire dell'XI secolo quando a Clermont Ferrand, Urbano II incitò baroni e vassalli francesi a prendere la croce, con l'intento ben preciso di liberare il Regno Franco dalle turbolenze dei feudatari e in secondo luogo per purificare i luoghi della vita di Gesù Cristo, quello che inizialmente fu una processione secolare male armata, più tardi si organizzò in una vera e propria guerra dichiarata in cui vassalli europei vedevano nella Terra Santa territori di conquista e dominio coperti dalla scusa riusibile di adempiere alla promessa religiosa di liberare la Città Santa.
Se oggi abbiamo giustamente raccapriccio per i crimini commessi dalle varie sigle fondamentaliste islamiche e orrore per la legge della Sharia sappiamo che i nostri crimini hanno secoli addosso.
La conquista di Gerusalemme nel 1099 si compì con una strage indiscriminata di vecchi, uomini, donne e bambini che con i loro corpi orrendamente mutilati e sventrati riempivano le vie della Città Santa.
Una altra Crociata, la quarta detta l'incompiuta, vide la partecipazione di crociati e Veneziani che per altre ragioni dirottarono la spedizione a Costantinopoli sottoponendola a un eccidio e a un saccheggio spaventoso durato alcuni giorni dopo aver raso al suolo alcuni quartieri. I cattolici crociati nutrivano un certo risentimento e una certa invidia per la capitale dell'Impero bizantino che pur essendo cristiana aveva adottato il rito ortodosso e dunque l'odio religioso si mescolò agli altri sentimenti sopra enunciati.
Di orrori e stragi sono piene le cronache del mondo occidentale e testimone anche la terra dei crisitiani. Per reprimere l'eresia dei Catari che si era diffusa e radicata fortemente nella Francia Meridionale e in Italia diversi Papi emanarono bolle in cui istituivano, regolavano e regolarizzavano la tortura e la Santa Inquisizione, a Beziers l'esercito crociato (che aveva subito un attacco dalle forze cittadine catare) conquistò la città sterminando oltre 20mila persone facendosi scudo della ipocrita frase "uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi", altre stragi seguiorono nelle città vicine e solo dopo quasi un secolo di lotta il catarismo fu estirpato non senza migliaia di morti ammazzati e detenuti condannati dall'Inquisizione.
Cosa dire delle stragi compiute dai cattolicissimi conquistadires spagnoli all'indomani della Scoperta dell'America? milioni furono gli indigeni che perirono sotto il mito dell'Evangelizzazione forzata e del piombo europeo oltre che alla diffusione delle malattie europee come il vaiolo.
Non dimentichiamo le ferocissime guerre di religione che per quasi settant'anni dilaniarono la Francia del XVI secolo con migliaia di morti e altrettante migliaia di morti in tutta la Francia durante la "Notte di San Bartolomeo" massacri, stupri, violenze e saccheggi durarono alcuni mesi, mentre la tragica notte del santo martirizzato aveva provocato a parigi almeno 2000 morti ammazzati in una folle e cieca caccia al protestante.
Ripetiamo ancora gli orrori suscitati dalla Santa Inquisizione Spagnola che per decenni perseguitò moriscos e marrani sospettandoli di praticare nasacostamente ancora la loro religione di origine, e poi le campagne di battesimi forzati, esilio, spoliazione dei beni....tutto in nome della religione cattolica utilizzata per coprire le infamie e gli orrori del progredito mondo occidentale.
Poi la Rivoluzione Francese, ilo tanto sbandierato momento di libertà ed eguaglianza e giustizia sociale, il tanto amato momento in cui una nazione si era spogliata del vecchio sistema orrendo per adottarne uno nuovo, più equo, più moderno e più giusto, talmente giusto, talmente libero che le armate rivoluzionarie saccheggiarono, distrussero tombe e reliquie di santi, trucidarono frati, suore, incendiarono monasteri, mentre il governo giacobino vietava di accompagnare i funerali con simboli cattolici meno che mai la croce cristiana, pena la ghigliottina, oppure istituiva religione surrogate come la Dea Ragione, aboliva il calendario cristiano e imponeva al clero il giuramento patetico al nuovo governo nato dai lumi della Ragione, mentre era l'incendio della follia.
Tutto ciò avvenuto nel modernissimo e avanzato mondo occidentale che si crede superiore e all'avanguardia rispetto a quello orientale dominato dalle nebbia dell'islam. Non che sia finita qui, il superiore mondo occidentale si abbandona, dimentico della libertà religiosa, a insultare, disprezzare, i credenti cattolici e delle altre confessioni cristiane definendoli pazzi, debosciati, pedofili e visionari quando gli insulti sono benevoli, il tutto condito dall'ipocrisia quando a compiere gesti orrendi sono gli orientali islamici.
Una parabola crisitiana invitava a vedere la trave all'interno del proprio occhio invece che la pagliuzza in quello del prossimo e forse a porsi una domanda sensata, dopo tutto siamo ancora da cosiderare e possiamo considerarci umanamente superiori?
mercoledì 9 luglio 2014
Un Nuovo Concilio?
Recentemente Papa Francesco ha monopolizzato l'attenzione dei mass media per il lancio a sorpresa di una scomunica verbale ai mafiosi, affermando che essi, per i loro atti criminali, sono da considerarsi fuori dalla comunità cristiana.
Il tema in questione è un altro, a mio avviso è arrivato il momento di fare un po' di pulizia sia all'interno della gerarchia ecclesiastica, sia tra i presunti fedeli. Il mondo secolare, sempre aggrappato alle evoluzione e ai cambiamenti di società, stili di vita, tradizioni e concetti di giustizia sociale, pare sia riuscito nell'impresa di contaminare anche la Chiesa cattolica che, con la scusa del dialogo e della linea morbida ha sperto le porte a un rilassamento dei costumi e al suo nemico numero uno, almeno sul piano secolare: il relativismo.
Sono pochi i veri fedeli che praticano quotidianamente gli insegnamenti del Vangelo e i precetti cattolici, la restante parte si reca a Messa per abitudine, per poi peccare più di prima anche grazie a moltissimi sacerdoti che vestono l'abito come lavoro più o meno retribuito che certamente non mostrano un esempio lampante, anche dal punto di vista della vita privata.
La domanda corrente e quanto mai attuale è questa: quale strada ha imboccato la Chiesa? Quale strada, se mai non ne ha imboccata nessuna, vuole intraprendere? Quali sono i valori indiscutibili? A tali domande non si può rispondere con una scomunica verbale e gettata lì ai mafiosi, cosa assai ridicola e molto discutibile, ma innanzitutto serve fermarsi un attimo, guardarsi attorno e prendere qualche dolorosa decisione.
Il dialogo con il mondo secolare forte dei suoi pseudo valori non significa in alcun modo barattare i propri a buon mercato, ma semmai chiarire che la Chiesa parte dal dialogo per affermare i suoi valori e i suoi principi e innanzitutto affermare definitivamente che, essere cattolici non significa esserlo perchè si crede passivamente agli insegnamente ricevuti, ne tantomeno esserlo sulla carta perchè lo si dichiara in qualche sondaggio.
La fede religiosa (questo deve essere il dovere della Chiesa) significa attuarne i precetti in maniera quotidiana e far capire che i valori attuati e insegnati dalla Chiesa sono in alcuni casi assai superiori a quelli propinati dal mondo secolare. Non si tratta di manifestare contro l'aborto e il divorzio e fare volantinaggio religioso-politico ma applicare i valori nel vivere comune.
Ovviamente è indispensabile, affinchè, si possa tornare, da parte della Chiesa a pretendere l'esercizio della fede e dei precetti, che essa assuma sembianze assai più credibili di quelle odierne, non necessariamente tornare a essere una roccaforte chiusa ermeticamente al mondo extravaticano, ma in grado di proporsi come una unica alternativa valida.
Innanzitutto è necessario convocare un Concilio solenne che prenda importantissime quanto delicatissime e gravi decisioni.
Basta con la linea morbida e il dialogo che porta a barattare e svendere valori e porsi qualche interrogativo per poi agire di conseguenza.
In primo luogo: la Chiesa condanna senza appello la pratica dell'aborto chirurgico e le altre forme anticoncezionali anche se esse impediscono la trasmissione di malattie infettive? Se la Scienza ha stabilito che il termine vita va applicato anche alle primissime forme di vita unicellulare, allora la pratica dell'aborto chirurgico per la Chiesa va considerato esclusivamente come un omicidio, quindo come un peccato mortale.
Alla donna abortista a cui va comunque lasciato la libertà di scelta, almeno sul piano secolare, dovrebbe essere vietata "ad interim" la somministrazione di tutti i sacramenti (comunione, confessione, eucarestia, ingresso in terreno consacrato e sepoltura fuori dal terreno consacrato) oltre a impedirle di battezzare i propri figli e a essi far ricevere il restante dei sacramenti fino a quando la donn a non mostra un edeguato pentimento e richiede di essere riammessa tra i fedeli e ricevere il resto dei sacramenti. Nei casi gravi si può arrivare alla scomunica e la Chiesa dovrebbe possedere un database di coloro che con il loro comportamento sono stati esclusi dalla comunità e far rispettarne l'allontanamento fino al pentimento con la richiesta davanti al Pointefice di essere riammessa.
Punto secondo: divorzio. La Chiesa condanna ancora la legge sul divorzio in quanto contraria al principio del "Ciò che Dio unisce, l'uomo non divida"? Esistono particolari situazioni in cui un matrimonio può essere sciolto da un ente ecclesiastico preposto? Se per la Chiesa il divorzio è un peccato mortale e se, in un Concilio serio si decida che esso porta il credente in aperto dissidio con la Chiesa esso va, solennemente condannato senza appello e i praticanti privati, come le donne abortiste dei sacramenti per se e per la famiglia di origine e per i figli avuti dal matrimonio fallito. A entrambi va vietato l'ingresso nelle Chiese, la partecipazione a ogni forma liturgica, la possibilità di confessarsi all'interno di luoghi consacrati e di ricevere l'assoluzione, di ricevere ancora meno la comunione e, se irridiccibili l'eucarestia e i sacramenti per i figli. Non solo, se la Chiesa condanna senza appello la pratica del divorzio per futili motivi (incompatibilità di carattere, aridità sentimentale, tradimenti etc.) allora altrettanto da condannare è la possibilità, concessa dal mondo secolare e dalle sue istituzioni, di contrarre nuove nozze, rendendo bigamo e meritevole di scomunica, il o la contraente con divieto perpetuo di ricevere l'eucarestia e la facoltà per il prete di applicare questa opzione.
Punto terzo: il ripristino dell'interdetto. Esso andrebbe applicato alle parrocchie e alle chiese al cui interno il prete o il rappresentantedella gerarchia ecclesiastica non applica con rigore e in maniera ferrea, le decisioni prese dal Concilio sopratutto in materia di divorzio e aborto). L'interdetto dovrebbe prevedere la chiusura a divinis della o delle chiese interessate, il divieto di celebrare messe e ogni genere di sacramenti fino alla sua possibile scensacrazione ufficiale e alla scomunica dell'ecclesiastico in questione.
Quello fin qui scritto non deve far pensare al sottoscritto come un fanatico cattolico ultramilitante, ma a una esplicita richiesta di chiarezza da parte della Chiesa che con un Concilio dovrebbe prendere decisioni in merito alle questioni sopra elencate sempre se si riconosce nella Chiesa che, nei secoli precedenti era militante e operativa nella salvezza delle anime anzichè nel barattare valori. Essere convinti che la Chiesa debba essere misurata con criteri e idee secolari è fuori luogo, tutto ciò che concerne la religione cattolica ha un suo e d esclusivo metro di giudizio e proprie leggi che molto spesso non combaciano con le idee erette nel secolo. La Chiesa dovrebbe fermarsi così come i suoi fedeli e capire finalmente che il cattolicesimo militante non è cantare slogan al papa di turno, ne tantomeno sventolare fazzoletti colorati o possedere e far benedire immaginette sacre, quanto piuttosto sforzarsi quotidianamente di applicare alla lettera, perchè convinti e saldi della propria fede gli insegnamenti e i precetti del cattolicesimo, senza tuttavia essere sordi, ciechi e muti e vivere nel mondo secolare la propria fede. La cosa più difficile per un cattolico è dimostrare di esserlo mentre è più facile gettare nel dimenticatoio i precetti religiosi per vivere a pino dei valori offerti dal mondo secolare e fari si che certi valori secolari siano utilizzati egoisticamente a proprio vantaggio o quando servono per tutelare i nostri interessi.
Il tema in questione è un altro, a mio avviso è arrivato il momento di fare un po' di pulizia sia all'interno della gerarchia ecclesiastica, sia tra i presunti fedeli. Il mondo secolare, sempre aggrappato alle evoluzione e ai cambiamenti di società, stili di vita, tradizioni e concetti di giustizia sociale, pare sia riuscito nell'impresa di contaminare anche la Chiesa cattolica che, con la scusa del dialogo e della linea morbida ha sperto le porte a un rilassamento dei costumi e al suo nemico numero uno, almeno sul piano secolare: il relativismo.
Sono pochi i veri fedeli che praticano quotidianamente gli insegnamenti del Vangelo e i precetti cattolici, la restante parte si reca a Messa per abitudine, per poi peccare più di prima anche grazie a moltissimi sacerdoti che vestono l'abito come lavoro più o meno retribuito che certamente non mostrano un esempio lampante, anche dal punto di vista della vita privata.
La domanda corrente e quanto mai attuale è questa: quale strada ha imboccato la Chiesa? Quale strada, se mai non ne ha imboccata nessuna, vuole intraprendere? Quali sono i valori indiscutibili? A tali domande non si può rispondere con una scomunica verbale e gettata lì ai mafiosi, cosa assai ridicola e molto discutibile, ma innanzitutto serve fermarsi un attimo, guardarsi attorno e prendere qualche dolorosa decisione.
Il dialogo con il mondo secolare forte dei suoi pseudo valori non significa in alcun modo barattare i propri a buon mercato, ma semmai chiarire che la Chiesa parte dal dialogo per affermare i suoi valori e i suoi principi e innanzitutto affermare definitivamente che, essere cattolici non significa esserlo perchè si crede passivamente agli insegnamente ricevuti, ne tantomeno esserlo sulla carta perchè lo si dichiara in qualche sondaggio.
La fede religiosa (questo deve essere il dovere della Chiesa) significa attuarne i precetti in maniera quotidiana e far capire che i valori attuati e insegnati dalla Chiesa sono in alcuni casi assai superiori a quelli propinati dal mondo secolare. Non si tratta di manifestare contro l'aborto e il divorzio e fare volantinaggio religioso-politico ma applicare i valori nel vivere comune.
Ovviamente è indispensabile, affinchè, si possa tornare, da parte della Chiesa a pretendere l'esercizio della fede e dei precetti, che essa assuma sembianze assai più credibili di quelle odierne, non necessariamente tornare a essere una roccaforte chiusa ermeticamente al mondo extravaticano, ma in grado di proporsi come una unica alternativa valida.
Innanzitutto è necessario convocare un Concilio solenne che prenda importantissime quanto delicatissime e gravi decisioni.
Basta con la linea morbida e il dialogo che porta a barattare e svendere valori e porsi qualche interrogativo per poi agire di conseguenza.
In primo luogo: la Chiesa condanna senza appello la pratica dell'aborto chirurgico e le altre forme anticoncezionali anche se esse impediscono la trasmissione di malattie infettive? Se la Scienza ha stabilito che il termine vita va applicato anche alle primissime forme di vita unicellulare, allora la pratica dell'aborto chirurgico per la Chiesa va considerato esclusivamente come un omicidio, quindo come un peccato mortale.
Alla donna abortista a cui va comunque lasciato la libertà di scelta, almeno sul piano secolare, dovrebbe essere vietata "ad interim" la somministrazione di tutti i sacramenti (comunione, confessione, eucarestia, ingresso in terreno consacrato e sepoltura fuori dal terreno consacrato) oltre a impedirle di battezzare i propri figli e a essi far ricevere il restante dei sacramenti fino a quando la donn a non mostra un edeguato pentimento e richiede di essere riammessa tra i fedeli e ricevere il resto dei sacramenti. Nei casi gravi si può arrivare alla scomunica e la Chiesa dovrebbe possedere un database di coloro che con il loro comportamento sono stati esclusi dalla comunità e far rispettarne l'allontanamento fino al pentimento con la richiesta davanti al Pointefice di essere riammessa.
Punto secondo: divorzio. La Chiesa condanna ancora la legge sul divorzio in quanto contraria al principio del "Ciò che Dio unisce, l'uomo non divida"? Esistono particolari situazioni in cui un matrimonio può essere sciolto da un ente ecclesiastico preposto? Se per la Chiesa il divorzio è un peccato mortale e se, in un Concilio serio si decida che esso porta il credente in aperto dissidio con la Chiesa esso va, solennemente condannato senza appello e i praticanti privati, come le donne abortiste dei sacramenti per se e per la famiglia di origine e per i figli avuti dal matrimonio fallito. A entrambi va vietato l'ingresso nelle Chiese, la partecipazione a ogni forma liturgica, la possibilità di confessarsi all'interno di luoghi consacrati e di ricevere l'assoluzione, di ricevere ancora meno la comunione e, se irridiccibili l'eucarestia e i sacramenti per i figli. Non solo, se la Chiesa condanna senza appello la pratica del divorzio per futili motivi (incompatibilità di carattere, aridità sentimentale, tradimenti etc.) allora altrettanto da condannare è la possibilità, concessa dal mondo secolare e dalle sue istituzioni, di contrarre nuove nozze, rendendo bigamo e meritevole di scomunica, il o la contraente con divieto perpetuo di ricevere l'eucarestia e la facoltà per il prete di applicare questa opzione.
Punto terzo: il ripristino dell'interdetto. Esso andrebbe applicato alle parrocchie e alle chiese al cui interno il prete o il rappresentantedella gerarchia ecclesiastica non applica con rigore e in maniera ferrea, le decisioni prese dal Concilio sopratutto in materia di divorzio e aborto). L'interdetto dovrebbe prevedere la chiusura a divinis della o delle chiese interessate, il divieto di celebrare messe e ogni genere di sacramenti fino alla sua possibile scensacrazione ufficiale e alla scomunica dell'ecclesiastico in questione.
Quello fin qui scritto non deve far pensare al sottoscritto come un fanatico cattolico ultramilitante, ma a una esplicita richiesta di chiarezza da parte della Chiesa che con un Concilio dovrebbe prendere decisioni in merito alle questioni sopra elencate sempre se si riconosce nella Chiesa che, nei secoli precedenti era militante e operativa nella salvezza delle anime anzichè nel barattare valori. Essere convinti che la Chiesa debba essere misurata con criteri e idee secolari è fuori luogo, tutto ciò che concerne la religione cattolica ha un suo e d esclusivo metro di giudizio e proprie leggi che molto spesso non combaciano con le idee erette nel secolo. La Chiesa dovrebbe fermarsi così come i suoi fedeli e capire finalmente che il cattolicesimo militante non è cantare slogan al papa di turno, ne tantomeno sventolare fazzoletti colorati o possedere e far benedire immaginette sacre, quanto piuttosto sforzarsi quotidianamente di applicare alla lettera, perchè convinti e saldi della propria fede gli insegnamenti e i precetti del cattolicesimo, senza tuttavia essere sordi, ciechi e muti e vivere nel mondo secolare la propria fede. La cosa più difficile per un cattolico è dimostrare di esserlo mentre è più facile gettare nel dimenticatoio i precetti religiosi per vivere a pino dei valori offerti dal mondo secolare e fari si che certi valori secolari siano utilizzati egoisticamente a proprio vantaggio o quando servono per tutelare i nostri interessi.
mercoledì 25 giugno 2014
Il crepuscolo degli dei del calcio.
Eccoci, ancora una volta a commentare quello che, personalmente, ritenevo inevitabile. La catastrofica contro-marcia della nazionale di calcio italiana ai mondiali di calcio in Brasile.
Inevitabile, dal mio punto di vista, una conclusione disastrosa solo guardando i convocati per un Mondiale: Parolo, Paletta, Cerci, Immobile, Cassano le cui convocazioni vanno a stento bene per una amichevole contro le isole Faer Oer, non certo per la fase finale di una competizione di altissimo livello.
La colpa, tuttavia non è da attribuire al commissario tecnico Cesare Prandelli che, dopo l'eliminazione, ha consegnato le proprie dimissioni appropriandosi di colpe non proprio sue ma semmai son o attribuibili del calcio nostrano che annaspa in Europa da alcuni anni.
Il calcio italiano attraversa una crisi gravissima che l'eliminazione ai mondiali in Sud Africa quattro anni aveva solo mostrato i primi sintomi che con la finale agli Europei e la discreta partecipazione alla Conf Cup si credeva ormai alle spalle e che invece, oggi non solo torna, ma torna con dimensioni assai ingigantite.
Non si tratta solo di ricambio generazionale, la questione è più complessa e la ricostruzione sportiva e calcistica della nazionale deve essere totale e completa in ogni settore.
Punto primo: Ha senso, dopo gli ultimi scadenti risultati mondiali, far giocare un campionato a 20 squadre con un calendario lunghissimo e una stagione interminabile? Risposta: No. La ricostruzione parte anche da qui.
Se davvero si ha intenzione di rendere la nazionale di calcio italiana assai simile a un club, allora sarebbe il momento di ridurre a 16 le squadre partecipanti al campionato di serie A, lasciando molto più spazio alla nazionale e all'organizzazione non soltanto di amichevoli con squadre abbordabili, ma sopratutto con nazionali dalla formazione,dal gioco e dalla preparazione temibilissima che richiedono uno sforzo maggiore e una profuzione di impegno agonistico più elevato.
Punto secondo: Le società di calcio dovrebbero mutare atteggiamento: possedere, soprattutto per un piccolo-medio club un ottimo giocatore dalle spiccate prospettive di crescita significa investire su di lui e creare attorno a lui una formazione che possa portare risultati apprezzabili per la stessa società e il suo magro albo d'oro. Le stesse dovrebbero cercare di allestire vivai giovanili e prediligere giovani campioni nostrani, invece che acquistare a parametro zero o a basso costo ipotetici campioni da baraccone.
Punto terzo: Denaro. La FIGC dovrebbe intervenire duramente e definitivamente imponendo un tetto salariale ai giocatori che non hanno tutti questi diritti nel battere i piedi per ottenere adeguamenti monetari se per una stagione aggiungono il loro nome alla lista dei maggiori marcatori.
Logicamente serve anche e soprattutto un ridimensionamento assai forte del mondo del calcio. La seconda disfatta consecutiva al mondiale dovrebbe portare mass media e sponsor a "snobbare" di più il gioco del calcio in Italia visti i risultati e la qualità stessa del campionato italiano. Dunque iniziare una nuova era nel guardare il calcio con occhi nuovi senza drammi e titoli da fine del mondo se la nazionale o un club sono eliminati ai gironi nelle varie competizioni, niente articoli da farisei che si stracciano le vesti se un tale allenatore è in bilico per mancanza di risultati. Assai meno enfasi e ansia nel presentare un gara di campionato o un incontro della nazionale e molta meno pressione mass mediatica nei riguardi di giocatori che dovrebbero essere retribuiti assai di meno, godere di meno privilegi e presentati come semplici uomini che praticano un comunissimo gioco e sport che non dovrebbe avere una visibilità immensa.
Sarebbe il caso di concentrare l'attenzione dei giornalisti sportivi su altri sport meno apprezzati che richiedono non solo un impegno fisico e atletico ma anche mentale, insomma dirigere e sparpagliare l'attenzione e i finanziamenti su altri sport che alle olimpiadi, in passato hanno dato soddisfazioni come la pallanuoto, la pallamano, il tiro con l'arco, la pallacanestro, la scherma, lo sci e il tennis.
Anche i tifosi e i calciofili sono chiamati a fare la loro figura. Meno attenzione e attesa per uno sport comunissimo che ha goduto solo di privilegi scandalosi e finanziamenti vergognosi, entrare nell'ordine delle idee che il calcio è uno sport comunissimo come tanti altri in cui giocano atleti che dovrebbero avere compensi e retribuzioni, visti gli ultimi risultati, assai sotto la media.
Far cadere dall'Olimpo calcistico i falsi dei riportandoli con le ginocchia per terra servirà al mondo del calcio per darsi una normalizzata definitiva, senza la pressione e l'atmosfera oppressiva di cui ha goduto vergognosamente fino ad adesso, e a noi nel vedere le cose davvero come stanno e come vanno: ovvero un gioco e solo un gioco che non merita particolare attenzione le cui squadre hanno a disposizione quasi sempre tre risultati: pareggio vittoria e sconfitta e se un club o la nazionale si abbona quest'ultima il crepuscolo e la maledizione si abbattano su di essa e non su di noi che, abbiamo altro a cui pensare e che dovremmo limitare a vedere lo sport del calcio come una simpatica ma momentanea distrazione di novanta minuti, il cui moto del pianeta continua come continua lo scorrere del tempo e della vita di ciascuno di noi.
Inevitabile, dal mio punto di vista, una conclusione disastrosa solo guardando i convocati per un Mondiale: Parolo, Paletta, Cerci, Immobile, Cassano le cui convocazioni vanno a stento bene per una amichevole contro le isole Faer Oer, non certo per la fase finale di una competizione di altissimo livello.
La colpa, tuttavia non è da attribuire al commissario tecnico Cesare Prandelli che, dopo l'eliminazione, ha consegnato le proprie dimissioni appropriandosi di colpe non proprio sue ma semmai son o attribuibili del calcio nostrano che annaspa in Europa da alcuni anni.
Il calcio italiano attraversa una crisi gravissima che l'eliminazione ai mondiali in Sud Africa quattro anni aveva solo mostrato i primi sintomi che con la finale agli Europei e la discreta partecipazione alla Conf Cup si credeva ormai alle spalle e che invece, oggi non solo torna, ma torna con dimensioni assai ingigantite.
Non si tratta solo di ricambio generazionale, la questione è più complessa e la ricostruzione sportiva e calcistica della nazionale deve essere totale e completa in ogni settore.
Punto primo: Ha senso, dopo gli ultimi scadenti risultati mondiali, far giocare un campionato a 20 squadre con un calendario lunghissimo e una stagione interminabile? Risposta: No. La ricostruzione parte anche da qui.
Se davvero si ha intenzione di rendere la nazionale di calcio italiana assai simile a un club, allora sarebbe il momento di ridurre a 16 le squadre partecipanti al campionato di serie A, lasciando molto più spazio alla nazionale e all'organizzazione non soltanto di amichevoli con squadre abbordabili, ma sopratutto con nazionali dalla formazione,dal gioco e dalla preparazione temibilissima che richiedono uno sforzo maggiore e una profuzione di impegno agonistico più elevato.
Punto secondo: Le società di calcio dovrebbero mutare atteggiamento: possedere, soprattutto per un piccolo-medio club un ottimo giocatore dalle spiccate prospettive di crescita significa investire su di lui e creare attorno a lui una formazione che possa portare risultati apprezzabili per la stessa società e il suo magro albo d'oro. Le stesse dovrebbero cercare di allestire vivai giovanili e prediligere giovani campioni nostrani, invece che acquistare a parametro zero o a basso costo ipotetici campioni da baraccone.
Punto terzo: Denaro. La FIGC dovrebbe intervenire duramente e definitivamente imponendo un tetto salariale ai giocatori che non hanno tutti questi diritti nel battere i piedi per ottenere adeguamenti monetari se per una stagione aggiungono il loro nome alla lista dei maggiori marcatori.
Logicamente serve anche e soprattutto un ridimensionamento assai forte del mondo del calcio. La seconda disfatta consecutiva al mondiale dovrebbe portare mass media e sponsor a "snobbare" di più il gioco del calcio in Italia visti i risultati e la qualità stessa del campionato italiano. Dunque iniziare una nuova era nel guardare il calcio con occhi nuovi senza drammi e titoli da fine del mondo se la nazionale o un club sono eliminati ai gironi nelle varie competizioni, niente articoli da farisei che si stracciano le vesti se un tale allenatore è in bilico per mancanza di risultati. Assai meno enfasi e ansia nel presentare un gara di campionato o un incontro della nazionale e molta meno pressione mass mediatica nei riguardi di giocatori che dovrebbero essere retribuiti assai di meno, godere di meno privilegi e presentati come semplici uomini che praticano un comunissimo gioco e sport che non dovrebbe avere una visibilità immensa.
Sarebbe il caso di concentrare l'attenzione dei giornalisti sportivi su altri sport meno apprezzati che richiedono non solo un impegno fisico e atletico ma anche mentale, insomma dirigere e sparpagliare l'attenzione e i finanziamenti su altri sport che alle olimpiadi, in passato hanno dato soddisfazioni come la pallanuoto, la pallamano, il tiro con l'arco, la pallacanestro, la scherma, lo sci e il tennis.
Anche i tifosi e i calciofili sono chiamati a fare la loro figura. Meno attenzione e attesa per uno sport comunissimo che ha goduto solo di privilegi scandalosi e finanziamenti vergognosi, entrare nell'ordine delle idee che il calcio è uno sport comunissimo come tanti altri in cui giocano atleti che dovrebbero avere compensi e retribuzioni, visti gli ultimi risultati, assai sotto la media.
Far cadere dall'Olimpo calcistico i falsi dei riportandoli con le ginocchia per terra servirà al mondo del calcio per darsi una normalizzata definitiva, senza la pressione e l'atmosfera oppressiva di cui ha goduto vergognosamente fino ad adesso, e a noi nel vedere le cose davvero come stanno e come vanno: ovvero un gioco e solo un gioco che non merita particolare attenzione le cui squadre hanno a disposizione quasi sempre tre risultati: pareggio vittoria e sconfitta e se un club o la nazionale si abbona quest'ultima il crepuscolo e la maledizione si abbattano su di essa e non su di noi che, abbiamo altro a cui pensare e che dovremmo limitare a vedere lo sport del calcio come una simpatica ma momentanea distrazione di novanta minuti, il cui moto del pianeta continua come continua lo scorrere del tempo e della vita di ciascuno di noi.
domenica 1 giugno 2014
Matematica repubblicana.
Oggi 2 giugno 2014 ricorre il 68 compleanno della Repubblica Italiana.
Tralasciando la vuota e monotona retorica sulla storia della sua nascita e il discorso un po' più serio su quello che è tutt'ora invece di quello che doveva essere, parlo di un uomo, anzi un giovane che nel breve spazio della sua vita ha unito ideale (repubblicano) e talento (matematico).
Il suo nome è Evariste Galois personaggio celebre per aver dato il proprio nome a una teoria che risolve un problema fino ad allora rimasto tale, dell'algebra astratta antico di svariati millenni.
Nato a Bourg la Reine il 25 ottobre 1811 si fece notare fin da adolescente per un vero e proprio talento innato nella matematica.
Genio e sregolatezza dovuti al fatto che quando frequentava la scuola, allora un vero e proprio privilegio, trovasse gli esercizi di matematica estremamente banali e noiosi e un giorno esasperato dal maestro che voleva obbligarlo a fargli risolvere uno di questi esercizi, rispose scagliandoli il cancellino utilizzato per pulire la lavagna.
I suoi lavori, dapprima di base per la teoria e che più in la sarebbero state comple e lo avrebbero fatto conoscere ai posteri, non vennero mai pubblicate quando era in vita. Si affannò inutilmente a spedire le sue soluzioni (che erano esatte) a famosi matematici dell'epoca tra cui Poisson che forse, leggendo un po' distrattamente i lavori del giovane fenomeno matematico, non li avrebbe capiti chiedendo delucidazioni e chiedendogli una dimostrazione molto più rigorosa e leggibile che non quella fornita da Galois nell'impeto dei suoi anni di giovane e focoso talento matematico e repubblicano.
Evariste Galois conobbe anche il carcere per via delle sue idee estremiste( fu grazie all'interessamento di influenti amici che riuscirono a scarcerarlo proprio all'indomani dell'ascesa di Luigi Filippo I) a cui diede il suo contributo durante le tre gloriose giornate del luglio 1830 che portarono alla fuga del reazionario Carlo X e all'ascesa di Luigi Filippo I d'Orleans.
Insoddisfatto del nuovo corso storico salutò con un brindisi l'avvento del nuovo sovrano "liberale" con un pugnale in mano in perfetta sintonia col suo caratterte geniale e senza freni.
La morte lo colse non all'improvviso nel 1832, Evariste, secondo una versione ufficiale, morì durante un duello combattuto per salvare l'onore di una ragazza di cui il giovane si era innamorato, un' altra afferma che il duello fu in realtà un paravento per eseguire un omicidio politico e sbarazzarsi di una mente fenomenale e impetuosa nel creare al pari del suo spirito ribelle e repubblicano.
Sia che fosse vera la prima o la seconda ipotesi resta il fatto che il ragazzo trascorse tutta la notte precedente il duello, nel completare e riordinare le carte che dimostravano le sue teorie matematiche.
Spirò il 30 maggio del 1832 colpito da un proiettile durante il duello e le sue ultime parole rivolte al fratello Alfred, furono epiche: "Non piangere per me, ci vuole tutto il mio coraggio per morire a venti anni!"
I suoi lavori furono pubblicati postumi grazie al matematico Liouville che ottenute le sue opere e rendendo il lavoro di Galois più leggibile diede ragione due anni dopo nel 1834, al fenomeno matematico morto a singolar tenzone e gettato in una fossa comune di cui ancora oggi non si sa dove riposano i suoi resti. Il manoscritto originale di Evariste Galois fu pubblicato sul "Giornale di Matematica pura e applicata" e fu la dimnostrazione finale di come Evariste Galois avesse individuato la soluzione su come risolvere algebricamente una equazione precedendo un altro matematico Abel a cui fino ad allora fu attribuito, invece, il merito che in realtà non possedeva.
Davvero un bel connubio tra ideale astratto e concretezza matermatica che, per certi aspetti assomiglia a una religione i cui dogmi non sono mere affermazioni ma dimostrazioni esatte universalmente riconosciute.
Chiudiamo ricordando un altro repubblicano, ancora più giovane vissuto e morto anni prima del Nostro. il suo nome era Joseph Bara ed era un ragazzo tamburino dell'esercito rivoluzionario francese, che combatteva gli insorti monarchici della Vanndea. Rifiutatosi di cedere i cavalli dell'esercito e ancora di più, accerchiato, di gridare "Viva il re!" fu ucciso seduta stante dai vandeani urlando "viva la Repubblica!". Inutile chiedere ai nostri politicanti di prendere esempio da questi due giganti, un lillipuziano resterà tale se lillipuziano lo è a livello psicologico e a oggi in Italia c'è davvero poco di cui andare orgogliosi di QUESTA repubblica che sforna lillipuziani a getto continuo.
Consentitemi di scrivere e dedicare a Evariste Galois una strofa di una canzone di De Andrè che si intitola: "La Guerra di Piero".
"...Cadesti a terra senza un lamento e ti accorgesti in un solo momento che il tempo non ti sarebbe bastato per chieder perdono di ogni peccato. cadesti a terra senza un lamento e ti accorgesti in un solo momento che la tua vita finiva quel giorno e non ci sarebbe stato ritorno.
Ninetta mia crepare di maggio ci vuole tanto troppo coraggio....Dormi sepolto in un campo di grano non è la rosa non è il tulipano che ti fan veglia all'ombra dei fossi ma sono mille papaveri rossi."
Tralasciando la vuota e monotona retorica sulla storia della sua nascita e il discorso un po' più serio su quello che è tutt'ora invece di quello che doveva essere, parlo di un uomo, anzi un giovane che nel breve spazio della sua vita ha unito ideale (repubblicano) e talento (matematico).
Il suo nome è Evariste Galois personaggio celebre per aver dato il proprio nome a una teoria che risolve un problema fino ad allora rimasto tale, dell'algebra astratta antico di svariati millenni.
Nato a Bourg la Reine il 25 ottobre 1811 si fece notare fin da adolescente per un vero e proprio talento innato nella matematica.
Genio e sregolatezza dovuti al fatto che quando frequentava la scuola, allora un vero e proprio privilegio, trovasse gli esercizi di matematica estremamente banali e noiosi e un giorno esasperato dal maestro che voleva obbligarlo a fargli risolvere uno di questi esercizi, rispose scagliandoli il cancellino utilizzato per pulire la lavagna.
I suoi lavori, dapprima di base per la teoria e che più in la sarebbero state comple e lo avrebbero fatto conoscere ai posteri, non vennero mai pubblicate quando era in vita. Si affannò inutilmente a spedire le sue soluzioni (che erano esatte) a famosi matematici dell'epoca tra cui Poisson che forse, leggendo un po' distrattamente i lavori del giovane fenomeno matematico, non li avrebbe capiti chiedendo delucidazioni e chiedendogli una dimostrazione molto più rigorosa e leggibile che non quella fornita da Galois nell'impeto dei suoi anni di giovane e focoso talento matematico e repubblicano.
Evariste Galois conobbe anche il carcere per via delle sue idee estremiste( fu grazie all'interessamento di influenti amici che riuscirono a scarcerarlo proprio all'indomani dell'ascesa di Luigi Filippo I) a cui diede il suo contributo durante le tre gloriose giornate del luglio 1830 che portarono alla fuga del reazionario Carlo X e all'ascesa di Luigi Filippo I d'Orleans.
Insoddisfatto del nuovo corso storico salutò con un brindisi l'avvento del nuovo sovrano "liberale" con un pugnale in mano in perfetta sintonia col suo caratterte geniale e senza freni.
La morte lo colse non all'improvviso nel 1832, Evariste, secondo una versione ufficiale, morì durante un duello combattuto per salvare l'onore di una ragazza di cui il giovane si era innamorato, un' altra afferma che il duello fu in realtà un paravento per eseguire un omicidio politico e sbarazzarsi di una mente fenomenale e impetuosa nel creare al pari del suo spirito ribelle e repubblicano.
Sia che fosse vera la prima o la seconda ipotesi resta il fatto che il ragazzo trascorse tutta la notte precedente il duello, nel completare e riordinare le carte che dimostravano le sue teorie matematiche.
Spirò il 30 maggio del 1832 colpito da un proiettile durante il duello e le sue ultime parole rivolte al fratello Alfred, furono epiche: "Non piangere per me, ci vuole tutto il mio coraggio per morire a venti anni!"
I suoi lavori furono pubblicati postumi grazie al matematico Liouville che ottenute le sue opere e rendendo il lavoro di Galois più leggibile diede ragione due anni dopo nel 1834, al fenomeno matematico morto a singolar tenzone e gettato in una fossa comune di cui ancora oggi non si sa dove riposano i suoi resti. Il manoscritto originale di Evariste Galois fu pubblicato sul "Giornale di Matematica pura e applicata" e fu la dimnostrazione finale di come Evariste Galois avesse individuato la soluzione su come risolvere algebricamente una equazione precedendo un altro matematico Abel a cui fino ad allora fu attribuito, invece, il merito che in realtà non possedeva.
Davvero un bel connubio tra ideale astratto e concretezza matermatica che, per certi aspetti assomiglia a una religione i cui dogmi non sono mere affermazioni ma dimostrazioni esatte universalmente riconosciute.
Chiudiamo ricordando un altro repubblicano, ancora più giovane vissuto e morto anni prima del Nostro. il suo nome era Joseph Bara ed era un ragazzo tamburino dell'esercito rivoluzionario francese, che combatteva gli insorti monarchici della Vanndea. Rifiutatosi di cedere i cavalli dell'esercito e ancora di più, accerchiato, di gridare "Viva il re!" fu ucciso seduta stante dai vandeani urlando "viva la Repubblica!". Inutile chiedere ai nostri politicanti di prendere esempio da questi due giganti, un lillipuziano resterà tale se lillipuziano lo è a livello psicologico e a oggi in Italia c'è davvero poco di cui andare orgogliosi di QUESTA repubblica che sforna lillipuziani a getto continuo.
Consentitemi di scrivere e dedicare a Evariste Galois una strofa di una canzone di De Andrè che si intitola: "La Guerra di Piero".
"...Cadesti a terra senza un lamento e ti accorgesti in un solo momento che il tempo non ti sarebbe bastato per chieder perdono di ogni peccato. cadesti a terra senza un lamento e ti accorgesti in un solo momento che la tua vita finiva quel giorno e non ci sarebbe stato ritorno.
Ninetta mia crepare di maggio ci vuole tanto troppo coraggio....Dormi sepolto in un campo di grano non è la rosa non è il tulipano che ti fan veglia all'ombra dei fossi ma sono mille papaveri rossi."
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