Dovevo aspettarmi una notizia simile, ma sinceramente, leggendola, sono comunque disgustato.
Fabrizio Corona l'ex re del gossip condannato a 13 anni di carcere (ridotti poi a nove), è stato scarcerato dal carcere di Opera e sarà affidato all'associazione fondata e gestita da don Mazzi.
Non c'è proprio nulla da fare, un Paese ridotto sul lastrico non riesce neanche a mantenere un simulacro di serietà applicando rigorosamente la legge, lasciandosi commuovere dome una donnetta dal "grido di dolore" di mamma Corona e figlio che gridavano a mezza Italia non tanto l'innocenza del condannato (in quanto era imputato per una montagna di reati) quanto per la salute cagionevole di Fabrizio, a loro dire incompatibile col carcere per via degli attacchi di panico. Chissà da dove saranno spuntati gli attacchi di panico, visto che l'ex manager dello scandalismo spiccio, di attacchi, prima dell'arresto, gli aveva dati solo di arroganza e di sfuriate nei talk show.
Ci si perde oggi, nel commentare la notizia magari, affermando che, la condanna a Corona era ingiusta in rapporto a come sono trattati delinquenti comuni, come se la colpa fosse esclusivamente del magistrato e non dei vari governi che hanno reso una barzelletta l'applicazione delle sanzioni (non) previste.
Del resto forse non dovrei essere neanche così disgustato visto che questà è solo l'ultima di una serie di figuracce fatte dal nostro Paese nei confronti di tutto e di tutti, come se, l'Italia fosse una sorta di scemo del villaggio, cui piace essere presa a calci e pugni dai suoi concittadini felici di manovrare un simile allocco.
Volendo spolverare vecchie figuracce internazionali dobbiamo partire da lontano.
La seconda guerra di Indipendenza fu vinta, per così dire, solo grazie all'aiuto decisivo della Francia Napoleonica convinta a entrare in guerra contro l'impero asburgico, non tanto per l'intelligenza diplomatica di Cavour, quanto per la puttanaggine della contessa di Castiglione, Virginia Oldoini, come dire nome omen... non solo, la Francia Napoleonica, a dispetto degli accordi, voltandoci giustamente le spalle si accordò per una pace separata con Francesco Giuseppe. Risultato Lombardia ceduta alla Francia (come accadrà al Veneto sette anni più tardi), che viene rigirata al Regno di sardegna.
Non bastanti le due di indipendenza, a unificazione quasi completata, il nosto "bel paese" alleandosi con la Prussia di Bismarck, dichiara nuovamente guerra all'Austria. Finale tragicomico: sconfitti e in rotta a Custoza, veniamo affondati a Lissa prendendoci anche lo scherno dell'ammiraglio austriaco che afferma "Uomini di ferro su barche di legno sconfiggono navi di ferro guidate da teste di legno". Una riedizione della frase di Metternich dell'Italia espressione geografica.
Della prima guerra mondiale neanche a parlarne, all'indomani della rotta di Caporetto il comando italiano viene chiamato davanti a quello franco-inglese neanche si trattasse di uno scolaretto discolo. Costretti a cambiare capo di stato maggiore e vincere la guerra grazie anche alla spinta alleata.
La seconda guerra mondiale è cosa risaputa e i gesti di supposto eroismo affogano nell'armata brancaleone con in mano le schioppe di trent'anni prima.
Gli ultimi anni sono una goliardica storia recente: governi che cadono tra le urla di giubilo di parlamentari che festeggiano a champagne e mortadella, presidenti del consiglio che si abbandonano nelle ville a feste burlesque, ministri incapaci che compiono gaffe a ripetizione, un elettorato idiota che però vota convintamente gli stessi imbecilli. Chi si somiglia si piglia.
Per tacere dei compitini europei spediti e imposti dalla UE e dalle risate dei presidenti francese e tedesco sulla serietà di questo Paese.
Non c'è nulla da stare allegri, se mai ci fosse stato qualche motivo. La canaglia avente diritto si ostina a eleggere i soliti idioti che da idioti commettono idiozie, come sono idiozie quelle vomitate per commentare il giubilo suscitato dalla scarcerazione di Corona.
Aveva ragione quell'ammiraglio austriaco che dopo la battaglia di Lissa, ci definì teste di legno su barche di ferro, una barca di ferro, simile a un vecchio stivale che imbarca acqua , o meglio la perde come un tubo di fogna rotto.
giovedì 18 giugno 2015
domenica 14 giugno 2015
L'eco dell'ignoranza.
Rieccomi qui a scrivere sulle nuove uscite di Papa Bergoglio, forse non tanto su di lui, quanto degli ignoranti che bevendo tutto ciò che si dice, con il senso critico sotto terra, esultano per le frasi pompate ad arte.
Riepiloghiamo. Qualche giorno fa, di ritorno da una visita in Bosnia, il pontefice, intrattenendosi con alcuni giornalisti, sull'aereo, ha lanciato affermazioni che, per alcuni sono state un pugno allo stomaco, quando in verità si tratta, in ultima analisi di un richiamo. Le frasi incriminate sono le seguenti: "La chiesa non ha bisogno di veggenti e neanche di messaggi alle quattro del pomeriggio." "Non affogate la fede in un religione soft" un richiamo non tanto velato al "caso" Medjugorje cui la Chiesa nonostante alcuni anni passati nello studiare accuratamente il caso, non si è pronunciata. Le frasi di Bergoglio hanno, giustamente scatenato una diatriba tra feroci denigratori dell'ultima sede mariana, e convinti sostenitori, oltre che un ginepraio di vuote parole e opinionisti parolai.
Leggendo attentamente le frasi del pontefice, non si trova nulla di strano, ne di scandaloso, dichiarando che alla Chiesa non servono, per esistere, veggenti, che in realtà, quando riconosciuti come tali, sono solo mero strumento per diffondere il messaggio. Forse più discutibile potrebbe essere la frase sui messaggi inviati alle quattro del pomeriggio.
Non è un mistero che la principale "veggente" di Medjugorje si presenti puntualmente ogni due di gni mese per ricevere presunti messaggi mariani. Ovviamente per chi si sofferma sul fatto delle coincidenze, si potrebbe obiettare che, nel passato non tanto remoto, i veggenti ricevevano i messaggi con una certa puntualità e quasi sempre allo stesso posto e che, i messaggi, analizzandoli, non pare essere cambiati di una virgola.
Per chi invece ragiona più profondamente, il Papa richiama il "gregge" nel non badare e nel non dare importanza a quando e dove il messaggio viene comunicato, ma alla sua natura, al suo significato profondo.
Le frasi del pontefice hanno siscitato reazioni da parte di convinti sostenitori della località bosniaca, come l'ex presentatore e inviato Paolo Brosio che ha affermato che a Medjugorje si sono compiuti e si compiono, quasi quotidianamente, eventi inspiegabili come guarigioni da malattie impossibili, conversioni e su come nella località i fedeli recitino devotamente preghiere, compiono digiuni, pregano il rosario etc. Ci mancherebbe altro, verrebbe da dire, le parole del papa non si riferivano al comportamento tenuto all'interno della località su cui la Chiesa esita a esporsi ufficialmente, quanto al richiamno stesso al fedele nel non cadere nel materialismo del come e del quando viene comunicato il messaggio.
Siccome i media non contenti di scribacchiare stupidaggini sono alla ricerca di frasi ad effetto, pare abbiano trovato (epurando parte del contenuto intrinseco) l'Uomo della Provvidenza. Nuova dichiarazione del papa: "La chiesa è pronta a fissare una data comune per la celebrazione della Pasqua". Apriti cielo. I media ignoranti pompano la notizia facendola passare per una svolta epocale, l'eco dell'ignoranza raggiunge l'acme, un punto di non ritorno, uno squallido nirvana.
Sembrerebbe che ortodossi e cattolici facciano apposta a non celebrare insieme la Pasqua per via dello scisma (a proposito, chi lo sa?) mai ricomposto cui pendevano su entrambi, fino al 1965, le scomuniche ufficiali comminate quasi mille anni prima.
In realtà le cose stanno diversamente, ma i media, strumento di lurido mercato, non si dilungano in spiegazioni perchè il prodotto (la notizia) non sarebbe appetibile sul mercato e resterebbe invenduta.
La Pasqua è una festa mobile fin dal primo Concilio di Nicea del IV secolo d.C. convocato dall'imperatore Costantino (l'uomo del "in hoc signo vinces" prima della battaglia di Ponte Milvio) in cui si stabili che fosse celebrata e festeggiata la prima settimana dopo il primo plenilunio dell'equinozio di primavera fissato il 21 marzo, dunque sarebbe un po' difficile rifare tutto da capo senza neanche convocare un Concilio apposito che metta d'accordo ortodossi e cattolici.
Punto secondo, la differenza nei tempi di celebrazione è molto più pratica: gli ortodossi hanno ancora in vigore il vecchio calendario giuliano, mentre i cattolici utilizzano dal 1584 il calendario Gregoriano. Il nome dell'attuale calendario deriva dal Papa Gregorio XIII che, con una squadra di scienziati, si rese conto che il calendario giuliano, per la sua conformità aveva accumulato dall'anno del suo utilizzo (46 a.C.) al 1584 un ritardo, nel fissare la date dell'equinozio di ben dieci giorni e che, dunque continuando ad utilizzare, il vecchio calendario si sarebbe dovuta celebrare la Primavera e la pasqua in piena estate. Il nuovo pontefice corresse con gli studiosi matematici e astronomi,l'errore portando in avanti di dieci giorni il nuovo anno e abbandonando il vecchio calendario giuliano per quello, per l'appunto gregoriano.
Ciò influì ovviamente sui rispettivi tempi di celebrazione della Pasqua. Quello che è stata una affermazione di ottimismo si è trasformata in una svolta epocale, quando in realtà gli ostacoli da superare sono tutti in piedi. Basterà fissare una data comune per la riappacificazione e la riunione? saranno disposti gli ortodossi a passare al calendario gregoriano, magari mettendo da parte il non riconoscimento del primato petrino? E poi il papa come pensa di proseguire? Chi convincerà gli ortodossi sulla questione del filioque? E sulla Trasunstanziazione? Facile, far credere agli ignoranti di ogni ceto sociale che basta una affermazione per una svolta epocale, in relatà, le differenze sono tante e solo gli stupidi non se ne accorgono, come quanto spiegato sopra.
I tempi sono quelli che sono e il mercato, anjche quello giornalistico, ha deteriorato la qualità dell'informazione e del sapere per sposare il guadagno e il profitto.
Riepiloghiamo. Qualche giorno fa, di ritorno da una visita in Bosnia, il pontefice, intrattenendosi con alcuni giornalisti, sull'aereo, ha lanciato affermazioni che, per alcuni sono state un pugno allo stomaco, quando in verità si tratta, in ultima analisi di un richiamo. Le frasi incriminate sono le seguenti: "La chiesa non ha bisogno di veggenti e neanche di messaggi alle quattro del pomeriggio." "Non affogate la fede in un religione soft" un richiamo non tanto velato al "caso" Medjugorje cui la Chiesa nonostante alcuni anni passati nello studiare accuratamente il caso, non si è pronunciata. Le frasi di Bergoglio hanno, giustamente scatenato una diatriba tra feroci denigratori dell'ultima sede mariana, e convinti sostenitori, oltre che un ginepraio di vuote parole e opinionisti parolai.
Leggendo attentamente le frasi del pontefice, non si trova nulla di strano, ne di scandaloso, dichiarando che alla Chiesa non servono, per esistere, veggenti, che in realtà, quando riconosciuti come tali, sono solo mero strumento per diffondere il messaggio. Forse più discutibile potrebbe essere la frase sui messaggi inviati alle quattro del pomeriggio.
Non è un mistero che la principale "veggente" di Medjugorje si presenti puntualmente ogni due di gni mese per ricevere presunti messaggi mariani. Ovviamente per chi si sofferma sul fatto delle coincidenze, si potrebbe obiettare che, nel passato non tanto remoto, i veggenti ricevevano i messaggi con una certa puntualità e quasi sempre allo stesso posto e che, i messaggi, analizzandoli, non pare essere cambiati di una virgola.
Per chi invece ragiona più profondamente, il Papa richiama il "gregge" nel non badare e nel non dare importanza a quando e dove il messaggio viene comunicato, ma alla sua natura, al suo significato profondo.
Le frasi del pontefice hanno siscitato reazioni da parte di convinti sostenitori della località bosniaca, come l'ex presentatore e inviato Paolo Brosio che ha affermato che a Medjugorje si sono compiuti e si compiono, quasi quotidianamente, eventi inspiegabili come guarigioni da malattie impossibili, conversioni e su come nella località i fedeli recitino devotamente preghiere, compiono digiuni, pregano il rosario etc. Ci mancherebbe altro, verrebbe da dire, le parole del papa non si riferivano al comportamento tenuto all'interno della località su cui la Chiesa esita a esporsi ufficialmente, quanto al richiamno stesso al fedele nel non cadere nel materialismo del come e del quando viene comunicato il messaggio.
Siccome i media non contenti di scribacchiare stupidaggini sono alla ricerca di frasi ad effetto, pare abbiano trovato (epurando parte del contenuto intrinseco) l'Uomo della Provvidenza. Nuova dichiarazione del papa: "La chiesa è pronta a fissare una data comune per la celebrazione della Pasqua". Apriti cielo. I media ignoranti pompano la notizia facendola passare per una svolta epocale, l'eco dell'ignoranza raggiunge l'acme, un punto di non ritorno, uno squallido nirvana.
Sembrerebbe che ortodossi e cattolici facciano apposta a non celebrare insieme la Pasqua per via dello scisma (a proposito, chi lo sa?) mai ricomposto cui pendevano su entrambi, fino al 1965, le scomuniche ufficiali comminate quasi mille anni prima.
In realtà le cose stanno diversamente, ma i media, strumento di lurido mercato, non si dilungano in spiegazioni perchè il prodotto (la notizia) non sarebbe appetibile sul mercato e resterebbe invenduta.
La Pasqua è una festa mobile fin dal primo Concilio di Nicea del IV secolo d.C. convocato dall'imperatore Costantino (l'uomo del "in hoc signo vinces" prima della battaglia di Ponte Milvio) in cui si stabili che fosse celebrata e festeggiata la prima settimana dopo il primo plenilunio dell'equinozio di primavera fissato il 21 marzo, dunque sarebbe un po' difficile rifare tutto da capo senza neanche convocare un Concilio apposito che metta d'accordo ortodossi e cattolici.
Punto secondo, la differenza nei tempi di celebrazione è molto più pratica: gli ortodossi hanno ancora in vigore il vecchio calendario giuliano, mentre i cattolici utilizzano dal 1584 il calendario Gregoriano. Il nome dell'attuale calendario deriva dal Papa Gregorio XIII che, con una squadra di scienziati, si rese conto che il calendario giuliano, per la sua conformità aveva accumulato dall'anno del suo utilizzo (46 a.C.) al 1584 un ritardo, nel fissare la date dell'equinozio di ben dieci giorni e che, dunque continuando ad utilizzare, il vecchio calendario si sarebbe dovuta celebrare la Primavera e la pasqua in piena estate. Il nuovo pontefice corresse con gli studiosi matematici e astronomi,l'errore portando in avanti di dieci giorni il nuovo anno e abbandonando il vecchio calendario giuliano per quello, per l'appunto gregoriano.
Ciò influì ovviamente sui rispettivi tempi di celebrazione della Pasqua. Quello che è stata una affermazione di ottimismo si è trasformata in una svolta epocale, quando in realtà gli ostacoli da superare sono tutti in piedi. Basterà fissare una data comune per la riappacificazione e la riunione? saranno disposti gli ortodossi a passare al calendario gregoriano, magari mettendo da parte il non riconoscimento del primato petrino? E poi il papa come pensa di proseguire? Chi convincerà gli ortodossi sulla questione del filioque? E sulla Trasunstanziazione? Facile, far credere agli ignoranti di ogni ceto sociale che basta una affermazione per una svolta epocale, in relatà, le differenze sono tante e solo gli stupidi non se ne accorgono, come quanto spiegato sopra.
I tempi sono quelli che sono e il mercato, anjche quello giornalistico, ha deteriorato la qualità dell'informazione e del sapere per sposare il guadagno e il profitto.
domenica 31 maggio 2015
"Abaso la squola"
Avrei dovuto intitolare il post con la celebre frase "Davvero mi fa schifo tutto quello che vedo in questo Paese" ma ho già dato e non sarà difficile per il lettore capire il motivo per cui ho scelto il titolo messo tra virgolette.
Qualche giorno fa sono arrivati i dati statistici relativi alla qualità culturale dei nostri "bravi" scolaretti che frequentano le scuole nazionali. Sconfortante, non rende l'idea e neanche provare un senso di vergogna e di imbarazzo serve a far cambiare direzione anzi, pare che si voglia proseguire sulla stessa strada amplificandone possibilmente i danni.
I ragazzi italiani in età scolare, svelano i dati, sono i più ignoranti dopo quelli greci, in particolare in matematica. Se però si potrebbe capire il dato riferito alla Grecia in correlazione alla sua disastrata sitiuazione economica, non si capisce quella italiana, almeno apparentemente, eppure una spiegazione esiste.
I tagli draconiani applicati alla scuola pubblica arrivati a privare di fogli di carta e carta igienica, non sono l'unica spiegazione plausibile anche se principale, ma parte da una mancata rivoluzione che doveva riguardaretti gli istituti pubblici di insegnamento partendo dalla qualità del corpo docenti che reputo inaffidabile, incompetente, mandato allo sbaraglio armato solo di inutile affetto materno e raffigurato dalla classica matrona bonacciona sempre disposta a comportarsi come una mamma chioccia invece di essere una lavoratrice professionista. Insegnamento vecchio di millenni, assolutamente inadeguato che non insegna a utilizzare l'intelligenza e il senso critico ma si limita (ed è già tanto) a rimpinzare i trenta beduini a classe con nozioni lunghe e noiose che, ingurtitate a forza, sono viste come una tortura. Tempo breve e molto spesso sprecato. Gite, festività, ponti e assemblee sindacali sono tempo sottratto all'insegnamento per la gioia dell'ignoranza che, per un passo perso durante le ore scolastiche ne prende dieci durante le feste comandate (Comandate anche dalle suddette assemblee e riunioni varie).
Pessima educazione: i beduini nostrani viziati e ineducati dai genitori restano viziati e diventano maleducati dentro le scuole, per via di una organizzazione e una funzione degli istituti ormai scadente se non scaduta. La scuola che dovrebbe essere luogo di studio e osservanza ferrea delle regole e sfornare cittadini modello, sforna mentecatti che vivono per infrangere e violare le regole.
Il discorso in se per se è utopistico è lo è ancora di più proporre soluzioni per migliorare e cambiare rotta, dunque mi limito a lamentarmi sull'ultima "genialata" che arriva da internet. Una petizione lanciata on line chiede espressamente di abolire i compiti a casa visti come un inaccettabile supplizio a cui alle teste di legno degli studenti sono costretti a partecipare anche i genitori, costretti ad assistere le loro teste di legno a casa. La petizione annuncia afflitta e scandalizzata che i nostri 2bimbi" studiano tre volte i sud coreani senza aggiungere che non imparano niente di ciò che imparano i sud coreani, vuoi per pigrizia e distrazioni (tv, tablet, computer, videogiochi) vuoi per la qualità dell'insegnamento e degli insegnanti scaduta da tempo.
In Italia, paese di santi, navigatori, poeti e furbacchioni, siamo sempre pronti a indicare la soluzione più comoda ma mai quella giusta limitandoci a guardare il dito e non la luna. Innanzitutto bisogna partire dal presupposto che bisogna pretendere un insegnamento più moderno, efficace e completo e che ciò non si deve però ottenere concedendo ore da riempire ma serve l'intera giornata, che i compiti e gli esercizi non devono esserte svolti a casa ma in classe e nelle biblioteche sempre all'interno delle scuole, abituando gli studenti al silenzio e alla concentrazioni invece di contare su mamma e papà già indaffarati a tener stretto il loro lavoro o cercarsene uno e farsi distrarre da altre cose che con i "doveri" non hanno alcun legame. Si deve entrare nell'ordine delle idee che si può fare a meno di iscrivere il proprio figlio/a a nuoto, calcetto e danza (quindio sborsando denaro) perchè tanto fenomeno come Messi, esso non diventerà mai, ma ha, grazie alla scuola a cui deve essere dedicata l'intera giornata, la possibilità di diventare un bravo cittadino e un ottimo scolaro con un futuro roseo, almeno sulla carta.
Si punti a valorizzare l'insegnamento e chi insegna retribuendolo adeguatamente a premiare il merito e punire il demerito e la colpa lasciando carta bianca agli insegnanti che non devono subire aggressioni da mamme isteriche se un loro figlio è stato bocciato a calci in culo perchè dormiva durante le lezioni o scarabocchiava invece di svolgere i compiti. La cultura non può essere relegata ne competere spazio con altre attività o le si concede la priorità assoluta oppure, a questo punto è bene fare un passo indietro: mandare i figli a calcio e nuoto e pagare una schiera di precettori privati privando tutti della scuola libera, gratuita e obbligatoria tornando indietro a masse di analfabeti belanti e tremanti e una cerchia di colti, sapienti che dominano la massa col terrore e con l'inganno.
Qualche giorno fa sono arrivati i dati statistici relativi alla qualità culturale dei nostri "bravi" scolaretti che frequentano le scuole nazionali. Sconfortante, non rende l'idea e neanche provare un senso di vergogna e di imbarazzo serve a far cambiare direzione anzi, pare che si voglia proseguire sulla stessa strada amplificandone possibilmente i danni.
I ragazzi italiani in età scolare, svelano i dati, sono i più ignoranti dopo quelli greci, in particolare in matematica. Se però si potrebbe capire il dato riferito alla Grecia in correlazione alla sua disastrata sitiuazione economica, non si capisce quella italiana, almeno apparentemente, eppure una spiegazione esiste.
I tagli draconiani applicati alla scuola pubblica arrivati a privare di fogli di carta e carta igienica, non sono l'unica spiegazione plausibile anche se principale, ma parte da una mancata rivoluzione che doveva riguardaretti gli istituti pubblici di insegnamento partendo dalla qualità del corpo docenti che reputo inaffidabile, incompetente, mandato allo sbaraglio armato solo di inutile affetto materno e raffigurato dalla classica matrona bonacciona sempre disposta a comportarsi come una mamma chioccia invece di essere una lavoratrice professionista. Insegnamento vecchio di millenni, assolutamente inadeguato che non insegna a utilizzare l'intelligenza e il senso critico ma si limita (ed è già tanto) a rimpinzare i trenta beduini a classe con nozioni lunghe e noiose che, ingurtitate a forza, sono viste come una tortura. Tempo breve e molto spesso sprecato. Gite, festività, ponti e assemblee sindacali sono tempo sottratto all'insegnamento per la gioia dell'ignoranza che, per un passo perso durante le ore scolastiche ne prende dieci durante le feste comandate (Comandate anche dalle suddette assemblee e riunioni varie).
Pessima educazione: i beduini nostrani viziati e ineducati dai genitori restano viziati e diventano maleducati dentro le scuole, per via di una organizzazione e una funzione degli istituti ormai scadente se non scaduta. La scuola che dovrebbe essere luogo di studio e osservanza ferrea delle regole e sfornare cittadini modello, sforna mentecatti che vivono per infrangere e violare le regole.
Il discorso in se per se è utopistico è lo è ancora di più proporre soluzioni per migliorare e cambiare rotta, dunque mi limito a lamentarmi sull'ultima "genialata" che arriva da internet. Una petizione lanciata on line chiede espressamente di abolire i compiti a casa visti come un inaccettabile supplizio a cui alle teste di legno degli studenti sono costretti a partecipare anche i genitori, costretti ad assistere le loro teste di legno a casa. La petizione annuncia afflitta e scandalizzata che i nostri 2bimbi" studiano tre volte i sud coreani senza aggiungere che non imparano niente di ciò che imparano i sud coreani, vuoi per pigrizia e distrazioni (tv, tablet, computer, videogiochi) vuoi per la qualità dell'insegnamento e degli insegnanti scaduta da tempo.
In Italia, paese di santi, navigatori, poeti e furbacchioni, siamo sempre pronti a indicare la soluzione più comoda ma mai quella giusta limitandoci a guardare il dito e non la luna. Innanzitutto bisogna partire dal presupposto che bisogna pretendere un insegnamento più moderno, efficace e completo e che ciò non si deve però ottenere concedendo ore da riempire ma serve l'intera giornata, che i compiti e gli esercizi non devono esserte svolti a casa ma in classe e nelle biblioteche sempre all'interno delle scuole, abituando gli studenti al silenzio e alla concentrazioni invece di contare su mamma e papà già indaffarati a tener stretto il loro lavoro o cercarsene uno e farsi distrarre da altre cose che con i "doveri" non hanno alcun legame. Si deve entrare nell'ordine delle idee che si può fare a meno di iscrivere il proprio figlio/a a nuoto, calcetto e danza (quindio sborsando denaro) perchè tanto fenomeno come Messi, esso non diventerà mai, ma ha, grazie alla scuola a cui deve essere dedicata l'intera giornata, la possibilità di diventare un bravo cittadino e un ottimo scolaro con un futuro roseo, almeno sulla carta.
Si punti a valorizzare l'insegnamento e chi insegna retribuendolo adeguatamente a premiare il merito e punire il demerito e la colpa lasciando carta bianca agli insegnanti che non devono subire aggressioni da mamme isteriche se un loro figlio è stato bocciato a calci in culo perchè dormiva durante le lezioni o scarabocchiava invece di svolgere i compiti. La cultura non può essere relegata ne competere spazio con altre attività o le si concede la priorità assoluta oppure, a questo punto è bene fare un passo indietro: mandare i figli a calcio e nuoto e pagare una schiera di precettori privati privando tutti della scuola libera, gratuita e obbligatoria tornando indietro a masse di analfabeti belanti e tremanti e una cerchia di colti, sapienti che dominano la massa col terrore e con l'inganno.
venerdì 20 febbraio 2015
Davvero mi fa schifo tutto quello che vedo in questo Paese. Atto II
Evito di raccontare quanto accaduto ieri a Roma prima della partita di Europa League tra Roma e Fayenord, le conseguenze, purtroppo sono sotto gli occhi di tutti. Un capolavoro di Bernini la cosiddetta "barcaccia" irrimediabilmente rovinata per sempre. Al danno la beffa, lo stesso capolavoro era stato appena sottoposto a un restauro, verrà di nuovo restaurato ma scordiamoci che la fontana torni come prima, un pezzo di Roma se ne andato danneggiato dalla follia di un branco di bestie che, avrebbero dovuto essere lasciate lontano dalla capitale.
E' il giorno delle riflessioni, dei mea culpa inesistenti, dei finti soccorsi, di volontari dichiaratidsi disponibili a diventare come Santa Caterina: mettere le grate di ferro alle finestre dopo aver subito il furto. Non servirà a nulla.
C'è di peggio: questo stramaledetto paese trattato come l'ultimo degli schiavi d'Europa ha dovuto subire il no secco dell'ambasciatore olandese che, pur condannando gli atti di vandalismo ha fatto saperte al sindaco di Roma che, L'olanda come stato, non si ritiene responsabile di quanto è accaduto e non scucirà un Euro per i danni provocati. Se la sbrighino da soli nel bel Paese....
Non poteva essere diversamente dopo quello che siamo diventati negli ultimi anni e forse siamo sempre stati, un sott'ordine di nazione inconcludente, incapace, buono a nulla di cui diffidare sempre e a ragione, accolti a braccia aperte ma trattati come lo scemo del villaggio d'Europa perchè scemo, davvero questo Paese lo è davvero, composto da scemi in tutti i settori politica in primis.
Scemo al limite dell'idiozia il sindaco Marino che ha aperto le porte della capitale a una marmaglia di senza cervello, subire uno stupro artistico, chiedere col cappello in mano un aiutino all'Olanda e prendersi la sberla del "No". Sarebbe il primo, in un Paese normale a essere preso a calci nel sedere.
Il prefetto: che dispiega uomini e mezzi ma non riesce a impedire l'oltraggio, fuori da Roma anche lui, magari in esilio lontano dall' Italia come i savoia.
Il ministro dell'interno: inesistente, incapace, non ne abbiamo davvero bisogno, cacciato senza ritegno se fosse, l'Italia un Paese serio, ma resterà lì dov'è a prendersi soldi e prendere in giro tutti.
Il Presidente del Consiglio: pubblicizza con entusiasmo il job act, ma non ha ancora rilasciato una condanna ferrea e preso provvedimenti magari alzando la voce contro l'Olanda e il club del Feyenord. Per il Fiorentino la "barcaccia" devastata sarà uno dei tanti locali di Roma, gli alcolizzati olandesi hanno un po' esagerato, vabbè, meglio un locale distruttoi a Roma che non i barbari a Santa Maria Novella, e poi non ha tempo, il premier deve specchiarsi....
Gli Italiani: pronti a diventare farisei quando le catastrofi umane si abbattono sul nostro Paese ma mai a pretendere che le autorità muovano il fondoschiena per tutelare l'immenso patrimonio artistico, stiamo scherzando? C'è la Maggica non possiamo perdere tempo per un blocco di pietra...
Mettete insieme tutto ciò è il disastro è servito. La colpa non è solo degli ominidi ubriachi che hanno scorazzato per la capitale, ma anche nostra che non amiamo l'arte, ignoranti come capre, imbecilli come lobotomizzati chirurgichi, i mostri avrebbero potuto anche prendere a cannonate il Colosseo o radere al suolo i Fori Imperiali, o abbattere la Colonna Traiana e nessuno avrebbe mosso un dito, aperto bocca, avanzato pretese di maggior sicurezza.
La colpa è nostra, 60 milioni di persone che vivono tra la bellezza senza sapere cosa sia, indegni di possedere quanto c'è, incapace di difenderla, che si esaltano per giocatori pluripagati e pluriviziati ma girano lo sguardo quando una opera d'arte viene irrimediabilmente rovinata. Sessanta milioni di persone imbambolate davanti alla tv tra Sky e Mediaset ma nessuno che provi a capire o a conoscere quello che lo circonda, adesso stracciarsi le vesti non serve a nulla. Non siamo capaci di eleggere persone serie e competenti neanche dietro suggerimento e gli eletti non sono capaci di legiferare o far rispettare la legge neanche con in braccio un AK-47 carico, ribare quello si, lo sanno fare tutti, tanto che al Comandamento hanno ribato persino il "non" Mose, Expo, Mafia Capitale, sanità solo per citarne alcuni. Lo schifo dilpaga la cloaca è rotta i liquami si diffondono ovunque. Provo a chiudere il post....
"Davvero mi fa schifo tutto quello che vedo in questo Paese....Expo di Milano, Mafia Capitale, Mose che Paese e che abitanti! . Dio sa se non creperò dalla bile, questo popolo vive tre secoli indietro al duemila, L'Italia si potrebbe definire un vero porcile,questo è un Paese da spopolare e mandare altrove a farsi civile!"
"Mettersi a letto con un italiano è come mettersi nel letto con un vaioloso!"(par. Massimo D'Azeglio)
"L'Italia è una espressione geografica" (principe di Metternich).
E' il giorno delle riflessioni, dei mea culpa inesistenti, dei finti soccorsi, di volontari dichiaratidsi disponibili a diventare come Santa Caterina: mettere le grate di ferro alle finestre dopo aver subito il furto. Non servirà a nulla.
C'è di peggio: questo stramaledetto paese trattato come l'ultimo degli schiavi d'Europa ha dovuto subire il no secco dell'ambasciatore olandese che, pur condannando gli atti di vandalismo ha fatto saperte al sindaco di Roma che, L'olanda come stato, non si ritiene responsabile di quanto è accaduto e non scucirà un Euro per i danni provocati. Se la sbrighino da soli nel bel Paese....
Non poteva essere diversamente dopo quello che siamo diventati negli ultimi anni e forse siamo sempre stati, un sott'ordine di nazione inconcludente, incapace, buono a nulla di cui diffidare sempre e a ragione, accolti a braccia aperte ma trattati come lo scemo del villaggio d'Europa perchè scemo, davvero questo Paese lo è davvero, composto da scemi in tutti i settori politica in primis.
Scemo al limite dell'idiozia il sindaco Marino che ha aperto le porte della capitale a una marmaglia di senza cervello, subire uno stupro artistico, chiedere col cappello in mano un aiutino all'Olanda e prendersi la sberla del "No". Sarebbe il primo, in un Paese normale a essere preso a calci nel sedere.
Il prefetto: che dispiega uomini e mezzi ma non riesce a impedire l'oltraggio, fuori da Roma anche lui, magari in esilio lontano dall' Italia come i savoia.
Il ministro dell'interno: inesistente, incapace, non ne abbiamo davvero bisogno, cacciato senza ritegno se fosse, l'Italia un Paese serio, ma resterà lì dov'è a prendersi soldi e prendere in giro tutti.
Il Presidente del Consiglio: pubblicizza con entusiasmo il job act, ma non ha ancora rilasciato una condanna ferrea e preso provvedimenti magari alzando la voce contro l'Olanda e il club del Feyenord. Per il Fiorentino la "barcaccia" devastata sarà uno dei tanti locali di Roma, gli alcolizzati olandesi hanno un po' esagerato, vabbè, meglio un locale distruttoi a Roma che non i barbari a Santa Maria Novella, e poi non ha tempo, il premier deve specchiarsi....
Gli Italiani: pronti a diventare farisei quando le catastrofi umane si abbattono sul nostro Paese ma mai a pretendere che le autorità muovano il fondoschiena per tutelare l'immenso patrimonio artistico, stiamo scherzando? C'è la Maggica non possiamo perdere tempo per un blocco di pietra...
Mettete insieme tutto ciò è il disastro è servito. La colpa non è solo degli ominidi ubriachi che hanno scorazzato per la capitale, ma anche nostra che non amiamo l'arte, ignoranti come capre, imbecilli come lobotomizzati chirurgichi, i mostri avrebbero potuto anche prendere a cannonate il Colosseo o radere al suolo i Fori Imperiali, o abbattere la Colonna Traiana e nessuno avrebbe mosso un dito, aperto bocca, avanzato pretese di maggior sicurezza.
La colpa è nostra, 60 milioni di persone che vivono tra la bellezza senza sapere cosa sia, indegni di possedere quanto c'è, incapace di difenderla, che si esaltano per giocatori pluripagati e pluriviziati ma girano lo sguardo quando una opera d'arte viene irrimediabilmente rovinata. Sessanta milioni di persone imbambolate davanti alla tv tra Sky e Mediaset ma nessuno che provi a capire o a conoscere quello che lo circonda, adesso stracciarsi le vesti non serve a nulla. Non siamo capaci di eleggere persone serie e competenti neanche dietro suggerimento e gli eletti non sono capaci di legiferare o far rispettare la legge neanche con in braccio un AK-47 carico, ribare quello si, lo sanno fare tutti, tanto che al Comandamento hanno ribato persino il "non" Mose, Expo, Mafia Capitale, sanità solo per citarne alcuni. Lo schifo dilpaga la cloaca è rotta i liquami si diffondono ovunque. Provo a chiudere il post....
"Davvero mi fa schifo tutto quello che vedo in questo Paese....Expo di Milano, Mafia Capitale, Mose che Paese e che abitanti! . Dio sa se non creperò dalla bile, questo popolo vive tre secoli indietro al duemila, L'Italia si potrebbe definire un vero porcile,questo è un Paese da spopolare e mandare altrove a farsi civile!"
"Mettersi a letto con un italiano è come mettersi nel letto con un vaioloso!"(par. Massimo D'Azeglio)
"L'Italia è una espressione geografica" (principe di Metternich).
sabato 7 febbraio 2015
Nostalgia canaglia.
Eletto il dodicesimo Presidente della Repubblica. Fin qui nulla di strano, nella repubblica parlamentare, il Capo dello Stato viene eletto da grandi elettori e parlamento unito in seduta comune con maggioranza di due terzi oppure semplice, in Italia, il Paese del melodramma e del dramma onnipresente, ovviamente i media hanno monopolizzato l'evento con anteprime, interviste, curiosità, indagini sulla vita pubblica e privata del neo eletto presidente che incredibilmente è un democrisitano della corrente sinistra.
Sbandierato come una specie di incorruttibile tra corrotti e corruttori, dimissionario non appena la legge-criminale Mammì salvò Berlusconi dal carcere legalizzando le reti televisive del gaffeur di Arcore, i media sono svenuti quando il sopravvissuto della ex DC ha visitato le Fosse Ardeatine. Ovviamente appartenendo alla corrente di sinistra della Democrazia Cristiana serviva un atto forte che ricordasse la frase "nessun nemico a sinistra".
Eccolo dunque il volto nuovo del Quirinale, Sergio Mattarella ex DC la tanto cara e rimpianta balena bianca, e un nome democristiano dovevamo aspettarcelo dal Partito Democratico visto che il Ministro Maria Elena Boschi si è definita più vicina a Forlani che non a Berlinguer e peccato che nessuno della corrente socialdemocratica del PD auto messasi in minoranza dopo il pastrocchio delle elezioni presidenziali del 2013, abbia detto pubblicamente di essere vicino più a Berlinguer che non a Forlani.
A venti anni di distanza da Tangentopoli è chiara soltanto una cosa, la nostalgia per i vecchi partiti di massa: dal PC alla DC, dal PSI al MSI per concludere con PLI e PRI che furono spazzati via proprio dall'inchiesta su mani pulite condotta dai PM milanesi e che vide finire in carcere mezza classe dirigente.
Nostalgia non solo per i vecchi partiti che erano una guida sociale in cui ognuno poteva riconoscersi, ma anche per Tangentopoli di cui oggi, dopo gli scandali MOSE, EXPO e Mafia Capitale se ne sente davvero l'urgenza, magari con le immagini di affaristi, faccendieri, segretari in manette e sbattuti per direttissima in 41bis magari in perpetuo come i peggiori criminali.
E' evidente che il PD ormai è una DC ricostruita e aggiornata con la corrente socialdemocratica messa all'angolo e costretta ad obbedire al capoccia di turno senza avere nemmeno il coraggio di andarsene e dire chiaro e tondo che una di una nuova Balena Bianca non c'era bisogno ma forse di una nuova sinistra marxista, comunista, socialista e libertaria quello si, che partisse dal basso e lavorasse per i lavoratori e fosse un punto di riferimento per quella categoria.
Non c'è bisogno comunque di avere nemici a sinistra, perchè dopo la PDC non c'è nulla e non ci sono neanche gli uomini capaci di ricostruire un Partito Comunista, ops di Sinistra come in Grecia o in Spagna o in Germania.
L'unica cosa che arriva dalla minoranza minorata PD sono gli applausi automatici al discorso del Capo dello Stato e cori di evviva per l'elezione. Le lacrime della Bindi sostituiscono quelle di Bersani, le prime sono di gioia l'altre erano di disperazione, le stesse lacrime, virtuali e reali che versano i lavoratori subordinati e precari per la mancanza di qualcuno e qualcosa che li rappresenti e li difenda e non sono solo lacrime di nostalgia ma anche di dolore, autentico.
Sbandierato come una specie di incorruttibile tra corrotti e corruttori, dimissionario non appena la legge-criminale Mammì salvò Berlusconi dal carcere legalizzando le reti televisive del gaffeur di Arcore, i media sono svenuti quando il sopravvissuto della ex DC ha visitato le Fosse Ardeatine. Ovviamente appartenendo alla corrente di sinistra della Democrazia Cristiana serviva un atto forte che ricordasse la frase "nessun nemico a sinistra".
Eccolo dunque il volto nuovo del Quirinale, Sergio Mattarella ex DC la tanto cara e rimpianta balena bianca, e un nome democristiano dovevamo aspettarcelo dal Partito Democratico visto che il Ministro Maria Elena Boschi si è definita più vicina a Forlani che non a Berlinguer e peccato che nessuno della corrente socialdemocratica del PD auto messasi in minoranza dopo il pastrocchio delle elezioni presidenziali del 2013, abbia detto pubblicamente di essere vicino più a Berlinguer che non a Forlani.
A venti anni di distanza da Tangentopoli è chiara soltanto una cosa, la nostalgia per i vecchi partiti di massa: dal PC alla DC, dal PSI al MSI per concludere con PLI e PRI che furono spazzati via proprio dall'inchiesta su mani pulite condotta dai PM milanesi e che vide finire in carcere mezza classe dirigente.
Nostalgia non solo per i vecchi partiti che erano una guida sociale in cui ognuno poteva riconoscersi, ma anche per Tangentopoli di cui oggi, dopo gli scandali MOSE, EXPO e Mafia Capitale se ne sente davvero l'urgenza, magari con le immagini di affaristi, faccendieri, segretari in manette e sbattuti per direttissima in 41bis magari in perpetuo come i peggiori criminali.
E' evidente che il PD ormai è una DC ricostruita e aggiornata con la corrente socialdemocratica messa all'angolo e costretta ad obbedire al capoccia di turno senza avere nemmeno il coraggio di andarsene e dire chiaro e tondo che una di una nuova Balena Bianca non c'era bisogno ma forse di una nuova sinistra marxista, comunista, socialista e libertaria quello si, che partisse dal basso e lavorasse per i lavoratori e fosse un punto di riferimento per quella categoria.
Non c'è bisogno comunque di avere nemici a sinistra, perchè dopo la PDC non c'è nulla e non ci sono neanche gli uomini capaci di ricostruire un Partito Comunista, ops di Sinistra come in Grecia o in Spagna o in Germania.
L'unica cosa che arriva dalla minoranza minorata PD sono gli applausi automatici al discorso del Capo dello Stato e cori di evviva per l'elezione. Le lacrime della Bindi sostituiscono quelle di Bersani, le prime sono di gioia l'altre erano di disperazione, le stesse lacrime, virtuali e reali che versano i lavoratori subordinati e precari per la mancanza di qualcuno e qualcosa che li rappresenti e li difenda e non sono solo lacrime di nostalgia ma anche di dolore, autentico.
giovedì 8 gennaio 2015
Scherza con i fanti.....
Apro con l'inizio di un vecchio adagio il mio seguente post. Inutile stare a ripetere quanto di drammatico è accaduto a Parigi mercoledì 7 gennaio 2015, le parole non servono e, permettetemi di dirlo neanche la stucchevole, noiosissima campagna di ipocrita solidarietà scatenatasi dopo il fatto di sangue.
Le vesti di lutto, i capelli stracciati, le frasi ad effetto "Siamo tutti Charlie Hebdo" non servono a fermare gli assassini e sono destinate a scomparire tra qualche giorno inghiottiti da altri avvenimenti, nazionali e internazionali. Il mondo corre veloce....
Provo a vedere le cose da un altro punto di vista, assai più critico. Innanzitutto se è vero come è vero (ma sarà vero?) che viviamo in una parte del mondo libera e democratica, esiste dunque la libertà di espressione e di stampa garantita dalle varie costituzioni nazionali e mai messe in discussione. Verissimo ma, e c'è un ma, esiste anche anche il sacrosanto diritto di non essere offesi a buon mercato e a ogni piè sospinto da caricaturisti e vignettisti che hanno merce su cui lavorare e personaggi cui prendere bonariamente in giro.
La fede religiosa vissuta più o meno intensamente, quindio non parlo del cieco integralismo, è un sentimento umano che trascende il raziocinio e molto spesso suscita emozioni che non sono forse, neanche spiegabili se non da chi le prova.
In questa parte del mondo libera e democratica, va bene tutto, va bene contestare e protestare su provvedimenti legislativi, discutere su temi di attualità o di coscienza, proporre iniziative, il dialogo tra idee politiche, economiche, sociali diverse, ma se c'è una cosa che va, e non andrebbe, evitata è insultare pesantemente la fede religiosa altrui, in quanto si viene palesemente meno al diritto di credere e professare la propria religione senza che qualcuno ci scriva frasi pesanti sopra.
Il diritto di stampa e di espressione non significa in alcun modo arrogarsi il diritto di offendere la religione altrui e non per una reale o immaginaria paura di atti terroristici, quanto più praticamente per puro buon senso e intelligenza. Un po' come dire "Libera Chiesa in libero Stato".
Con ciò, si guardi bene, non giustifico assolutamente la strage compiuta, anzi, chiedo che venga applicato il senso di giustizia anzichè la voglia di vendetta, l'integralismo e chi fomenta atti di terrorismo religioso va punito anche se sarebbe utilissimo ricordarsi che, il libero e democratico occidente ha i suoi bellissimi scheletri nell'armadio ( la strage dei Catari, le crociate, lo sterminio in nome del re e della chiesa dei nativi americani, la messa al bando dei gesuiti, lo sterminio di frati e suore durante le rivoluzioni francese e russa, i papi indegni e corrotti....)prima di gettarsi a capofitto in imprese in nome della democrazia e della libertà esportata.
Invece di urlare al lupo e dare immagini da avanspettacolo di isteria collettiva, usiamo l'intelligenza e un po' di senso critico nel capire e riflettere su ciò che ha provocato la reazione dei fanatici che, poteva essere la reazione più pacifica di chi in molte zone del mondo professa la fede islamica.
La prossima volta, invece di alzare le matite in mano e piangere sul sangue versato, prima di disegnare o scrivere qualcosa, ricordiamoci che esistono i sentimenti e che è utile sempre limitarsi a "Scherzare con i fanti e lasciar perdere i Santi" anche quelli islamici....
Le vesti di lutto, i capelli stracciati, le frasi ad effetto "Siamo tutti Charlie Hebdo" non servono a fermare gli assassini e sono destinate a scomparire tra qualche giorno inghiottiti da altri avvenimenti, nazionali e internazionali. Il mondo corre veloce....
Provo a vedere le cose da un altro punto di vista, assai più critico. Innanzitutto se è vero come è vero (ma sarà vero?) che viviamo in una parte del mondo libera e democratica, esiste dunque la libertà di espressione e di stampa garantita dalle varie costituzioni nazionali e mai messe in discussione. Verissimo ma, e c'è un ma, esiste anche anche il sacrosanto diritto di non essere offesi a buon mercato e a ogni piè sospinto da caricaturisti e vignettisti che hanno merce su cui lavorare e personaggi cui prendere bonariamente in giro.
La fede religiosa vissuta più o meno intensamente, quindio non parlo del cieco integralismo, è un sentimento umano che trascende il raziocinio e molto spesso suscita emozioni che non sono forse, neanche spiegabili se non da chi le prova.
In questa parte del mondo libera e democratica, va bene tutto, va bene contestare e protestare su provvedimenti legislativi, discutere su temi di attualità o di coscienza, proporre iniziative, il dialogo tra idee politiche, economiche, sociali diverse, ma se c'è una cosa che va, e non andrebbe, evitata è insultare pesantemente la fede religiosa altrui, in quanto si viene palesemente meno al diritto di credere e professare la propria religione senza che qualcuno ci scriva frasi pesanti sopra.
Il diritto di stampa e di espressione non significa in alcun modo arrogarsi il diritto di offendere la religione altrui e non per una reale o immaginaria paura di atti terroristici, quanto più praticamente per puro buon senso e intelligenza. Un po' come dire "Libera Chiesa in libero Stato".
Con ciò, si guardi bene, non giustifico assolutamente la strage compiuta, anzi, chiedo che venga applicato il senso di giustizia anzichè la voglia di vendetta, l'integralismo e chi fomenta atti di terrorismo religioso va punito anche se sarebbe utilissimo ricordarsi che, il libero e democratico occidente ha i suoi bellissimi scheletri nell'armadio ( la strage dei Catari, le crociate, lo sterminio in nome del re e della chiesa dei nativi americani, la messa al bando dei gesuiti, lo sterminio di frati e suore durante le rivoluzioni francese e russa, i papi indegni e corrotti....)prima di gettarsi a capofitto in imprese in nome della democrazia e della libertà esportata.
Invece di urlare al lupo e dare immagini da avanspettacolo di isteria collettiva, usiamo l'intelligenza e un po' di senso critico nel capire e riflettere su ciò che ha provocato la reazione dei fanatici che, poteva essere la reazione più pacifica di chi in molte zone del mondo professa la fede islamica.
La prossima volta, invece di alzare le matite in mano e piangere sul sangue versato, prima di disegnare o scrivere qualcosa, ricordiamoci che esistono i sentimenti e che è utile sempre limitarsi a "Scherzare con i fanti e lasciar perdere i Santi" anche quelli islamici....
lunedì 29 dicembre 2014
"Uno spettro si aggira per l'Europa..."
Iniziava così il "Manifesto" scritto dal teorico del comunismo scientifico Karl Marx. E pare che il prossimo anno si apre proprio all'insegna non degli spettri ma di cambiamenti veri che arrivano dalla patria della democrazie e del pensiero filosofico. La Grecia.
Il paese ellenico andrà alle elezioni il prossimo 25 gennaio come previsto dalla costituzione greca in quanto, il parlamento non è riuscito a eleggere il Presidente della Repubblica e dunque, la Carta prevede che in questo caso le camere vengano sciolte e si vada a elezioni anticipate.
Neanche a dirlo si è scatenato il terrore anti-sinistra sui mercati europei che urlano inutilmente al lupo, infatti se il candidato della Sinistra Radicale (Siryza) Alexis Tsipras dovesse (come dicono i sondaggi) vincere le elezioni, la Troika potrebbe avere i suoi grattacapi. Il candidato della sinistra radicale infatti ha stilato un programma che mira all'aumento dei salari, al riotrno delle tredicesime e una completa revisione se non un alt perentorio al programma di macelleria sociale intrapreso dalla destra liberista di Samaras, che diligentemente vorrebbe proseguire eseguendo i ricatti della Troika che, in un mondoi più normale sarebbe sbattuta davanti al plotone d'esecuzione senza equo processo.
L'unico problema (non da poco) sarà creare una coalizione che sostenga il candidato di Siryza al governo e qui c'è da segnalare l'incomprensibile rifiuto del KKE (Partito Comunista Greco) a formare una forza di esecutivo social-comunista.
Sperando che sia la volta buona per mandare al diavolo la Troika e i suoi ricatti e far capire ad altri membri dell'UE che forse è il caso di votare assai più a sinistra e far crollare una Unione Europea fondata sul mercato, la finanza deregolamentata, le privatizzazioni e altro marciume.
Nessun ricatto della Troika dovrà essere accettato da Tsipras, in caso di vittoria, anzi, se si tira la corda meglio uscire dall' Europa e arrivederci, nessun ricatto e soprattutto avanzare la proposta come per la Germania del 1952 di cancellazione del debito pubblico e permanenza senza condizioni nell'Euro alla faccia della Merkel e dei falchi liberisti.
Se si vuole uscire dalla tenaglia dell'austerity serve un terremoto, meglio se arriva dalla Grecia per poi diffondersi ovunque. Peccato che non ci sia più il pericolo del bolscevismo, ma non è mai troppo tardi. Oggi in Grecia, domani in Europa.
Il paese ellenico andrà alle elezioni il prossimo 25 gennaio come previsto dalla costituzione greca in quanto, il parlamento non è riuscito a eleggere il Presidente della Repubblica e dunque, la Carta prevede che in questo caso le camere vengano sciolte e si vada a elezioni anticipate.
Neanche a dirlo si è scatenato il terrore anti-sinistra sui mercati europei che urlano inutilmente al lupo, infatti se il candidato della Sinistra Radicale (Siryza) Alexis Tsipras dovesse (come dicono i sondaggi) vincere le elezioni, la Troika potrebbe avere i suoi grattacapi. Il candidato della sinistra radicale infatti ha stilato un programma che mira all'aumento dei salari, al riotrno delle tredicesime e una completa revisione se non un alt perentorio al programma di macelleria sociale intrapreso dalla destra liberista di Samaras, che diligentemente vorrebbe proseguire eseguendo i ricatti della Troika che, in un mondoi più normale sarebbe sbattuta davanti al plotone d'esecuzione senza equo processo.
L'unico problema (non da poco) sarà creare una coalizione che sostenga il candidato di Siryza al governo e qui c'è da segnalare l'incomprensibile rifiuto del KKE (Partito Comunista Greco) a formare una forza di esecutivo social-comunista.
Sperando che sia la volta buona per mandare al diavolo la Troika e i suoi ricatti e far capire ad altri membri dell'UE che forse è il caso di votare assai più a sinistra e far crollare una Unione Europea fondata sul mercato, la finanza deregolamentata, le privatizzazioni e altro marciume.
Nessun ricatto della Troika dovrà essere accettato da Tsipras, in caso di vittoria, anzi, se si tira la corda meglio uscire dall' Europa e arrivederci, nessun ricatto e soprattutto avanzare la proposta come per la Germania del 1952 di cancellazione del debito pubblico e permanenza senza condizioni nell'Euro alla faccia della Merkel e dei falchi liberisti.
Se si vuole uscire dalla tenaglia dell'austerity serve un terremoto, meglio se arriva dalla Grecia per poi diffondersi ovunque. Peccato che non ci sia più il pericolo del bolscevismo, ma non è mai troppo tardi. Oggi in Grecia, domani in Europa.
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