giovedì 13 marzo 2014

Che cosa è la Chiesa?

A un anno di distanza dall'elezione di Bergoglio al soglio Pontificio, giunge per i cattolici un motivo di dibattito e di turbanmento, specie per quella fetta di cattolici osservanti che in qualche modo possono essere definiti intransigenti.
Papa Francesco coglie al volo una dichiarazione del Cardinale Kasper, affermato teologo, che in una dichiarazione apre le porte della Chiesa ai divorziati.
La novità non è che una tale dichiarazione venga dal Papa, che più volte ha dichiarato la sua apertura per divorziati e omosessuali, considerando anche il fatto che ormai siamo assuefatti ai suoi gesti semplici e poco protocollari, quanto il fatto che, tale dichiarazione di apertura arrivi dall'interno della Curia.
Fino ad oggi i divorziati che hanno contratto nuove nozze con rito civile non possono accedere al sacramento della comunione anche se, come fatto notare diverse volte, moltissimi parroci concedono tale sacramento indistintamente anche se sono a conoscenza che la loro parrocchia è frequentata da divorziati.
Non si tratta di discutere sull'ennesima apertura inaspettata di Bergoglio su un tema piuttoisto che su un altro quanto di capire,  cosa sia la Chiesa di Roma.
Essa è una Istituzione fortemente identitaria disponibile  al dialogo con il mondo secolare, fermo restando i suoi principi e i suoi valori di insegnamento, oppure una congregazione di fedeli, che in taluni casi è disposta a mettere in discussione i suoi stessi valori e i suoi stessi principi per cui è semopre esistita da duemila anni?
Se è vero che la Chiesa appartiene alla prima categoria essa ha ragionevolmente il diritto di dialogare con il mondo secolare, che però muta opinioni e modi di intendere le cose al pari di come cambiano tempi e stili di vita. Il dialogo non significa e non può significare il mercanteggiamento di certi principi e concetti quali il peccato in nome del mutamento dei tempi e di una forzata apertura della Chiesa su tali concetti mettendone addirittura in dubbio il suo valore che è inoppugnabile in quanto esso appartiene all'insegnamento primordiale dei primi apostoli cristiani.
Se invece la Chiesa appartiene alla seconda categoria, essa allora non è che una mera congregazione di fedeli disposti ad accettare supinamente il fatto che i vertici ecclesiastici siano propensi a rivedere masscciamenti concetti ineccepibili come il peccato e i valori che la Chiesa stessa ha insegnato per oltre duemila anni, piegandosi con la scusa risibile, agli occhi di un vero credente, che la Chiesa dev e adattarsi ai tempi si e anche adattare il concetto di peccato e il caravanserraglio di valori spirituali ad essi connessi.
La cosa stupefacente è che una tale apertura, arrivi da un affermato cardinale teologo e non tanto per il semplice fatto di una apertura che sarebbe ben vista dal mondo secolare, quanto e specificatamente, quello di far passare come non più grave per via di un adattamento ai nuovi tempi, del concetto di peccato riferito a quella categoria di divorziati a cui la Chiesa rifiuta il sacramento della comunione.
Certamente Dio vuole la salvezza del genere umano come sempre dichiarato dalla Chiesa e dai primi apostoli cristiani rifacendosi agli insegnamenti di Gesù, la cosa invece che dovrebbe essere riaffermata è che non solo in nome del dialogo e dell'apertura non è messo in discussione il concetto di peccato di contrarre nuovo matrimonio civile se divorziato, ma anche il fatto che la Chiesa ha il preciso compito di indicare ai suoi fedeli la strada per la redenzione e non l'obiettivo di bandiera di passare un leggero colpo di spugna sul concetto inoppugnabile.
insomma il peccato, se di peccato si tratta, lo è sempre e il dialogo non significa adattarsi al mondo secolare quanto sperare che quest'ultimo si adegui ai valori e ai principi della Chiesa, se all'interno del mondo secolare, ci sono persone decise a seguire anche gli insegnamenti della Chiesa e della parola del Vangelo.
Se anche la Chiesa e i suoi vertici entrano nell'ordine di idee che il macchiarsi di peccato nel diventare agli occhi del clero, bigamo (perchè di questo si tratta), e che tale peccato può essere risolto bofonchiando qualche Gloria al padre, allora si mette davvero in discussione non solo tale concetto ma anche tutto il resto aprendo la strada per nuove revisioni come a dire "Quello che fino a oggi era un peccato mortale e gravissimo agli occhi della Chiesa e che essa condannava ferocemente, da oggi è considerato un errore veniale per cui basta un piccolo periodo di riflessione e qualche preghiera per ottenere il perdono" Insomma in pochi anni si cancellerebbero duemila anni di valori e principi con la conseguenza che il relativismo si intronizzi definitivamente.
La domanda sorge spontanea, è davvero giusto rivedere un tale concetto inoppugnabile, e il dialogo significa implicitamente anche mettere da parte le proprie convinzioni e porgere una arrendevolezza un tantino imbarazzante? Motivo in più il fatto che uno dei due interlocutori è la stessa Chiesa che ha validissime e granitiche argomentazione nonchè solidi valori almeno sulla carta.
Agli occhi un credente osservante un peccato è tale sempre e non in base al mutare dei tempi e in base al dialogo col mondo secolare, un bigamo è tale e se esso vuole redimersi la Chiesa ha il compito specifico di indicare la strada per la redenzione non certo quello di cancellare il peccato o diminuirne la portata.

lunedì 24 febbraio 2014

PubbliciRenzi....

Terminato il discorso per ottenere la fiducia al Senato della Repubblica, ecco le considerazioni personali.
Un discorso della durata di oltre un'ora infarcito di slogan e spot pubblicitari, Renzi, più che un sindaco d'Italia o un innovativo Primo Ministro sembra il volto nuovo degli slogan berlusconiani in cui si prometteva tutto per non fare nulla.
In realtà, nel suo discorso, Renzi le promesse le ha fatte limitandosi però ai titoli non annunciando sul come procedere.
Primo punto: unioni civili. Renzi ha dichiarato di voler procedere e legiferare per compromesso, si è guardato bene dal dire che col suo governo (a larghe intese) le coppie omossessuali saranno equiparate a quelle eterosessuali, tale annuncio avrebbe traumatizzato la componente conservatrice e diversamente berlusconiana di Alfano e colleghi che, con un pizzico di cattiveria che gli manca, non avrebbero tardato a minacciare di votare contro il suo insediamento.
Da bravo neodemocristiano, Renzi ha accontentato tutti per non accontentare nessuno, vedremo se fino al termine del suo microscopico mandato avrà il coraggio almeno di presentare una legge di compromesso all'italiana.
Punto secondo: economia. Un discorso zuccherato che punta ai sentimenti più che alla sostanza. Il suo governo (se durerà....) punterà ad attrarre fortissimi investimento dall'estero facendo passare il nostro Paese per il mendicante che chiede l'elemosina invece di puntare a far dell'Italia uno di quei Paesi che investe in altri Paesi.
Punto terzo: tasse. Il solito discorso sulla burocrazia infernale e sul fisco nemico e neanche un accenno di una ipotesi di cambio di marcia su un fisco assai più equo che pretenda dai ricchi per ridistribuire la ricchezza proponendo magari una patrimoniale progressiva e azzerando sprechi e costi inutili, cominciando dalle costosissime missioni militari all'estero fatte per obbedire allo Zio Sam dal grilletto facile e dall'acquisto dei bidoni volanti F-35 magari annunciando che da adesso in poi l'Italia non acquisterà più oggetti a scatola chiusa e che mette in discussione ipotetici concessioni sull'utilizzo delle basi militari per far piacere a certi Paesi liberal-guerrafondai. Manco a pensarlo.
Insomma un discorso da vecchio democristiano che segue un comportamento da squalo bianco dopo aver fatto le scarpe a Letta e al suo risibile governo cui segue un altro governo ancora più risibile.
Un discorso pubblicitario che punta a commuovere gli italiani, senz'altro Renzi ha dimostrato una dose di retorica senza pari che però non sfama e non accontenta nessuno.

giovedì 20 febbraio 2014

Dialogo tra sordo muti

A distanza di ventiquattro ore non so davvero chi, nell'incontro di ieri pomeriggio tra Matteo Renzi e Beppe Grillo, abbia fatto bella figura.
In streaming, durato meno di dieci minuti, ho assistito o meglio ho creduto di assistere a uno dei film di Totò e poco non ci è scappata una risata se non mi fossi ricordato in che condizioni siamo e in quali mani siamo capitati.
L'incontro tra il comico e il figlio di Fonzie si è concluso quasi con un monologo ligure a cui il fiorentino ha tentato disperatamente di aprir bocca, e per mezzo minuto è anche riuscito a dire qualcosa.
Un dialogo tra una persona sorda (Grillo) che in quanto tale non ascoltandosi e credendo che gli altri abbiano lo stesso problema urla scompostamente e un muto, (Renzi) che un po' per colpa sua un po' per colpa dell'interlocutore sordo riesce a farfugliare qualcosa che è a malapena comprensibile, tranne all'ultimo quando con uno sforzo da mezzo muto dice a Grillo di uscire dal blog e di vivere la vita reale, l'altro non se ne da per inteso non potendo e volendo sentire.
Il resto è storia di ore recenti: alcuni senatori pentastellati hanno criticato Grillo andato all'incontro con il muto fiorentino a malavoglia a tenere uno spettacolo interno, Grillo gli ha bollati come traditori minacciandoli di epurarli dal non partito, la rete vuole linciarli.
Davvero uno spettacolo tra il comico e il grottesco, un incontro in cui non si è approdato a nulla e nemmeno si ha avuto il coraggio di dire ciò che andava detto e non le solite prosopopee.
Se al posto di un sordo ci fosse stato un politico con la spalle larghe e mezza intelligenza avrebbe esordito spiattellando la verità dei fatti che fanno male.
Innanzitutto che in questo preciso momento e in queste precise condizioni Matteo Renzi non solo non ha un mandato elettorale che gli da diritto di formare un governo, non solo ha ottenuto un incarico da un Presidente della Repubblica che il buon senso vorrebbe dimissionario dopo il fallimento di Letta, ma sopratutto che Renzi rischia il fallimento al primo colpo o se approda a Palazzo Chigi, rischia di restare in coma politico se non per i voti del partitino di Alfano per il ricatto di Berlusconi e viceversa, una situazione assurda e rocambolesca da far morir dal ridere lo scemo del villaggio.
Allora si che Renzi avrebbe fatto la parte del muto per alcuni minuti non potendo aprir bocca se non , al termine della requisitoria per dire le solite scemenze politiche e far finta di non voler intendere la verità.
Invece ieri per la gioia della mia insana curiosità e di quella di tanti italiani è andato in onda un dialogo tra sordo muti, conclusosi come si era aperto.
Verrebbe da esclamare la frase di Sora Lella in uno dei film di Verdone: "Annamo bene, annamo proprio bene!". Scopriremo come andrà a finire anche questo pastrocchio solo vivendo ben lungi anche noi dal capire che la colpa di questa situazione è di tutti noi, di Napolitano e della classe politica ormai in decomposizione che riesce a dare solo comici, imitatori di personaggi televisivi, saltimbanchi, ladri e celebrolesi che si inseriscono tra sordi e muti. Un bello spettacolo, un vero manicomio.

sabato 15 febbraio 2014

Lo scandalo siamo noi!

Pochi giorni fa ho elogiato la decisione del governo svizzero di lasciare ai propri cittadini la libertà di scegliere se porre un freno e dei paletti precisi a determinate categorie di immigrati provenienti da certi Paesi ederenti alla Unione Europea.
Completamente diversi dagli svizzeri, in Italia, si è aperta l'ennesima crisi di governo che un Presidente ultra ottuagenario cerca di far cessare con la nascita di un altro governo non legittimato dal consenso popolare o quello che farei bene a dire una parvenza di consenso.
In un Paese abitato da bamboccioni, ladri, mentecatti, cittadini dal quoziente intellettivo sottosviluppato che eleggono delinquenti altrettanto mentecatti e mariuoli per sei volte consecutive (Berlusconi), non si può certo auspicare che gli aventi diritto vadano a votare con chissà quale legge elettorale (visto che il Porcellum è incostituzionale, l'Italicum è andato a farsi benedire e il Mattarellum è in sospeso...) per rieleggere altrettanti mariuoli, saltimbanchi e acrobati del triplo gioco carpiato-im-mortale che popoleranno un Parlamento nominato dai partiti.
Per come vanno le cose sarebbe bene prendere gli italiani e spedirli su Plutone visto che non molto tempo fa, una autorevole rivista americana ha definito l'Italia "l'economia più pericolosa del mondo" se non altro riusciremmo a suon di boiate ad avvicinare il pianetino al sole di miliardi di chilometri.
Il problema ovviamente non è solo quanto detto fino qui, è tutto un sistema che sta crollando rivinosamente mentre l'orchestra suona e gli elettori ballano credendo che la crisi sia finita.
Cosa fare? Innanzitutto prendere atto che non sarà ne un Renzi, ne un Letta nè un tecnico a far cambiare rotta alla nave che affonda miseramente.
Il Presidente della Repubblica dovrebbe consegnare le dimissioni irrevocabili e andarsene in campagna come Cincinnato sbattendo la porta e mandando al diavolo la legione di senza cervello che operano disastri all'ennesima potenza, al diavolo la culona in chiavabile della Merkel che pretende una crisi lampo e un nuovo governo più stabile, al diavolo l'Europa che ci guarda di traverso e ci bacchetta come uno scolaro svogliato, al diavolo troike e Fondi Monetari, Grilli, Draghi e animali mitologici teste di cazzo e facce da culo.
Sciogliere il Parlamento e mandare un intero Paese alle urne e (farcelo restare) per creare una Assemblea Costituente che riscriva parte della Costituzione:

1) Mandanto per il Presidente della Repubblica dimezzato a tre anni, abolizione della facoltà di concedere grazie e firmare atti di clemenza (amnistie, indulti etc), abolizione della carica di primo magistrato dello Stato (in quanto presidente del CSM), abolizione della carica di comandante in capo di tutte le forze armate.
2) Soppressione dei consigli regionali e riduzione a 18 delle suddivisioni amministratve regionali, riduzione delle province,
3) Introduzione del referendum propositivo e introduzione del quorum alle elezioni politiche oltre la soglia del 60% degli aventi diritto, in caso di mancato raggiungimento del quorum ritorno alle elezioni entro quindici giorni e se neanche allora il quorum viene raggiunto il PdR non può nominare nessun governo, neanche tecnico per 18 mesi.

Ovviamente non ci sarà assolutamente nulla del genere, neanche e meno che mai l'introduzione di un articolo che imponga il limite di due mandati anche non consecutivi e la candidatura di personaggi senza precedenti penali e senza procedimenti penali in corso.
Ad alcuni viene in mente di abbandonare questo Paese, altri già lo fanno, il sottoscritto vorrebbe fare piazza pulita con una rivoluzione permanente alla Trotzky, mi auguro davvero che chi sia andato via da questo Paese abbia i neuroni a posto e non lasci rimpianti e non abbi rammarichi, un Paese del genere e non parlo di dove si vie ma con chi si vive, non merita nessun sentimento di nostalgia ma un senso di odio e ribrezzo mista a sollevazione per aver abbandonato dei concittadini buoni a nulla ma capaci di tutto.
Capaci di assistere impotenti e inebetiti al ballo sulle loro teste orchestrato da uomini senza dignità e senza onore usciti fuori dal peggiore degli incubi. Ma a che pro urlare allo scandalo quando lo scandalo siamo noi?

lunedì 10 febbraio 2014

L' altra faccia del ricordo.

Oggi 10 febbraio si commemorano tutti coloro che perirono tragicamente in Istria, Dalmazia e Friuli Venezia Giulia durante e dopo la Secnda Guerra Mondiale per mano delle truppe jugoslave di Tito.
La tragedia, passata alla storia come "Foibe" prende il nome da cavità carsiche site proprio nei sopracitati luoghi appartenuti all' Italia e ceduti alla Jugoslavia al termine del conflitto.
Migliaia furono le persone che persero la vita scaraventate con scariche di mitragliatrice o con calci dei fucili a gruppi di persone inermi legate con fili di ferro affinchè, poste sull'orlo delle cavità, precipitassero in blocco legate gli uni agli altri.
Le truppe jugoslave tra il 1944 e il 1947 fecero una vera e propria operazione di pulizia etnica in quelle zone trucidando tutti gli italiani rimasti e residenti e costringendo con tali azioni altre centinaia di migliaia di italiani ad abbandonare per sempre i luoghi natali e di vita al fine di evitare la cattura e la morte certa.
Per decenni l'argomento delle "Foibe" è stato taciuto e nascosto alla verità storica fino a quando per volere di Carlo Azeglio Ciampi allora Presidente della Repubblica e del governo Berlusconi si decise di scegliere la data del 10 febbraio per commemorare una tragedia rimasta sotto il tappeto per oltre sessant' anni.
In Italia, patria del melodramma non si perde occasione per tinteggiare a senso unico e con un torrente di commenti lacrimosi e struggenti quella che si, fu una tragedia immane, ma si dimentica volentieri altre tragedie ed efferatezze compiuti dagli italiani in terra Jugoslava e in generale in terra balcanica.
L' allora Regno d'Italia guidato da Mussolini e affiancato da Vittorio Emanuele III entrò in guerra a fianco della Germania nazista il 10 giugno 1940, completamente incapaci di sostenere una guerra sul lungo periodo e provvisti di mezzi antiquati per una guerra di rapido movimento, gli italiani decisero, in Jugoslavia e nei Balcani di sopperire alla mancanza di mezzi con una dose massiccia di crudeltà.
Nel pieno delle operazioni militari condotte parallelamente a quelle tedesche, gli italiani impegnati in Jugoslavia, per stroncare una inattesa resistenza locale utilizzarono, al pari dei loro alleati, lo strumento dei campi di sterminio.
All'interno delle zone occupate nell'attuale Slovenia, i militari italiani comandati dal Generale Mario Roattaa partire dal marzo del 1942, costruirono campi di concentramento in cui internarono migliaia di civili sloveni seguendo le disposizioni scritte nella famosa circolare  "3 C" che era una vera e propria dichiarazione di guerra contro la popolazione civile slovena accusata di sostenere le operazioni di difesa degli jugoslavi nella zona.
Rinchiusi a migliaia furono circa 3500 coloro che persero la vita lasciati morire di fame e di sete per fiaccare il morale della popolazione e instaurare un regime di terrore militare.
Addirittura all'interno dei campi di concetramento italiani in Slovenia la percentuale dei morti superava di gran lunga quella dei campi di sterminio nazisti; senza parlare dei villaggi e dei comuni rasi al suolo di intere famiglie slovene trucidate senza pietà nemmeno per donne, vecchi e bambini.
L' Italia al pari della Germania era un Paese aggressore e questo pare essere stato dimenticato quando oggi, ogni anni si commemora la tragedia delle foibe.
Non mi sento di giustificare l'operato dei militari jugoslavi contro la popolazione italiana in Istria e Dalmazia, in quanto atrocità senza appello, ma la cosa irritante è che la commemorazione abbia assunto un senso unico del tutto inappropriato quando sarebbe stato più giusto chiedere umilmente scusa per quanto compiuto dalle truppe militari italiane nei Balcani tra il 1940 e il 1943 e unire la commemorazione delle foibe a una altrettanto sacrosanta commemorazione per le vittime innocenti lasciate morire di fame e di sete nei campi di concentramento italiani in terra Jugoslava e degli eccidi compiuti laggiù.
I commenti sentimentali dei media si commentano da soli, in Italia siamo abituati al tono di tragedia e a urlare "mammasantissima" a ogni piè sospinto, ma mai e dico mai a porci la mano sulla coscienza (sporca) per quanto fatto dai nostri connazionali verso altri popoli e genti inermi e innocenti bollati come criminali per il semplice fatto di difendere la terra in cui erano nati e vissuti.

domenica 9 febbraio 2014

In nome del popolo (Svizzero) Sovrano.

Si è tenuto oggi, domenica 7 febbraio 2014, in tutta la Svizzera un referendum per chiedere direttamente ai cittadini se erano favorevoli o contrari a introdurre norme stringenti verso altri Paesi della UE della zona occidentale dopo che il governo aveva introdotto una quota massima per l'ingresso di Europei provenienti dalla zona centro orientale.
La suddetta decisione aveva fatto inferocire l'Europa che da tempo sta trattando con la Svizzera, l'unico Paese europeo a non aver fatto ingresso nè nella Comunità Europea nè aver adottato l'Euro, per una collaborazione più forte tra la stassa UE e la democrazia perfetta svizzera.
Recentemente la Svizzera aveva firmato degli accordi bilaterali con la UE garantendo agli "immigrati" europei di poter vivere e lavorare in Svizzera e altrettanto per gli svizzeri nei Paesi comunitari.
Il risultato referendario adesso costringe il governo a cambiare rotta e a rivedere gli accordi già sottoscritti con Bruxelles facendo infuriare Commissione e Parlamento Europeo.
A prescindere dalle considerazioni personali sull'esito del voto di cui evito ogni commento superfluo, colgo l'occasione per evidenziare che ancora oggi all'interno di un continente foriero di ogni tipo di sciagura umana, esiste una Nazione libera e sovrana che lascia prendere decisioni direttamente ai cittadini residenti e non trasferisce le stesse all'interno di lussuosi e sfarzosi palazzi barocchi abitati, come in Italia da oscuri personaggi e da saltimbanchi professionisti.
Non è il risultato di un movimento pentastellato, bensì un processo secolare che ha permesso alla Confederazione Elvetica di raggiungere il massimo risultato col minimo sforzo senza infognarsi in guerre e disastri bellici.
Per Bruxelles un bel pugno in un occhio nonostante il risultato; in Europa esistono cittadini che vogliono rivedere i trattati formati con la UE mandando al diavolo troike, Commissioni, Unioni Europee e parlamentari da strapazzo che restano, in Svizzera fuori la soglia della Confederazione.
Mi auguro che altri Paesi Europei prendano esempio dalla Svizzera e imbocchino la strada del referendum soprattutto in campo economico rigettando le misure di austerità e tagli draconiani al welfare, sarebbe il momento che Paesi come Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda vadano alle urne per decidere se accettare o meno lo strozzinaggio di organizzazioni sovranazionali oppure rispondere picche e mettere in discussione se non stracciare gli accordi di Maastricht.
L'Italia ovviamente si limita a sonnecchiare beatamente credendo che come recita la Costituzione "La sovranità appartiene al popolo" ma non sapendo che esso non può esercitarla o non vuole esercitarla, delegando i suoi interessi a nani, ballerine, calciatori, magistrati, imprenditori e affaristi squallidi e viscidi, del resto un popolo che alle primarie entusiasticamente vota un "frutto avvelenato" come Renzi che si accorda col pregiudicato Berlusconi per una legge elettorale peggiore della precedente, prima che fosse cassata, può aspirare a un radioso futuro?
Ci tocca guardare e prendere nota continuando a non imparare mai nulla.

mercoledì 15 gennaio 2014

Spegnete la giostra!

per l'ennesima volta mi trovo a commentare un altro scandalo che arriva da un ente inutile come le Regioni.
Nei giorni scorsi il TAR del Piemonte ha annullato le elezioni del 2010 che sancirono la vittoria del candidato della Lega Nord Roberto Cota. Il ricorso al TAR è stato voluto dall'ex Presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso che ha fatto notare l'irregolarità di una lista presentatasi alle elezioni regionali "Pensionati per Cota" il cui consigliere eletto è stato condannato in via definitiva a 2 anni e otto mesi e interdetto dai pubblici uffici per due anni.
Non si tratta solo della decisione del TAR piemontese quanto anche delle spese pazze che sono saltate fuori dal Piemonte e più "modestamente" dalla Regione Sicilia, l' unica unità d'Italia non è rappresentata dall' orgoglio di essere italiani quanto nello sbandierare innocenza ipocrita dopo aver rubato a mani basse.
In Sicilia la procura indaga su spese pazze effettuata da consiglieri regionali che avrebbero aumentato i costi e effettuato fatturazioni farlocche.
L'ente delle regioni fu istituito (sciaguratamente) nel 1970 applicando un articolo della Costituzione che le mise alla luce, fino a quella data le regioni rimasero suddivisioni amministrative senza alcun potere decisionale e senza elezioni regionali di sorta.
Dunque dal momento che negli ultimi anni questo nuovo ente risulta essere non solo inutile ma anche costoso ed inefficiente e una fornace di scandali disgustosi, propongo da semplice cittadino la loro soppressione.
Le regioni devono diventare semplici suddivisioni politiche del Paese, dunque abolire le figure di Presidente della Regione, sopprimere il Consiglio regionale con la figura dei consiglieri regionali. Abbattere definitivamente un carrozzone arrugginito che sperpera denaro con consiglieri incapaci e farabutti, non si tratta di sostituire i consiglieri ma di sopprimere le cariche e le funzioni. Del resto tempi di crisi economica, disoccuopazione e tagli alla spesa impongono una soluzione a questo problema.
Le regioni ovviamente non solo le sole accusate, nel mirino ci sono anche le province con i loro organi mastodontici che ingoiano denaro pubblico e anche se in misura inferiore offrono anch'essi scandali per tutti i disgusti.
Sopprrimere i consigli provinciali, il presidente di provincia, i consiglieri provinciali e ridurre drasticamente il numero delle stesse istituzioni.
Provo a fare un elenco del numero delle nuove province regione per regione, ma occorre fare una premessa: il numero delle regioni passerebbe a 18 in quanto sarei propenso a eliminare la valle d'Aosta e il Molise.

- PIEMONTE: Provincia di Torino; Provincia di Cuneo; Provincia di Aosta; Provincia di Alessandria.

- LOMBARDIA: Provincia di Milano; Provincia di Mantova; Provincia di Brescia; Provincia di Bergamo.

- TRENTINO ALTO ADIGE: Provincia di Trento; Provincia di Bolzano.

- VENETO: Provincia di Venezia; Provincia di Vicenza; Provincia di Verona

- FRIULI VENZIA GIULIA: Provincia di Udine; Provincia di Trieste.

- LIGURIA: Provincia di Genova; Provincia di Imperia.

- EMILIA ROMAGNA: Provincia di Parma; Provincia di Bologna; Provincia di Modena; Provincia di Ravenna

- TOSCANA: Provincia di Firenze; Provincia di Siena; Provincia di Pisa; Provincia di Livorno.

- LAZIO: Provincia di Roma; Provincia di Frosinone, Provincia di Viterbo.

- UMBRIA: Provincia di Perugia; Provincia di Terni.

- MARCHE: Provincia di Ancona; Provincia di Ascoli Piceno.

- ABRUZZO: Provincia di L'Aquila; Provincia di Pescara.

- PUGLIA: Provincia di Foggia; Provincia di Bari; Provincia di Lecce.

- CAMPANIA: Provincia di Napoli; Provincia di Salerno; Provincia di Avellino.

- BASILICATA: Provincia di Matera; Provincia di Potenza.

- CALABRIA: Provincia di Reggio; Provincia di Cosenza; Provincia di Catanzaro.

- SICILIA: Provincia di Palermo; Provincia di Siracusa; Provincia di Catania; Provincia di Messina.

- SARDEGNA: Provincia di Cagliari; Provincia di Sassari; Provincia di Nuoro.

Da questa lista si evidenzia un crollo evidente del numero di province che in sostituzione all'auspicata soppressione dei consigli provinciali sarebbero gestite dai prefetti nominati dal Ministro degli Interni o in alternativa dai capoluoghi di provincia. Le competenze sarebbero di gestione, coordinamento, direzione, comando delle questure con la nomina dei questori, potere di sciogliere i comuni per infiltrazione mafiosa, la nomina dei commissari comunali, potere esecutivo delle leggi promulgate dal Parlamento. Ovviamente il sottoscritto vorrebbe eliminare anche tutta la corte dei prefetti limitando la nomina di un sottoprefetto facente funzione di vice-prefetto e di un plotone di esecutori.
I soldi risparmiati sarebbero investiti nel rafforzamento e nel miglioramento delle comunicazioni ferroviarie e stradali e in dotazione ai singoli comuni che eviterebbero di tirare la giacca allo stato centrale per ottenere denaro.
Forse con questa proposta la giostra impazzita degli scandali e delle spese pazze verrebbe spenta e i suoi beneficiari sopediti a casa.